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Data: 22/04/2014
Testata giornalistica: Il Messaggero
Verso le regionali in Abruzzo - Ultime ore per definire i nomi da schierare alle regionali del 25 maggio. Dal 2008 a oggi è tutto cambiato. O quasi.

PESCARA Questa è una settimana importante per i partiti in campo nell’election day del 25 maggio. Importante perchè entro il mezzogiorno del prossimo sabato dovranno essere chiuse e presentate le liste per le consultazioni regionali e le comunali.
Qui parleremo della situazione in vista delle regionali. Il Movimento5Stelle non ha problemi per la composizione della lista che sosterrà Sara Marcozzi, il candidato governatore (quando parliamo di lista in realtà ne intendiamo quattro, una per ogni circoscrizione provinciale). I criteri di selezione adottati dal M5S hanno già definito i nomi dei partecipanti alla competizione. Quanto alla lista che appoggia la candidatura a governatore di Maurizio Acerbo, come noto non si chiamerà Rifondazione comunista ma avrà un nome che ne ribadirà sia la collocazione di sinistra che la scelta di Acerbo come leader. Siamo ai ritocchi, più che altro si è in attesa della risposta di Pio Rapagnà: l’ex parlamentare ha rinunciato alla sua candidatura a governatore e Acerbo ha offerto a lui e al movimento Mia Casa di entrare nella sua lista e di fare fronte comune.
Il governatore ricandidato, Gianni Chiodi, sarà sostenuto dalla coalizione di centrodestra con quattro liste. Fratelli d’Italia-An è a posto, una volta cancellate alcune candidature prima annunciate come certe, così come Ncd-Udc e Forza Italia, che riproporrà gran parte dei consiglieri e degli assessori regionali uscenti. C’è attesa per le proposte della formazione di Carlo Masci diventata, di fatto, la lista del presidente, a testimonianza del lievitato peso di Masci nel gradimento di Chiodi: l’assessore pescarese è stato l’artefice del bilancio che il governatore usa come cavallo di battaglia in campagna elettorale, e gli è sempre stato accanto al contrario di quanto gli abbia spesso dimostrato il suo stesso partito Forza Italia, tanto da essere riuscito a scalfire la corazza del «cerchio magico» teramano in cui Chiodi solitamente si blinda cercando e trovando solidarietà e sostegno.
Nel centrosinistra Luciano D’Alfonso schiererà, probabilmente, dieci liste. Intensa è stata la corsa per salire sul carro, anzi sul camion, del vincitore annunciato: ci sono solo posti in piedi. E qui sono nati i problemi: Luciano il Serenissimo ha caricato a bordo esponenti in fuga dal centrodestra folgorati sulla via di Lettomanoppello, convinto della necessità di allargare lo schieramento a porzioni di elettorato nuove per il centrosinistra. Gli altri partiti sono insorti, chiedendo il rispetto della matrice progressista della coalizione, e nel frattempo imponendo al Pd lo stop a candidature come quella di Giorgio D’Ambrosio. Dunque il Serenissimo dovrà invitare a scendere dal camion un paio di transfughi dell’altra sponda, e la cosa gli piace poco. Resta un rumore di fondo generato da un lato dalla natura schiacciasassi di D’Alfonso nel comporre macchine da guerra tirando dritto senza rispettare i rituali partitici, dall’altra dalla necessità dei partiti di non farsi schiacciare, anche se dopo aver accettato le primarie come un giudizio divino, ora piantare paletti sulla strada del candidato vincitore delle primarie ribadendo a ogni piè sospinto ci-siamo-ma-potremmo-anche-non-esserci-se...logora anche chi il potere non ce l’ha ancora. Ma il mezzogiorno di fuoco incombe: sabato i giochi saranno fatti, chi ci sarà ci sarà e chi non ci sarà se ne farà una ragione.

