Quando diciamo che l'Italia "riparte dal lavoro", il sindacato italiano non vuole soltanto rendere omaggio ai principi basilari della nostra costituzione repubblicana. In questo Primo Maggio di festa per tutti gli uomini e le donne che lavorano, il sindacato vuole inviare un messaggio di unità, di pace e di ferma volontà perché il lavoro torni ad essere un valore da tutelare e garantire come risorsa fondamentale della nostra vita associata in un mondo che cambia a passi da gigante.
Ciò vale anche per l'Abruzzo, questa straordinaria terra che tanti figli ha dato alla causa del lavoro e del progresso nei due continenti, mani e cervelli immigrati nel passato, ed oggi ancora è impegnata per garantire alla sua gente un avvenire prospero e sicuro, legittimato e garantito sul proprio territorio. Il lavoro è ciò che unisce.
Il lavoro tiene assieme la storie di diverse generazioni, accomuna le diverse aree del paese, e introduce la causa solidale al di là del colore della pelle delle persone, della loro religione, della loro cultura. Ma, soprattutto, la sicurezza e la tutela della salute sono la condizione essenziale in una società civile e sviluppata. Non è più tollerabile che si continui a morire nel lavoro. Questo è il messaggio che lanceremo in tutte le piazze italiane. Dobbiamo riuscire a fermare questa carneficina, questo bollettino di guerra che ogni giorno porta tragedie e lutti nelle famiglie italiane. Dobbiamo fare tutti la nostra parte: anche il sindacato deve vigilare di più, denunciare gli appalti al ribasso, pretendere il rispetto integrale di tutte le norme sulla sicurezza. E' una grande battaglia di civiltà. Anche per questo abbiamo scelto la città "simbolo" di Torino per questo Primo Maggio. Torino è il luogo che meglio di ogni altro rappresenta l'Italia del lavoro e industriale che, nonostante i tanti problemi, ha saputo rinnovarsi, con fiducia, nella difficile competizione con altre realtà industriali internazionali. Questa è oggi la vera sfida del nostro paese. Con la politica di concertazione ed il dialogo sociale si fa da argine al ritorno dei fantasmi del terrorismo nella società italiana. Occorre affrontare subito, con nuove misure, il problema della disoccupazione (delle donne, in particolare), dare più tutele e diritti ai tanti precari, far emergere il lavoro nero e sommerso. Più lavoro, più tutele, più salario: questi sono gli obiettivo del "patto sulla crescita" che stiamo discutendo con il Governo e le altre parti sociali. Non esistono altre scorciatoie per aumentare i consumi e rilanciare l'economia. Occorre detassare, a livello aziendale e territoriale, gli aumenti degli stipendi legati alla maggiore produttività.
Su questo tema cruciale, il sindacato ha trovato, dopo tanti anni di divisioni, una posizione unitaria. Ora il Governo deve essere conseguente, allestendo le misure fiscali per incentivare la contrattazione di secondo livello in tutti i posti di lavoro, nel settore privato e nel pubblico impiego. Noi non chiediamo aumenti salariali slegati dalla produttività. Se vogliamo far crescere l'Italia, dobbiamo incrementare la qualità, attraverso una maggiore partecipazione dei lavoratori anche al capitale di rischio delle imprese e alla "governance". La Confindustria deve dimostrare, nei fatti, di sapersi assumere le responsabilità, uscendo da posizioni di rendita o corporative, così come ha saputo fare il sindacato in questi anni per sconfiggere l'inflazione. Ma dobbiamo fare di più anche per milioni di pensionati italiani. Dal 1992 non hanno più alcun meccanismo di rivalutazione del loro assegno, dopo tanti sacrifici e contributi versati. Anche questa è una battaglia di civiltà. Il "patto" che stiamo discutendo con il governo deve partire proprio dall'aumento delle pensioni minime. Ma servono anche nuovi ammortizzatori sociali, una vera svolta nelle politiche per il sud, lo sblocco delle grandi infrastrutture(tav, rigassificatori, centrali elettriche pulite), nuove regole per rendere efficiente il pubblico impiego. Se vogliamo far crescere la nostra economia, dobbiamo investire sull'innovazione, sulla ricerca, sulla formazione dei giovani. A queste condizioni il sindacato farà sua parte, discutendo con il Governo il superamento dello "scalone", anche attraverso un innalzamento graduale dell'età pensionabile, senza intaccare i coefficienti di calcolo della pensione. Da Torino, in questo Primo Maggio, il sindacato rinnoverà le sue proposte. Tocca al Governo e alle forze politiche saperle raccogliere, per costruire insieme un paese più giusto, più solidale, fondato sui valori del lavoro e della democrazia.
* Segretario Generale Cisl