Nel primo trimestre netto aumento, ma i controlli sono scarsi
CHIETI. Sicurezza sul lavoro, un'emergenza che non concede alcun margine di tolleranza nell'applicazione di controlli finalmente severissimi. La provincia di Chieti ha chiuso il 2006 con un record: 13 incidenti mortali contro gli 8 del 2005 in una regione in cui gli "omicidi bianchi" sono passati da 34 a 41. Nel 2007 situazione migliorata, ma i controlli sono ancora molto ridotti e in generale si teme che sarà superato il livello di un anno fa, quando gli infortuni sul lavoro in totale furono 8104, poco più del 2005, in una regione in cui ci sono stati i decrementi dell'Aquila, Teramo e Pescara che alla fine danno un trend abruzzese di meno 0,9% (- 0,66 nel 2007).
«La provincia di Chieti resta la "maglia nera"», commenta Francesco Trivelli della Cgil, «e per cercare di invertire il trend è assolutamente necessario aumentare le ispezioni nei luoghi di lavoro, creando una volta per tutte il coordinamento del lavoro svolto da Inps, Inail, guardia di finanza, carabinieri, Asl. Basti pensare agli ultimi dati, aggiornati a marzo 2007. A Chieti e provincia i casi aperti finora sono 1.100, ovvero 8,19% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso».
«Sottoscrivo l'allarme di Inps, Inail e direzione del lavoro sul 64% delle imprese irregolari in Abruzzo. Un aspetto che indirettamente impegna anche noi come organizzazione di categoria a spingere sull'acceleratore della sicurezza nei luoghi di lavoro». A margine del seminario "Lavorare in sicurezza" tenuto all'auditorium comunale di Guardiagrele registriamo il commento di Adriano Lunelli, direttore della Cna chietina, sui dati della campagna di ispezioni presentati all'Aquila. Dati da record anche in tema di lavoro nero, che ormai riguarda un lavoratore su due. «Ci ritroviamo per forza di cose», osserva Lunelli, «nel doppio ruolo di sodalizio di tutela dei nostri iscritti e di promotori con loro di azioni di buona e corretta gestione delle imprese, anche per invertire la tendenza alla concorrenza sleale che uno squilibrio tra aziende sane e irregolari comporta sul piano economico, in cui le prime sono sfavorite rispetto alle seconde, che possono praticare prezzi più bassi in virtù del risparmio su procedure e dotazioni di sicurezza, oltre che di messa in regola del lavoratore in quanto a retribuzione e contribuzione».
La maggiore organizzazione abruzzese di artigiani e piccoli e medi industriali, spiega il direttore, «per rigore statistico non può ritenersi immune dal proliferare dell'irregolarità, per cui oggi rinnoviamo un impegno». Tanti i corsi avviati dalla Cna sulla sicurezza, tema da qualche tempo molto a cuore anche della Confartigianato. Al seminario guardiese, secondo la Cna il più partecipato del ciclo partito a inizio mese, è intervenuto il sindaco di Guardiagrele Mario Palmerio con l'esortazione a «non considerare l'incidente mortale come un concorso tra fatalità e difetto di conoscenze, ma il prodotto di un atteggiamento culturale che esclude la sicurezza come categoria mentale per affidarsi alla riparazione postuma del danno, una voce finora gravata sullo Stato per circa 50 miliardi di euro, più di una finanziaria governativa e cifra pazzesca se confrontata ai costi e agli esiti di misure di prevenzione, come il giro di vite di Bersani sulla chiusura coatta dei cantieri con almeno il 20% di lavoratori irregolari».