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Pescara, 18/03/2026
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Data: 24/04/2014
Testata giornalistica: Il Tempo d'Abruzzo
Il porto rischia un’altra chiusura. Dopo l’incagliamento della Galatea i timori del comandante Pozzolano

PESCARA Porto a rischio chiusura? L’ipotesi avanzata dal comandante della Capitaneria di porto non è peregrina dopo l’incagliamento della nave petroliera Galatea. Non a caso, Luciano Pozzolano, con la morte nel cuore, afferma: «Stiamo aspettando i nuovi rilievi batimetrici per verificare la sicurezza dei fondali in più punti del bacino, ma se occorresse dovrei firmare qualche ordinanza restrittiva per la navigazione». Lo dice con dolore, Pozzolano, che da quando ha assunto la direzione marittima a Pescara ha preso a cuore come pochi le sorti dello scalo. Pozzolano ha vissuto tutta la fase travagliata dei dragaggi mancati e dell’unico dragaggio vero, dalle proteste cruente della marineria alla sospirata riapertura del porto. E oggi è preso dallo sconforto per un colpo durissimo: «Una cosa è certa: i lavori di dragaggio sono serviti, eccome, per riportare il fiume alla piena navigabilità, tanto è vero che per tre settimane di fila la petroliera è entrata e ha potuto manovrare e scaricare il carburante. È altrettanto chiaro, però, che il porto non si può fermare dopo appena due mesi di ripresa delle attività. Per questo lavoriamo sodo allo scopo di garantire nuovamente la piena sicurezza dei fondali». Dal punto di vista economico e dei traffici, il dato allarmante è che le aziende che riforniscono di gasolio il territorio hanno stipulato un contratto triennale con Api e se la nave con 6mila tonnellate di gasolio per ogni viaggio non riesce a entrare, Api chiederà la penale. Altra grana economica in arrivo, dunque, per uno scalo marittimo già piegato e piagato da mille emergenze e che da pochissimo tempo ha rialzato la testa. Ora l’attesa è tutta rivolta all’esito nei nuovi esami batimetrici che sveleranno se l’incagliamento è stato determinato da una casualità, le ultime mareggiate ad esempio e a un più massiccio trasporto di detriti del fiume, oppure se il problema sia complessivo e legato all’intera area oggetto del dragaggio. Intanto il Comune annuncia che dopo la firma della Vas nei giorni scorsi da parte della dirigente della Regione Carla Mannetti, gli uffici tecnici di Palazzo di città hanno inviato all’attenzione del comandante della Direzione marittima Pozzolano la bozza del protocollo d’intesa del Piano regolatore portuale che, se non subirà rilievi, potrà essere ratificata dal Consiglio comunale, riunito in seduta straordinaria, già la prossima settimana. Poi si procederà con la firma e l’invio della documentazione al Consiglio superiore dei lavori pubblici per passare alla fase operativa del Piano, ossia all’approvazione ministeriale e all’erogazione della prima tranche di finanziamenti (20 milioni di euro) utile per portare il fiume oltre la diga foranea e superare in modo definitivo il problema dell’insabbiamento. «Quanto accaduto ci ricorda, oggi più che mai, che bisogna far presto per Pescara e per il suo porto, con un’assunzione di responsabilità collettiva da parte di tutte le forze politiche», affermano il sindaco Luigi Albore Mascia e l’assessore Antonio D’Intino. Il candidato sindaco del centrosinistra, Marco Alessandrini, parla invece di «sconfitta per l’intera comunità» e assicura che «il porto sarà in cima alla lista delle cose che faremo subito insieme a interventi su commercio, sociale e cultura». Nel frattempo, Antonio Spina, referente dell’associazione Armatori, rivela che 50 comandanti di altrettanti pescherecci hanno firmato "no" al Piano regolatore portuale. «La prima conseguenza nefasta di tale prolungamento della diga foranea verso sud - ammonisce Spina - sarà che gli interrimenti che creerà colpiranno prima di tutto il porto turistico Marina di Pescara, che sicuramente non ne ha bisogno, avendo già dei grossi problemi di navigabilità all’imboccatura. E gli interrimenti creati dalla nuova diga saranno notevoli anche dentro i due bacini, della dàrsena e di quello commerciale».

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