Dal 2008 a oggi è tutto cambiato. O quasi.
La vicenda Sanitopoli condizionò le precedenti elezioni

PESCARA Un altro mondo. Basta gettare lo sguardo alle regionali 2008 per rendersi conto della trasformazione epocale subita dalla politica abruzzese in questi cinque anni. Non tanto negli uomini, visto che molti protagonisti di ieri li ritroviamo sui manifesti elettorali di oggi. Ma l'affresco dei partiti e delle coalizioni offre scenari del tutto inediti, fortemente condizionati dalla politica nazionale e dall'azione giudiziaria.
Le regionali del dicembre 2008 le vinse Gianni Chiodi, ma il partito più grande uscito dalle urne fu quello dell'astensione. Si votava dopo lo scandalo di Sanitopoli che aveva spazzato via la giunta Del Turco. Un inverno freddo per la politica, visto che nella doppia tornata del 14 e 15 dicembre a recarsi alle urne fu solo il 52,98% degli abruzzesi. Il Pdl, il partito del presidente, portò a casa il 35,18% di preferenze. Il Pd, colpito a morte dall'inchiesta sulle mazzette della sanità privata, si fermò al 19,61%. Una Caporetto annunciata. E infatti in quella tornata elettorale il centrosinistra scelse come sfidante di Chiodi l'uomo di punta dell'Idv, Carlo Costantini. In quegli anni il partito di Antonio Di Pietro viaggiava a due cifre in Abruzzo, e con un Pd a pezzi sembrava l'unico modo per recuperare il gap con gli elettori. Ma non bastò, perché a spuntarla fu Chiodi con il 48,81%, mentre il candidato del centrosinistra si fermò al 42,67%. In quella competizione l'Udc si presentò da sola alle urne, con Rodolfo De Laurentiis: 5,38% e due consiglieri all'Emiciclo. Teodoro Buontempo, candidato con la La Destra di Storace, si fermò all'1,90%.
Oggi quello scenario è completamente ribaltato. Il grande partito dell'astensione sembra avere trovato, almeno in parte, un saldo contenitore nel Movimento5Stelle di Beppe Grillo. L'ex Pdl di Silvio Berlusconi è oggi indebolito da un leader che si appresta a scontare tra gli anziani di una casa di riposo la condanna definitiva per frode fiscale, è costretto a fare i conti con la scissione interna che ha portato alla nascita del Ncd di Angelino Alfano, mentre lo stesso Chiodi è oggi ferito dalla punta di spada della magistratura per via dell'inchiesta sui rimborsi gonfiati. Dall'altra parte c'è Luciano D'Alfonso, riabilitato dalle sentenze di primo grado nei processi che lo vedevano imputato, ma ancora in attesa del pronunciamento definitivo dei tribunali. Poi c'è l'Idv che oggi stenta a rimettersi in piedi dopo la traumatica uscita di scena di Di Pietro, mentre la sinistra radicale di Maurizio Acerbo non vuol saperne di aggregarsi ad una coalizione di centrosinistra che candida a governatore D'Alfonso. Che risponde presentandosi agli elettori circondato da dieci simboli, tra partiti e liste civiche: Pd, Psi, Sel, Centro democratico, Comunisti italiani, Idv, ai quali si uniscono Abruzzo Liberale di Daniele Toto, Abruzzo Civico dell'ex direttore del Tg1 Giulio Borrelli e le due liste del presidente, Regione Facile e Valore Abruzzo. Chiodi avrà ancora al suo fianco Carlo Masci, leader di Abruzzo Futuro, secondo partito della coalizione alle regionali del 2008; Forza Italia, il Ncd di Federica Chiavaroli e l'Udc di Antonio Menna (accorpati in un'unica lista), più Alleanza Nazionale-Fratelli d'Italia, il nuovo partito di Giorgia Meloni e Ignazio La Russa dove gli eredi di Gianfranco Fini sembrano avere ritrovato la strada di casa. Inutile però guardarsi indietro a caccia di riferimenti sicuri: di quel dicembre di cinque anni fa restano solo i ritagli sbiaditi dei giornali. I conti, oggi, sono tutti da rifare.

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