L'AQUILA. Garbata nei modi ma nella sostanza suona come l'annuncio di una sfida politica. E' la lettera che rifondazione comunista ha inviato all'assessore regionale alla sanità, Bernardo Mazzocca nella quale si chiede il ritiro dei ticket sui farmaci. Una questione che da mesi vede in contrapposizione i sindacati regionali, Rifondazione e Italia Dei Valori che contestano la scelta della giunta e, in particolare dell'assessorato di imporre il ticket di 50 centesimi a confezione di farmaco.
Nella lettera, sottoscritta dalla capogruppo del Prc in Consiglio regionale, Daniela Santroni, e dal segretario regionale del partito Marco Gelmini, si ricorda le «diverse possibili soluzioni», avanzate da Rifondazione «come la campagna informativa nei confronti dei medici di base, l'uso dei farmaci generici, fino al possibile utilizzo possibile dei "fondi globali"», ma si sottolinea anche la mancanza di «alcun atto» in merito. «Certo», aggiunge Rifondazione «vi è la difficoltà di ottenere il parere favorevole da parte della "Commissione di affiancamento per il rientro del debito", ma davvero tanto tempo è trascorso. Per questo ci permettiamo di sollecitare una decisione amministrativa rapida che vada nella direzione indicata del superamento dei ticket farmaceutici decisione tanto più urgente vista l'opportuno indirizzo adottato dallo stesso Governo a favore della riduzione dei ticket sanitari».
Della questione si parlerà certamente oggi durante l'incontro, previsto all'aquila della cosidetta "cabina di regia" struttura politica-amministrativa a cui parteciperanno, i segretari della maggioranza regionale di centrosinistra, alcuni assessori, tra questi quello alla sanità Mazzocca e al bilancio, D'Amico.
Intanto è arrivata in commissione la legge sugli accreditamenti delle strutture pubbliche e private. In un documento la Cisl chiede che la legge preveda «il vincolo del rispetto delle regole, ivi comprese quelle contrattuali di lavoro, quelle della sicurezza sui posti di lavoro, l'obbligo del Durc, per evitare il disordine attuale a scapito dei lavoratori, specie delle strutture private, della trasparenza della gestione, della qualità dei servizi». Rispetto ai servizi, la Cisl teme inoltre che «l'accordo sottoscritto fra Governo e Regione sul piano di rientro dal debito, così come articolato, rischia di abbassare la qualità delle prestazioni». Per questo, conclude la Cisl, «nel rispetto dei tetti di spesa complessivi previsti dal piano di rientro, è necessario flessibilizzare i vincoli per le singole voci e stabilizzare i lavoratori precari nei servizi nei quali sono indispensabili».