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Pescara, 24/03/2026
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Data: 17/03/2014
Testata giornalistica: Il Tempo
Pensioni. Niente aumenti per recuperare l’inflazione Il grosso del risparmio toccherà i vitalizi più alti. Per l’85% non ci saranno decurtazioni

I pensionati italiani devono sperare in tassi di inflazione bassa ancora per lungo tempo. Sì, perché tra le misure che il commissario per la spending review Carlo Cottarelli ha indicato al premier Matteo Reni per recuperare risorse necessarie a finanziare il taglio del cuneo fiscale, è prevista la maggiore deindicizzazione delle pensioni a partire dal 2015.

STOP AL RECUPERO DELL’INFLAZIONE PER DUE ANNI

Ancora per quest’anno dunque il pagamento del carovita con l’applicazione del meccanismo del recupero di potere d’acquisto ( pari al 75% dell’indice dei prezzi Istat) funzionerà regolarmente. Poi la scure sull’adeguamento delle rendite calerà senza pietà. Secondo le tabelle presentate a Palazzo Chigi, infatti, nel 2015 la minore indicizzazione comporterà risparmi per 600 milioni di euro, mentre nel 2016 l’economia stimata toccherà quota 1,5 miliardi. Un’autentica mazzata perché nel momento in cui l’inflazione dovesse ripartire, la perdita del potere d’acquisto potrebbe rivelarsi catastrofica per chi può contare solo su un reddito da pensione.

UN PRELIEVO SULLE RENDITE PIÙ ELEVATE Il grosso dei risparmi sul capitolo delle spesa previdenziale arriverà però dal contributo temporaneo sulle pensioni relativamente più elevate. Non è stata indicata una soglia precisa al di sopra della quale scatterà il prelievo. L’unica pista è data dal fatto che la misura non toccherà l’85% dei pensionati. L’intervento è motivato dal fatto che, secondo i dati in possesso del commissario, il risparmio delle famiglie che hanno un pensionato al loro interno è più elevato. Quindi le classi più alte di pensioni possono rinunciare a quote di reddito da mettere a disposizione, questo l’assunto, della defiscalizzazione degli oneri sociali per i nuovi assunti. La sforbiciata avrebbe anche come effetto quello di anticipare gli effetti della deindicizzazione prevista per tutte le rendite pensionistiche dal 2015. I più ricchi insomma avrebbero una immediata diminuzione del potere d’acquisto precedendo quella generale prevista per tutti gli altri. Per il 2014 il taglio per i redditi più elevati varrà 1,4 miliardi, uno l’anno dopo e 500 milioni nel 2016.

PER LE DONNE 42 ANNI DI VERSAMENTI

Altri soldi, sempre secondo le tabelle presentate, arriverebbero dall’allineamento della contribuzione per la pensione di anzianità tra le donne e gli uomini. Oggi le prime devono avere maturato 41 anni di versamenti per accedere alla pensione mentre per gli uomini ne sono necessari 42. Non ci sarebbe più questa disparità di trattamento che tra l’altro risponde a una richiesta dell’Unione Europea. Da questa revisione normativa sono previsti 200 milioni di risparmi quest’anno, 500 milioni il prossimo e un miliardo nel 2016.

ASSEGNI DI GUERRA E REVERSIBILITÀ

Nel mirino per esigenze di cassa entrerebbero anche coloro che prendono pensioni di guerra che, ancora oggi, pesano sul bilancio per 1,5 miliardi di euro. Considerata l’età dei combattenti oggi sono erogate ai superstiti delle vittime della seconda guerra mondiale. Dalla loro revisione si punta a incassare 200 milioni nel 2014, e 300 all’anno per i due successivi.

Infine la razionalizzazione della spesa per le pensioni prenderà di mira anche quelle di reversibilità, cioè quelle erogate al coniuge che resta in vita dopo la morte dell’altro.

La misura prenderebbe in considerazione solo i nuovi flussi e cioè le reversibilità chieste a partire da una determinata data futura. Tecnicamente la misura prevede una riduzione della percentuale della pensione del defunto riconosciuta al sopravvissuto. La diminuzione dell’aliquota di conversione sarebbe legata alla fascia di reddito di chi percepirà l’assegno. In questo caso il risparmio di spesa stimato dal commissario Cottarelli è di 100 milioni di euro per il solo 2016.

TAGLI DIFFICILI. I PENSIONATI HANNO GIÀ PAGATO Le misure indicate sono dunque pesanti dal punto di vista della sostenibilità sociale. Il contributo sulle pensioni più elevate rischia di scatenare una serie di contenziosi legali così come lo stop all’indicizzazione rischia di aumentare il disagio per i pensionati con importi più ridotti. Dunque sebbene le ipotesi di lavoro siano chiare e cifrate, la loro applicazione concreta rischia di scontrarsi contro il muro della protesta. Va infine ricordato che lo stesso Renzi ha più volte ribadito l’intenzione di non penalizzare le rendite più basse e di puntare al prelievo solo per quelle sopra i 3 mila euro al mese. La battaglia sarà comunque molto dura perché il comparto del sistema previdenziale è quello che più ha subìto tagli e sforbiciate negli ultimi 20 anni e dove le grande economie sono già state fatte.

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