PESCARA «Sono grato allo Stato che ha voluto disporre una migliore sicurezza attorno a me, ma tutto quello che so è che c'è un'indagine in corso, coperta da grande riservatezza. Di più non mi è stato detto». Gianni Chiodi vive da giorni sotto scorta. Ogni suo spostamento è seguito a turno dagli uomini della Digos e dei carabinieri. Una sorveglianza costante ma discreta: «Io non mi accorgo quasi di niente», continua il governatore, quasi a voler stemperare la tensione. La questione però sembra piuttosto seria. Pare che la decisione di mettere Chiodi sotto scorta sia scaturita da una segnalazione, giunta alla Procura distrettuale antimafia dell’Aquila dalla Procura di Torino, che farebbe riferimento ad un’intercettazione telefonica. Minacce esplicite, dunque, anche se il contesto non è conosciuto.
L’UOMO DEI «NO»
«In questi cinque anni ho detto molti no», si limita a ribadire il governatore, che da commissario alla ricostruzione dell’Aquila ha firmato fatture per appalti e servizi pari a 2,5 miliardi di euro, quanto una manovra finanziaria dello Stato. I soldi del terremoto, una montagna di soldi appetiti anche dalle grandi organizzazioni criminali, potrebbero essere dunque una pista. Ma c'è anche il terreno della sanità, con i tagli ai budget delle cliniche private, alle strutture ospedaliere e agli appalti per le forniture farmaceutiche. C'è poi la sfera privata, quella di un personaggio pubblico comunque esposto a mille intemperie in quest'ultimo scorcio di legislatura. Non a caso Chiodi ha parlato di «poteri forti», ieri mattina, alla inaugurazione del suo comitato elettorale di Pescara, in via Nicola Fabrizi: «Noto una crescita preoccupante dei costi di questa campagna elettorale. Cifre che oggi non sono più sostenibili con i tagli ai finanziamenti dei partiti e con il 50% della popolazione che sta male. Soldi che arrivano dai cosiddetti sponsor, anche se io trovo tutto questo ingiusto e immorale».
POTERI OCCULTI
Domanda d'obbligo, a questo punto: quanto costerà la campagna elettorale di Gianni Chiodi? «Il mio è un budget ridotto, 100-150milioni al massimo. Cinque anni fa rimasi di stucco quando mi dissero quanto era costata la mia campagna elettorale. Ma allora pagavano i partiti. Non vorremmo che dietro la campagna elettorale di oggi si nascondessero proprio quei poteri occulti che noi abbiamo sin qui combattuto». Chiodi invita poi a ritrovare le sue interviste del 2008, quando si insediò alla guida della Regione: «Vi accorgerete che sono una persona di parola, non di parole. Allora dissi che l'Abruzzo non sarebbe stata, alla fine di questi cinque anni, la regione con le tasse e il debito più alti d'Italia, ed è stato fatto. Dissi che avremmo eliminato il listino, le pensioni dei consiglieri e ridotto i costi della politica. Anche questo è stato fatto».
LE INAUGURAZIONI CONTINUE
Quanto alle accuse di saltare da un’inaugurazione all'altra di strutture sanitarie a un mese dal voto, Chiodi replica: «Dovrebbero essere contenti, invece di attaccarci. Prima avevamo appena i soldi per pagare lo stipendio dei medici e degli infermieri. Oggi, dopo aver risanato i conti della sanità, liberiamo risorse per gli investimenti». Altro annuncio: la nuova sede del Consiglio regionale in arrivo a Pescara, nei pressi dell'aeroporto: «Risparmieremo 1,3 milioni di euro l'anno di affitti. Soldi dei cittadini».