ROMA - Adesso è ufficiale. Il Cipe cambierà le regole per le concessionarie. «Le preciseremo meglio alla riunione del 10 maggio - dice il ministro Antonio Di Pietro al Messaggero - perché è bene chiarire alcuni punti sugli investimenti, passati e futuri».
Non è un dettaglio da poco, ma lo snodo centrale per il futuro di Auto-Abertis, la cui fusione si incagliò proprio sulle nuove norme. «Noi abbiamo sempre detto - spiega il ministro, reduce dall'assemblea programmatica dell'Italia dei Valori - che i patti assunti, quelli passati, vanno rispettati. Su questo non c'è mai stata discussione». Nessun rischio dunque per la concessione di Autostrade che scade nel 2038 perché - aggiunge - "pacta sunt servanda". «Le nuove regole varranno per le nuove concessioni e al Cipe della prossima settimana verranno portate tre nuove convenzioni insieme a impegni di investimento per 13 miliardi di euro. Molte concessionarie hanno dunque preso atto della realtà».
E' soddisfatto, il ministro, che ritiene di aver cambiato il sistema, eliminando privilegi e vantaggi sproporzionati. Ma nei fatti cosa cambierà, soprattutto per Autostrade? Lo schema è il seguente: per gli investimenti futuri i riferimenti saranno la convenzione unica ed il meccanismo tariffario nuovo, quello cioè che in qualche misura limita e controlla i ritorni finanziari. Per le opere inserite nelle vecchie concessioni ma non inserite ancora nei piani finanziari si cercherà invece una mediazione tra i rendimenti frutto del precedente meccanismo tariffario e quello nuovo. «Se ho già una concessione per fare una strada - esemplifica il ministro - ma non ho ancora effettuato investimenti, si farà una media tra quello che prevedevo come ritorno, mettiamo il 12%, e quello che prevede il meccanismo nuovo, diciamo il 5-6%». In questo modo non saranno lesi i diritti acquisiti, come vuole Bruxelles, ma si introducono elementi di novità che limitano - sono parole del ministro - gli "extra profitti" e danno maggiore equità.
Proprio su questo schema stanno lavorando i tecnici di Palazzo Chigi e del Tesoro, in stretto contatto con la controparte. In particolare si stanno conducendo una serie di simulazioni per determinare il punto di equilibrio accettabile tra le vecchie tariffe, che assicuravano determinati ritorni, e i meccanismi introdotti da Di Pietro. L'obiettivo è dare certezze sugli introiti futuri, e dunque sul valore della concessione e della società Autostrade. Senza penalizzazioni o decurtazioni troppo drastiche. In gioco, ovviamente, ci sono miliardi di euro a seconda dei calcoli e delle traiettorie che si tracciano. Di Pietro è comunque ottimista. Il valore ricognitivo della delibera Cipe e la non retroattività lo mettono al riparo da sorprese. Più preoccupati i tecnici che devono far quadrare il tutto. Mettendosi al riparo da eventuali ricorsi.
Il via libera politico e l'apertura di Di Pietro ridanno comunque sprint al matrimonio italo-spagnolo. Che potrà decollare, una volta chiarito il quadro, in tempi rapidi. Gros-Pietro e Castellucci, rispettivamente presidente e amministratore delegato di Autostrade, incrociano le dita. E aspettano buone notizie dal lavoro dei tecnici che - anche nel week end - proveranno a mettere nero su bianco il testo definitivo. Il punto di convergenza finale. La piattaforma per far decollare Auto-Abertis.