Presidente Del Turco, in un convegno a Pescara, giorni fa, lei sei è scagliato contro una "propensione al favoritismo", a vantaggio di persone o gruppi, che caratterizzerebbe parte della classe politica abruzzese al punto di frenarne la stessa capacità di governare.
«Vede, c'è Gaspari e gasparismo. Gaspari è stato figura importantissima del risorginento abruzzese, il gasparismo è la degenerazione di una buona politica, trasformata in politica dei favori, delle mance. Bene, io combatto questa degenerazione. Che, si badi, inquina tutto, inquina tutti: è un male da estirpare anche all'interno del mio schieramento, del mio partito. Io credo in una grande battaglia per cambiare la cultura politica di questa regione, e mi spenderò fino in fondo. Non ne posso più di chi pensa solo a favorire questo o quello».
Il riferimento è a qualche politico in particolare?
«No, no, non voglio polemiche. Chi vuol combattere la politica dei favori troverà in me un solido alleato, avrà il mio appoggio totale, anche per conquistare la Regione. Chi, invece, continua ad affidarsi a quella cultura politica nociva, troverà in me il più feroce degli avversari. Ho scelto di impegnare cinque anni della mia vita per aiutare la mia terra, per avviare un rinnovamento della classe politica abruzzese, non intendo buttarli via».
Traduzione: potrebbe ricandidarsi alla presidenza della Regione.
«La mia intenzione resta quella di passare la mano allo scadere dei cinque anni. Ma, certo, se a quel tempo la cultura politica dominante sarà ancora quella dei favori, non mi tirerò indietro, continuerò nell'impegno che ho preso con gli abruzzesi. Io sono per il partito dei diritti, non per il partito dei favori. Diritto al lavoro, diritto all'istruzione. Diritti. Ecco, vorrei che il Pd-Partito democratico fosse anche il Pd-Partito dei diritti».
Eccoci al punto: il Partito democratico. Lei ha aperto, all'intermo dello Sdi, una "Alleanza riformista" per portare i socialisti nel Pd. Ma Boselli guarda da tutt'altra parte, e ieri era all'assemblea della sinistra a Roma, con Mussi e Angius. Sembrano posizioni inconciliabili, le vostre. Ieri, peraltro, lei si è dimesso dalla direzione Sdi. Insomma, sia chiaro: cosa fa, lascia lo Sdi o no?
«Io guido, nello Sdi, quei compagni che puntano ad irrobustire in senso riformista il Pd. Di un forte partito riformista c'è assoluto bisogno, in Italia, ed i socialisti non possono non farne parte. Se poi Boselli sceglie Mussi, Bertinotti e Diliberto beh, mi dispiace, ma le nostre strade si divideranno. Io ho già cercato di fermare quel suicidio politico che è stato la Rosa nel pugno, certo non avallerò un altro tentativo di Boselli di suicidio politico. Di mettere in piedi un'altra Union de la Gauche, dopo quella già fallita in Francia, non ne vedo proprio il bisogno. Io spero che Segolène Royal batta Sarkozy, ma se non dovesse farcela sarà proprio perchè anche in Francia la sinistra, tutta la sinistra, non ha i voti sufficienti per imporsi. Serve allearsi con il centro, e temo che la Royal abbia compreso troppo tardi l'importanza di Bayrou. Un errore che in Italia non dovremo commettere. Ecco perchè a me interessa il Pd, non un partito di reduci. E allora: i riformisti scelgano».Ma molti esponenti dello Sdi, in Abruzzo, non condividono affatto questa sua impostazione pro-Pd, e la criticano aspramente.
«Bene, li ringrazio. Le critiche sono sempre utili, ci mancherebbe. Io non cerco mica seguaci, io pongo delle questioni e sono felice se c'è chi condivide le mie idee e si batte con me. Se c'è chi mi critica, ben venga ugualmente. Ma invito questi compagni a riflettere sulle scelte dell'ultimo congresso Sdi, che non portano da nessuna parte. Io, socialista riformista, non vedo un futuro lontano dal Pd».
Se lei alla fine entrerà nel Pd, gli equilibri nella Giunta regionale cambieranno, e non poco. Presidente, vice e assessori importanti tutti targati Pd. Ha presente?
«Questa è una prospettiva davvero lontana. Quel che so è che la mia Giunta non la cambio, e che la mia maggioranza è quella che mi ha eletto, non altre. Meglio esser chiari».