PESCARA Luciano D'Alfonso dà i numeri sui sondaggi e Mauro Febbo lo bacchetta. Il candidato presidente del centrosinistra ha rivelato di essere in vantaggio sui rivali stando alla maggior parte dei rilevamenti delle società specializzate. L'assessore regionale uscente, invece, lo definisce «un giochetto» e non ha peli sulla lingua a esternarlo. «Il giochetto dei sondaggi, fatto di percentuali e distacchi abissali che serve solo ad alimentare i grandi proclami elettorali, lo conosciamo molto bene ed esprime al meglio lo stile di questa sinistra. - esordisce Febbo - Anche nel febbraio 2013, in occasione delle elezioni politiche abbiamo assistito allo stesso copione e, nonostante la grande sicurezza ostentata dal centrosinistra, è successo quello che tutti sappiamo: al Senato hanno perso mentre alla Camera hanno conquistato un successo risicato grazie ad una manciata di voti». Per Febbo, insomma, il copione è lo stesso: «In vista delle prossime elezioni regionali, - aggiunge - l'unico pronostico che si può fare riguarda l'affluenza alle urne che sarà sicuramente bassa a dispetto delle dichiarazioni di qualcuno certo, soprattutto grazie alla sua presenza, di portare ai seggi un numero esagerato di abruzzesi. Un elemento frutto delle esperienze precedenti riguarda quegli elettori, compresi in una forbice tra il 19% e il 23%, che dichiarano di andare a votare, ma non hanno ancora effettivamente deciso». A D'Alfonso, inoltre, Mauro Febbo consiglia di non agitarsi troppo e di essere più prudente: «Stia tranquillo quindi il candidato del centrosinistra: non saranno certo i suoi sondaggi e i suoi toni trionfalistici a impensierirci in primis perché siamo convinti, e i numeri ci danno ragione, di aver operato bene in questi cinque anni di governo regionale». Dopo aver cercato di smontare la sicurezza di D'Alfonso, l'assessore alle Politiche agricole svela la strategia del centrodestra nelle prossime settimane: «Negli ultimi 15 giorni di campagna elettorale continueremo a incontrare tutti i cittadini abruzzesi e a convincere anche chi non lo è ancora che la scelta giusta è votare Gianni Chiodi e la colazione che lo sostiene». Gli attacchi più pesanti a D'Alfonso, però, non giungono dall'avversario canonico, ma soprattutto dalla sinistra storica. Maurizio Acerbo, non pago dei siluri scagliati in due dibattiti televisivi, nel più recente match mediatico ha rincarato la dose, addebitando a D'Alfonso la candidatura di Daniela Stati con Abruzzo Civico. E sempre a proposito di questa compagine, ieri sera il presidente nazionale Bruno Tabacci è tornato a Pescara per presentare tutti i candidati alla Regione. Nella sala dei marmi della Provincia c'era ovviamente pure Giorgio D'Ambrosio, il cui inserimento in Centro democratico dopo l'esclusione dalla lista del Pd ha scatenato un putiferio. Che secondo Maurizio Acerbo è, invece, «tutta una finta. Fanno finta di litigare, la verità è che senza l'avallo di D'Alfonso, D'Ambrosio non sarebbe mai stato candidato». Secondo Marco Fars, segretario regionale di Rifondazione comunista, «la diatriba tra Pd e Centro democratico è una balla spaziale in quanto lo stesso Pd ha votato per due volte all'unanimità l'ok a D'Ambrosio e alla partecipazione di Centro democratico alla coalizione». Nel presentare i sette candidati pescaresi della lista «L'altra Regione» (Antonella Agostini, Barbara Toppi, Franca Gallerati, Riziero Zaccagnini, Valentina Trancanella e Gabriele Frisa), Acerbo è tornato alla carica su D'Alfonso: «Fa ridere che si mettano veti a D'Ambrosio e non anche a Di Matteo, che pure ha condiviso le stesse se non maggiori responsabilità nella gestione del servizio idrico. In un Paese normale, due personaggi così non li avrebbero più candidati neanche alle elezioni del condominio, qui invece continuano a spadroneggiare. E D'Alfonso non faccia l'ipocrita dicendo che certe candidature sono state decise a sua insaputa».