Progetti, idee e valutazioni sull’università dei sette aspiranti primi cittadini nel dibattito organizzato in ateneo dagli studenti di “Lista aperta”
TERAMO Un’aula tesi di Giurisprudenza affollata per accogliere i sette candidati sindaco chiamati a rispondere a cinque domande sui giovani e sull’università. Una risposta sorprendente, quella data dai ragazzi dell’ateneo teramano all’iniziativa dell’associazione studentesca “Lista aperta” che sostanzialmente può indicare due cose: un rinnovato interesse dei giovani per la politica o una mai sopita affezione per la propria università. O forse entrambe. A fare gli onori di casa il responsabile della lista, Federico Antonelli e il rettore Luciano D’Amico. «A Teramo l’università svolge un ruolo non solo economico (con i suoi 500 dipendenti, oltre all’indotto): in un momento di crisi come questo molti giovani non si iscriverebbero all’università se non fosse vicino casa. L’ascensore sociale è bloccato da decenni e si può riattivare solo se si dà a tutti la possibilità di studiare e di costruire la propria carriera», osserva quest’ultimo. A Fabio Sulli, presidente del consiglio degli studenti, il compito di avanzare delle richieste ai possibili primi cittadini: «Vogliamo proporre la nostra università come eccellenza sul piano nazionale, ma c’è bisogno dell’appoggio della città. Ad esempio abbiamo problema con i trasporti, sia per Piano d’Accio che per Colleparco. Per questo proponiamo una cabinovia. E poi a Colleparco mancano i servizi di base, come supermercati o una farmacie». Le domande sono riassumibili in cinque argomenti. UNIVERSITÀ E IMPRESA. «Quali imprese? non ne sono rimaste...» la risposta del candidato del M5S Fabio Berardini. Varie le angolazioni da cui è stato affrontato il problema: il sindaco uscente Maurizio Brucchi ricorda la stipula di protocolli d’intesa fra università e imprese. Berardo Rabbuffo si associa all’osservazione di Berardini, rilanciandola: «ormai il centro storico è svuotato». E Graziella Cordone sottolinea la necessità di politiche che attirino le imprese. Giorgio Giannella: «Teramo non ha un ruolo nè vocazione: non è città universitaria, non è città industriale». Per Manola Di Pasquale «vanno approfonditi gli aspetti della formazione e i tirocini in azienda». Gianluca Pomante infine sollecita una formazione ampia dello studente che dovrebbe “muoversi” fra i corsi delle diverse facoltà per essere più competitivo. COLLEPARCO. Convengono quasi tutti che è un quartiere-dormitorio o comunque privo di identità. Sulla possibilità di collegarlo al centro con un’ovovia si va dal no di Berardini e Giannella, al sì di Brucchi (c’è uno studio di fattibilità da 4,5 milioni) e Pomante, al sì condizionato alla sostenibilità economica di Di Pasquale e Rabbuffo. TRASPORTI E SEDI STACCATE. Berardini, Pomante e Cordone auspicano il ritorno a Teramo di tutte le facoltà. Che Giannella vedrebbe bene nell’ex manicomio. Di Pasquale e Rabbuffo sollecitano una riorganizzazione del trasporto pubblico urbano. Brucchi informa che è previsto un miglioramento dei collegamenti con Piano d’Accio grazie a un accordo con il centro commerciale. MOVIDA. Pomante lancia l’idea di una via degli studenti, con locali come a corso Manthonè a Pescara e un referendum fra i giovani per capire cosa vogliono. Giannella parla del caso del suo circolo, Le Officine indipendenti, chiuso perchè ha superato il limite di emissioni sonore. Brucchi ribatte che ha solo applicato la legge. Beradini promette di organizzare manifestazioni appena eletto. DISOCCUPAZIONE GIOVANILE. Tante le idee, dai fondi per il microcredito di Giannella, e consigli: «scegliete la facoltà non per le sagre ma per la qualità» (Di Pasquale) o «dovete pensare che in futuro andrà meglio» (Rabbuffo). Ma anche «finanziare progetti di formazione che piacciano agli studenti», secondo Pomante. Cordone invoca assunzioni e concorsi trasparenti «non come nelle compartecipate del Comune» mentre Berardini osserva che «gli studenti di Giurisprudenza non mettono piede in tribunale o in Comune».