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Pescara, 15/05/2026
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Data: 05/05/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Pensioni, niente scalino: è tutto da decidere. Il governo smentisce le indiscrezioni. Prodi: «Ridurremo i costi della politica»

58 anni dal 2008 e taglio dei coefficienti? No di Rc e sindacati Il premier: forbici anche sulla previdenza per i parlamentari

ROMA. Non è vero che esiste nel cassetto del ministro del Welfare Cesare Damiano la proposta di andare in pensione a 58 anni con 35 anni di contributi. Hanno smentito sia il presidente del Consiglio Romano Prodi che lo stesso ministro, accusando la stampa di aver lavorato di fantasia.
Il fatto è che vicino al superamento dello «scalone» (secondo il quale si andrebbe in pensione a 60 anni con 35 anni di contributi da gennaio 2008), il piano del governo avrebbe previsto anche una revisione dei coefficienti di calcolo pari al 6% in meno. Il taglio dei coefficienti ha suscitato un altolà da parte dei sindacati e di Rifondazione. «Sono solo voci, se vuole gliene faccio altre 47 di ipotesi» ha dichiarato Prodi in un'intervista radiofonica. Piuttosto seccato Damiano, indicato come l'autore delle proposte, ha polemizzato: «Non discuto gli argomenti trattati impropriamente dai giornali. Sono abituato a parlare ai tavoli delle trattative, le proposte del governo si fanno con le parti sociali al momento della concertazione».
«Lavoriamo su tutto» ha specificato Prodi «sui coefficienti e su tutti gli aspetti del sistema. Dopo, quando avremo un quadro preciso lo esporremo. Occorrono conti precisi e tutte le ipotesi sulle caratteristiche delle diverse categorie e sulle risorse». E ancora: «Non voglio dare efficacia a nessun provvedimento prima di un anno o due. Si sta discutendo per dare stabilità nel lungo periodo». Di fronte all'incalzare delle obiezioni, Prodi ha ammesso che si potrebbero «rivedere» le pensioni dei parlamentari. Il governo - ha annunciato - sta lavorando ad un disegno di legge sui costi della politica.
Rifondazione affossa la proposta, innanzitutto perchè non ha ricevuto nessuna richiesta di parere, in secondo luogo perchè «annunciare di innalzare l'età pensionabile è un vero capolavoro di autolesionismo, come afferma Alberto Burgio della commissione lavoro della Camera. Il segretario di Prc Giordano precisa che nessun innalzamento è nel programma di governo: «Nel programma dell'Unione sta scritto che bisogna abbattere lo scalone di Maroni, ritornare a 57 anni e noi siamo esattamente per quella posizione». Anche il verde Alfonso Pecoraro Scanio cade dalle nuvole: «Non abbiamo parlato di pensioni» al consiglio dei ministri. Sulla stessa linea di marcia il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta che trova «destituita da qualsiasi fondamento» le ipotesi circolate: «una discussione rispettosa deve avvenire con le parti sociali».
Anche il Pdci sostiene che l'innalzamento dell'età pensionabile non è e non può essere all'ordine del giorno. Pino Sgobio, capogruppo del partito, rilancia «l'aumento delle pensioni più basse che sono al di sotto dell'accettabile». Diliberto afferma che non sarebbe credibile un piano come quello diffuso dai giornali. Fassino (Ds) incita a trovare una uscita con la concertazione con i sindacati.
Cgil e Uil preferiscono aspettare una proposta scritta del governo. Luigi Angeletti, segretario Uil, anticipa che se la proposta non gli piacerà, lui farà «il suo mestiere», cioè si potrebbe arrivare ad uno sciopero generale. Intanto la Cisl ricorda di essere d'accordo nel discutere l'età di pensionamento, ma in nessun modo di voler parlare di taglio dei coefficienti, che portebbero alla miseria, migliaia di anziani.

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