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Pescara, 24/03/2026
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Data: 17/03/2014
Testata giornalistica: Il Tempo
Meno soldi a Tir, bus e ferrovie. Biglietti più cari. La scure di Cottarelli sulle risorse che dallo Stato vanno alle aziende. Spesso decotte

Biglietti più cari per il trasporto pubblico e fusione tra aziende che lo esercitano. Oltre alla chiusura di tutte le aziende partecipate dallo Stato e dagli enti locali che non forniscono servizi pubblici. Insieme alla riduzione dei trasferimenti statali alle ferrovie a fronte di una maggiore efficienza e di un aumento delle tariffe. E al taglio dei fondi stanziati per l’autotrasporto.

16 MILIARDI DI FONDI ALLE IMPRESE

Il fronte delle risorse che lo Stato centrale gira alle imprese e agli enti locali è molto grande. In teoria la base aggredibile, secondo il commissario Cottarelli nel suo piano di spending review, è pari a 16 miliardi di euro. In realtà togliendo trasferimenti con le controprestazioni come nel caso delle ferrovie, quelli essenziali ad esempio alle aree terremotate, il sostegno alla ricerca e allo sviluppo, la base aggredibile si riduce 3,75 miliardi con una forte incidenza nell’autotrasporto. La proposta è quella di far scattare una riduzione graduale di queste cifre già a partire da quest’anno. Il risparmio che si potrebbe ottenere è di 1 miliardo nel 2014, 1,6 miliardi il prossimo anno e 2,2 miliardi nel 2016. Tra i settori a cui potrebbero essere chiesti sacrifici ci sono oltre all’autotrasporto e alla cantieristica, anche l’agricoltura e l’artigianato, lo spettacolo e l’editoria. Sempre in tema di fondi alle aziende erogati dalla regioni anche in questo caso si potrebbero applicare tagli per 400 milioni nel 2014, 600 nel 2015 e 800 nel 2016.

FUSIONI E RINCARI DEI BIGLIETTI PER IL TRASPORTO

Nel mirino della revisione della spesa sono finiti anche i trasferimenti alle partecipate locali soprattutto quelle che erogano il trasporto pubblico. Una montagna di denaro si muove ogni anno dal Tesoro verso i Comuni e gli altri enti locali per le perdite delle partecipate (2 miliardi nel 2011), per i contratti di servizio (13 miliardi, 5 dei quali per il trasporto pubblico locale) più altri 3 per spese in conto corrente e conto capitale. Un capitolo sulla quale la mannaia di Cottarelli sarebbe leggera nel 2011 con soli 100 milioni di euro di risparmio, ma che diventerebbe pesante nel 2015 (1 miliardo) e nel 2016 (2 miliardi). Le proposta è stile Margaret Thatcher. Le misure prevedono, infatti, per i servizi pubblici locali il raggiungimento di determinati livelli di efficienza, anche attraverso la fusione tra operatori e l’aumento delle tariffe. Una via quest’ultima suffragata dal fatto che, nel trasporto pubblico locale, la copertura dei costi è ottenuta solo per il 22% con i ricavi dei biglietti contro una media del 50-60% in Europa

STOP AI FONDI PUBBLICI ALLE FERROVIE

Risparmi in vista anche dalle Ferrovie, per le quali Cottarelli ipotizza una riduzione delle risorse trasferite in eccesso rispetto a quanto avviene in Europa. I fondi che entrano nei conti dell’azienda guidata dall’ad Moretti, sia per l’esercizio sia per gli investimenti, eccedono del 55% quanto registrati negli altri Stati membri. Per questo la spending review prevede una graduale riduzione dell’eccesso di sussidio attraverso l’efficientamento, la maggiore priorità e selezione degli investimenti e l’inevitabile aumento delle tariffe. Anche in questo caso la richiesta è quella di un piano di riforma strutturale entro il prossimo settembre. Le economie da questo comparto sono stimate in 300 milioni nel 2014, 800 nel 2015 e 1,5 nel 2016.

CHIUSURA PER LE AZIENDE IMPRODUTTIVE
Il piano prevede la chiusura delle partecipate che non forniscono servizi pubblici. I piani di ristrutturazione sono attesi entro settembre 2014 mentre i risparmi potrebbero arrivare già quest’anno con l’immediato aumento del costo dei biglietti per bus e tram e con un taglio delle spese.

BLOCCATE LE «MANCETTE» DELLA POLITICA

Sempre nell’ambito dei fondi che spesso confluiscono nel grande calderone degli sprechi ci sono quelli che tecnicamente sono chiamati microstanziamenti ma che, nel linguaggio comune sono molto spesso al servizio di interessi particolari, e sono dunque assimili alle cosiddette «mancette». Sono tutti quegli interventi al di sotto dei 10 milioni di euro. Da questi tagli il governo potrebbe ricavare 200 milioni all’anno per i prossimi tre anni. Si tratta di numerosissimi piccoli stanziamenti che si sommano a cifre elevate.

Per questi, segnala il dossier di Cottarelli, è quasi impossibile effettuare una serie di analisi costi e benefici, sono spesso troppo piccoli per raggiungere una massa critica e legittimano la presunzione di avere una scarsa efficienza di risulttato. Restano esclusi dal limite dei 10 milioni quegli interventi relativi a contributi pluriennali, mutui, interessi, spese per la cooperazione e accordi internazionali, contributi alle confessioni religiose e accordi con la Santa Sede, spese per detenuti. La proposta prevede anche in questo caso una lista di priorità da seguire e la destinazione a fondi ministeriali di una quota pari al 30 per cento dei risparmi ottenuti con l’azione di razionalizzazione delle microvoci di spesa.

Una specifica voce di risparmi infine prevede anche la Difesa per la quale la stima di risparmio prevede 100 milioni nel 2014, 1,8 miliardi nel 2015 e 2,5 miliardi nel 2016. Secondo i calcoli comparati con quanto avviene in Europa l’eccesso di spesa in Italia sarebbe pari allo 0,2% del Pil quantificato in 3,2 miliardi di euro.

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