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Data: 29/04/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Di Pietro: la Tav? La stiamo facendo. «Non siamo in ritardo sui francesi». E non chiude sul ponte di Messina

Siamo impegnati a spendere 12 miliardi per completare i cantieri aperti. Altri 12 verranno con risorse pubblico-private

ROMA. Le infrastrutture e le grandi opere che dovrebbero essere il volano dell'economia stanno ricevendo la dovuta attenzione da parte di questo governo e soprattutto i dovuti finanziamenti? Oppure la paura di essere impopolari sta spingendo, prima delle amministrative, a investire tutto il «tesoretto» per sanare le eccessive imposte pagate dai cittadini? Lo abbiamo chiesto al ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro che si pronunciò a favore della Tav e del Ponte sullo Stretto al momento della sua investitura. Abbiamo letto - chiediamo al ministro - che i francesi stanno a buon punto, forse stanno per finire, la parte che spetta loro per la Tav Torino-Lione. Noi stiamo indietro...a che punto stanno i lavori?
«Spazziamo il campo da alcuni luoghi comuni; noi non siamo indietro rispetto agli altri. Anche noi stiamo realizzando, a valle, il troncone che da Milano va verso Torino. Siamo in linea con i tempi e con il cronoprogramma che ci ha dato l'Unione Europea. Se per Tav si intende quell'asse ferroviario che dovrebbe facilitare gli spostamenti in Europa sopra la pianura padana, noi stiamo lavorando e non siamo più indietro dei francesi».
Questo nonostante le polemiche e i dissensi che ci sono stati...
«Noi siamo riusciti a recuperare il dialogo con quella parte della cittadinanza che dissentiva e abbiamo recuperato l'opera nelle norme stabilite dall'impatto ambientale. Proprio in questi giorni abbiamo riformulato il programma tenendo conto delle esigenze avanzate dalla cittadinanza».
Il Cipe ha approvato di recente una serie di stanziamenti per nuovi cantieri. Di che cosa si tratta?
«Il Cipe ha concesso l'autorizzazione e i soldi per aprire nuovi segmenti di alta velocità, al contrario di quanto dice il centrodestra quando ci accusa di non volere l'alta velocità solo perchè abbiamo revocato concessioni date in modo improprio.
Ho dato mandato alle ferrovie di aprire il nuovo tratto Milano- Verona, che fa parte del lotto Treviglio- Brescia per due miliardi di euro. Questo rientra in quel «corridoio 5 Torino- Lione» dell'alta velocità. Le ferrovie si sono impegnate a darci il progetto entro la fine di giugno».
Quando lei parla di "appalti in modo improprio" che cosa vuol dire?
«Voglio dire che lo stesso tratto Milano -Verona ci era stato offerto da quella società che aveva ottenuto l'appalto per l'alta velocità a 2miliardi e 700 milioni, mentre noi daremo l'appalto per 2 miliardi. L'Alta Velocità si può fare lo stesso e a prezzi più bassi».
I soldi dove li prendete? Il governo Berlusconi aveva cominciato le opere e poi aveva lasciato i cantieri fermi perchè non c'erano più soldi...
«Era esattamente così. In quest'anno io ho dovuto impegnare il massimo sforzo per tenere aperti i cantieri. Le dico solo che il nodo ferroviario di Palermo, già appaltato, era fermo per mancanza di soldi. In questa finanziaria abbiamo previsto il 40% in più degli stanziamenti già alti del precedente governo.
Lo Stato ha preso in carico tutti i debiti, circa 7 miliardi, della società alla quale era stato dato l'incarico dell'alta velocità.»
Che cosa state facendo per il raddoppio dell'Aurelia?
«Ci sono programmi sui quali si discute molto e si fa poco. In genere per mancanza di fondi. L'Aurelia viene inserita nel contratto di programma 2007-2011 dell'Anas e proprio due giorni fa ho messo la firma a questo progetto. Per quanto riguarda la Grosseto-Fano, per metà sino a Siena verrà finanziata direttamente dall'Anas (i soldi già sono stati trovati), e per l'altro pezzo fino a Fano entro la fine di giugno si cercheranno i soldi come project financing. Ci siamo occupati del traffico intorno a Milano. Una nuova autostrada da Brescia a Milano e un'altra da Dalmine fino a Malpensa sono state avviate pochi giorni fa per un complesso di lavori per 7 miliardi e mezzo. E la settimana prossima andrò a Torino per avviare un altro cantiere».
Dove li avete trovati tutti questi soldi?
«In parte con i residui passivi, in parte con il project financing, in parte con la programmazione quinquennale dell'Anas e delle Ferrovie».
E per la Salerno -Reggio Calabria di cui si parla da anni?
«Se ne parla, ma nessuno mette i soldi. Noi nella finanziaria al comma 970, mi pare, l'abbiamo finanziata completamente. Per quest'estate il primo tratto entrerà in funzione. Ci sono quattro lotti da completare, ma soprattutto perchè mancano i progetti. In cinquant'anni neanche i progetti sono riusciti a fare».
A proposito del Ponte sullo Stretto...
«E' un'opera che costa molti miliardi. Prima bisogna fare quello che permette alla gente di arrivare allo stretto. Io ho rinviato le opere, non ho cancellato la società Stretto, non ho risolto il contratto».
Quanto ha già speso il ministero delle Infrastrutture?
«Siamo impegnati a spendere 12 miliardi di euro, in gran parte per completare i cantieri aperti e rimasti là. Altri 12 miliardi vorremmo raccoglierli con denaro pubblico e privato».
Un'ultima domanda. Si riparla di abbassare l'Ici sulla prima casa. Ma è stata ripristinata per il patrimonio immobiliare del Vaticano?
«Io penso che c'è patrimonio e patrimonio. Una cosa sono le attività commerciali, un'altra sono gli asili nido.
Quindi bisogna valutare la finalità pubblica per il benessere collettivo che hanno le singole attività».

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