PESCARA Acerbo e Di Nisio sfogliano la margherita («firmo, non firmo / firmo, non firmo») per decidere se mandare a casa il sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia prima del tempo o se lasciarlo in sella, fascia tricolore compresa, fino a esaurimento di mandato, peraltro ormai prossimo. I consiglieri comunali di Rifondazione comunista e del gruppo Indipendente non hanno vergato il foglio della "congiura" davanti al notaio Massimo D'Ambrosio, a differenza di quanto hanno già fatto altri 20 colleghi di Pd, Fli, Sel e Udc. Di Nisio e Acerbo si sono inalberati per una boutade del sindaco («Ora ho una nuova maggioranza») presa per oro colato, una frase che secondo loro «getterebbe discredito su di noi come consiglieri di centrosinistra». Eppure sono gli stessi Di Nisio e Acerbo che hanno detto a chiare lettere di «non voler firmare un atto che può avere ripercussioni gravissime sui cittadini». L'aveva accennato Acerbo, l'ha precisato Di Nisio: «la caduta della Giunta prevede l'arrivo del commissario prefettizio che, stante le pesante situazione debitoria del Comune, qualcosa come 14 milioni di euro, sarebbe costretto ad aumentare le tasse. Se facciamo cadere la Giunta saremmo noi a essere messi all'indice come i responsabili del salasso, mentre dev'essere l'Amministrazione in carica a farsi carico delle responsabilità, a costo di scelte impopolari». Motivazioni che i due consiglieri, saliti per il momento sull'Aventino, hanno ribadito ieri. Se Di Nisio ha detto «Devo riflettere, sentiamoci lunedì, di certo non mi vado a tagliare la faccia davanti alle persone che mi stimano», di firmare come ventunesimo e decisivo non parla. Acerbo, da parte sua, ha messo precisi paletti per non firmare: «Le assicurazioni date in aula dall'assessore Antonelli non bastano. Non mi basta, cioè, che la Giunta si impegni a non presentare, di qui al termine della consiliatura, delibere strategiche, tanto sappiamo che non avrebbe i numeri per farle approvare. A me serve un atto formale del sindaco Mascia affinché la Giunta non faccia nomine e non attribuisca incarichi a fondo elettoralistico. Se Mascia si impegna a fare questo, non ci sono problemi, altrimenti...». Altrimenti già sappiamo come andrà a finire. Sullo sfondo c'è il Partito democratico, che aspetta e spera la firma numero 21, e che resta col cerino in mano dopo aver organizzato il "golpe a salve" alla pescarese, mancandolo clamorosamente finora e rimediando una figura di cui non vantarsi. Sulle barricate, ma dalla parte opposta, Armando Foschi mette sull'avviso i due consiglieri aventiniani, scaricando in pratica su Di Nisio e Acerbo la stangata delle tasse. «L'eventuale presentazione della sfiducia alla maggioranza di governo di centrodestra dopo il 24 febbraio e l'arrivo del commissario - avverte il capogruppo di Fratelli d'Italia-Alleanza nazionale - determineranno una serie di gravi conseguenze per la città, di cui tutti devono essere consapevoli affinché se ne assumano le responsabilità dinanzi agli elettori e all'intera comunità. Il commissario dovrà obbligatoriamente approvare il bilancio entro il 30 aprile con i mezzi a disposizione. Ciò si tradurrà nel raddoppio immediato e indiscriminato dell'Irpef comunale, che passerà dall'aliquota attuale dello 0,49 per cento allo 0,8 per cento. Decadranno subito tutte le agevolazioni decise dalla politica sulla Tares e sarà subito applicata la nuova tassa Iuc, l'Imposta unica comunale che, per legge, determinerà l'introduzione immediata di un aumento del 15 per cento».