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Data: 10/05/2014
Testata giornalistica: Il Tempo d'Abruzzo
O si fa la seggiovia o si chiude il Ctgs L’aut aut di Lolli agli ambientalisti E il sindaco incontra gli operai

L'AQUILA «O si fa l'Italia o si muore», urlava Garibaldi rivolgendosi a Nino Bixio durante la sanguinosa battaglia di Calatafimi contro i Borboni. Più o meno lo stesso tono utilizzato dall'ex parlamentare Pd Giovanni Lolli, che dopo le polemiche sollevate da ambientalisti e da Prc nei giorni scorsi, torna sui progetti legati allo sviluppo e rilancio del Gran Sasso. Dei 30 milioni in ballo 6 sono già pronti per la realizzazione della nuova seggiovia Fontari, spostata di un centinaio di metri a monte rispetto a quella attuale, per le quali è già stato pubblicato il bando europeo per l'affidamento ed è stata avviata la procedura per la relazione di Via (valutazione di incidenza ambientale). Un'opera contestata da associazioni e una parte della stessa maggioranza che siede in maggioranza a Villa Gioia ma che Lolli ha difeso a spada tratta, carte alla mano. «A chi dice che la nuova seggiovia non rientra nel perimetro nel piano d'area rispondo dicendo che non è vero, e ci sono le cartine dello strumento approvato dieci anni fa che lo provano» afferma l'ex sottosegretario, mostrando una piantina da cui si evince che l'impianto di risalita rientra nei confini previsti dal piano d'area. All'altra obiezione, quella della eccessiva vicinanza della nuova seggiovia rispetto all'orto botanico, Lolli ha replicato: «Rispetto all'orto botanico c'è una distanza dall'impianto di circa settanta metri, che non credo possa incidere sulla sua integrità ambientale». Lolli ha adombrato anche una sorta di complotto nei confronti della montagna aquilana: «Non so se dietro queste polemiche ci sia un disegno ben preciso di fermare lo sviluppo del Gran Sasso». Se, invece, le procedure dovessero andare avanti senza intoppi per luglio i lavori potrebbero partire: «Bisogna capire che o si realizza la nuova seggiovia o si chiude per sempre il Gran Sasso, il Centro turistico e con esso ogni prospettiva di sviluppo e lavoro», ha aggiunto l'esponente Pd, auspicando un confronto con le associazioni ambientaliste che sabato scorso si sono incontrate nella sala convegni dell'hotel Campo Imperatore, minacciando ricorsi al Tar per bloccare l'opera. E a chi avesse intenzione di rivolgersi alla magistratura amministrativa viene lanciato un messaggio chiaro, che rasenta la minaccia: «Se ci sarà un ricorso al Tar e questo dovesse essere giudicato inammissibile o infondato ma, al tempo stesso, dovesse esserci un ritardo nell'avvio dei lavori della nuova seggiovia non ci sono dubbi: chiederemo i danni ai proponenti», ha detto il sindaco Massimo Cialente, che prima della conferenza stampa del collega Lolli ha incontrato il segretario Ugl, Piero Peretti, e i dipendenti del Centro turistico del Gran Sasso che giovedì si sono arrampicati su un pilone della Funivia per protestare contro la mancata proroga dei contratti del personale scaduti nei giorni scorsi. Una protesta legata anche al mancato rispetto dell’accordo tra lo stesso Ctgs e la Gran Sasso Acqua secondo il quale, in caso di esuberi, sarebbero stati assorbiti dalla società di gestione idrica che, invece, ha emesso un bando per l’assunzione di 6 operai all’esterno. Di proroga, stando a quanto appreso dall'incontro sindaco-lavoratori, non è possibile per le norme sulla spending review ma per il primo cittadino il rischio concreto è che sulla ex municipalizzata che gestisce gli impianti di risalita cali definitivamente il sipario nei prossimi mesi. «Se non partono i lavori delle Fontari non è detto che ci sarà ancora il Centro turistico del Gran Sasso», ha ricordato Cialente, mentre si è ancora in attesa dell'arrivo di Invitalia che per sei mesi dovrebbe affittare un ramo d'azienda del Ctgs in attesa di individuare un soggetto privato in grado di gestire le strutture a servizio del turismo montano, invernale ed estivo, a Campo Imperatore, Monte Cristo e fossa di Paganica.

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