Il manager Balestrino costretto a prorogare 38 contratti in scadenza. Mediazione del prefetto «Evitata l'interruzione di pubblico servizio»
PESCARA. «Tireremo la cinghia per un mese, ma è l'ultima, davvero l'ultima volta che la Asl fa una scelta dettata dall'emergenza. Questa Azienda va rifondata con l'impegno di tutte le parti in campo, non sarà un percorso facile ma è necessario farlo per arrivare a una sanità nuova ed efficiente». Sono le 14.37 quando il direttore generale Antonio Balestrino annuncia che sì, rinnoverà fino al 31 maggio i 38 contratti di ausiliari che scadono il 30 aprile.
Alla decisione si arriva su pressione dell'assemblea dei precari, dei sindacati e grazie alla mediazione del prefetto Giuliano Lalli, ma si tratta solo di una boccata di ossigeno e per una parte minima dei circa 400 dipendenti con contratti in scadenza della Asl di Pescara. Il manager chiude con questa determinazione una mattinata densa di eventi e fibrillazione nella cittadella ospedaliera e avverte che da qui si apre un capitolo nuovo per il futuro della Asl pescarese. Si intuisce che scriverlo costerà una sorta di rivoluzione, culturale prima che negli effetti, che coinvolgerà in pieno i dipendenti dell'azienda.
Tutto comincia alle 10 nella biblioteca dello Spirito santo dove Cgil, Cisl e Uil hanno convocato un'assemblea del personale sul problema dei contratti in scadenza nell'Azienda: un problema centrale per la Asl pescarese, che da sola raccoglie il 50% del precariato del comparto sanitario non medico dell'intera regione, cioè 246 tra infermieri e operatori della Asl di Pescara hanno contratti in scadenza o scaduti, altrettanti complessivamente nelle altre 3 Asl abruzzesi. E a questi va aggiunto il personale medico e amministrativo, per un totale di circa 400 dipendenti a tempo che entro i primi mesi del 2008 perderanno il lavoro. La situazione si è fatta già pesante: dall'inizio dell'anno i contratti a termine non vengono rinnovati e i reparti e servizi su tutto il territorio dell'Azienda si stanno sguarnendo di figure professionali che hanno ricoperto ruoli fondamentali anche per 7 anni.
Sono andati via alla spicciolata e gli effetti si sono fatti sentire subito, tamponati dalla direzione. Ma i disagi si susseguono. L'attività delle sale operatorie è stata ridotta del 30%; Radiologia sta per perdere 3 medici (però c'è una consulenza esterna per un progetto di radioprotezione da 50mila euro). Destino simile a breve per Ginecologia, Laboratorio analisi, Psicologia. In questi giorni a ricevere la lettera di benservito a partire dal 1º maggio è stato un blocco consistente di 38 ausiliari, un'emorragia che può significare la paralisi per diversi reparti, perchè senza di loro sarà difficile far fronte alle incombenze che vanno dal trasporto dei pazienti in barella alla distribuzione di materiale nelle unità operative.
Nella biblioteca sono accalcate circa 200 persone. Molti sono i precari, ma molti sono i loro colleghi, e dirigenti medici e caposala, tutti allarmati per le conseguenze che il taglio di personale comporterà per l'efficenza dei loro reparti, servizi, laboratori, nonchè per i malati. Oltre alla folla, il segnale forte che la situazione sia grave lo dà la ritrovata unità dei sindacati: con i rappresentanti dei confederali al tavolo dei relatori ci sono anche gli esponenti degli autonomi. Cgil, Cisl e Uil Funzione pubblica, Cobas da una parte, Fase, Fials, Cida Sidirs, dall'altra fino a qualche settimana fa si sono fatti la guerra sulla legittimità delle 400 delibere con promozioni e assunzioni firmate dall'ex direttore generale a poche ore dalla fine del mandato, adesso sembra che percepiscano bene la necessità di collaborare. E tutti insieme si prendono anche qualche fischio dalla platea per il ritardo con cui parte la mobilitazione sui contratti in scadenza. «Pensavamo che si sarebbe proceduto per tempo con una programmazione» è la giustificazione.
Il dibattito è infuocato sin dalle prime battute. Il segretario della Camera del lavoro, Paolo Castellucci, insieme a Massimo Petrini della Cgil Funzione pubblica, Gabriele Pasqualone della Uil Sanità e Ferdinando De Lellis, della Cisl Fps avvertono subito che il problema di soldi per il personale è reale e bisogna farci i conti. Il piano regionale di riordino della rete ospedaliera prevede tagli di posti letto e un tetto di spesa che l'Azienda pescarese non può ignorare. E allora è l'assemblea a chiedere una manifestazione che costringa la Regione a rivedere il budget per la sanità pubblica del capoluogo adriatico. Si diffonde anche un sentimento di rabbia per «una evidente penalizzazione di Pescara, che con la sua area metropolitana ha la maggiore densità abitativa d'Abruzzo, eppure non se ne tiene conto». Sulla proposta di una manifestazione, che alla fine verrà accolta da tutti, insistono Francesco Marcucci, di Fase, e Mario Melchiorre, Fials, con richiesta di coinvolgimento del sindaco Luciano D'Alfonso, prima autorità sanitaria della città e presidente del Comitato ristretto dei sindaci della Asl: «Senza i 38 ausiliari si verificherà una interruzione di pubblico servizio, D'Alfonso non può fare finta di nulla». E neanche il prefetto, cui si appella subito Castellucci.
Parte la mediazione per una sospensione delle scadenze di fine aprile. Intanto l'assemblea si sposta negli uffici della direzione generale, per un incontro lampo con Balestrino. Il manager si presenta con il direttore amministrativo, Giovanni Bladelli, e il direttore sanitario aziendale Stefano Boccabella. E' teso, ma chiaro: «Il tetto di spesa messo dalla Regione non si può sforare. Abbiamo 146 milioni per le spese di personale per il 2007. Io sono arrivaato 3 mesi fa e ho avviato un programma di riordino in linea con le direttive della Regione. Ma sono un medico, non un burocrate, credo che proprio guardando al malato sia necessario un piano che definisca le priorità in termini di esigenze di risorse umane, che tenga conto delle aree critiche, come le emergenze e i reparti intensivi, e le aree dove si può procedere a delle rimodulazioni, garantendo la continuità dei servizi ai cittadini e una onesta ridistribuzione dei carichi di lavoro».
La scala delle priorità, promette, sarà studiata dalla direzione strategica e illustrata ai sindacati già dai primi di maggio. «Non si può più ragionare in termini di emergenze e precariato», insiste, «l'assegno in bianco non è più coperto. Questa proroga è l'ultima».