ROMA Scontro duro tra Matteo Renzi e Pietro Grasso sulle coperture per il bonus da 80 euro. Le scintille tra il premier e il presidente del Senato arrivano proprio nel giorno in cui il ministero dell’Economia, (che attraverso il Dipartimento dell’Amministrazione Generale gestisce l’erogazione degli stipendi per più di 1,5 milioni di dipendenti) annuncia che sono «pronte» 785.979 buste paga per i dipendenti pubblici con il bonus previsto dal decreto Irpef. Il ministero ha calcolato che il beneficio pieno di 80 euro netti riguarderà 618.523 dipendenti. Le buone notizie per i lavoratori sono però accompagnate dal primo vero scontro a distanza tra la seconda e lil presidente del Consiglio. A tenere alta la tensione tra palazzo Chigi e palazzo Madama è l’ intervista che Matteo Renzi rilascia a Maurizio Belpietro (Canale 5). Il premier, che nei giorni scorsi aveva parlato di «vendetta» in riferimento all’appena annunciato taglio degli stipendi dei dipendenti di palazzo Madama e che ieri sera ha “twittato” la foto di un cedolino con il bonus, definisce «tecnicamente false» le considerazioni dei tecnici del Senato secondo i quali il decreto Irpef che contiene il bonus di 80 euro non avrebbe le necessarie coperture. Un rilievo che fa infuriare Renzi e lo spinge ad usare parole durissime nei confronti dei funzionari di palazzo Madama. «Noi abbiamo chiesto ai tecnici del Senato anche alcuni sforzi. Per esempio abbiamo detto: se mettiamo una regola per cui vale il tetto ai manager pari a 240mila euro, dovrebbero farlo anche al Senato o alla Camera... A lei hanno risposto? A me no» dice Renzi a Belpietro. E ancora: «I tecnici mi dicano se è vero o no che la lotta all’evasione porterà 300 milioni di euro, che abbiamo iniziato a vendere le auto blu, che abbiamo ridotto i costi dei politici e abbiamo fatto pagare alle banche». Ce n’è quanto basta per scatenare una furiosa polemica che nel giro di pochi minuti coinvolge i parlamentari della maggioranza e dell’opposizione. Stefano Fassina (minoranza Pd) vede un «attacco all’autonomia del Parlamento» mentre Renato Brunetta parla di uno scontro istituzionale «senza precedenti» e chiama in causa il Quirinale: «Che dice Napolitano?». Ma il più arrabbiato è il leghista Roberto Calderoli che estremizza lo scontro fino a chiedere la testa del premier: «La misura è colma. Chiedo al presidente del Senato di presentare formale querela nei confronti del premier Matteo Renzi, differentemente lo farò io stesso in qualità di senatore e vice presidente del Senato». La tensione sale alle stelle e Pietro Grasso non può fare a meno di intervenire. «Non posso accettare che si metta in discussione la serietà, l’autonomia e l’indipendenza degli uffici del Senato, che è una istituzione che merita rispetto e non un carrozzone come definito da qualcuno...» affonda il presidente del Senato, che non accetta i toni di Renzi e fa notare che le valutazioni dei senatori non possono essere considerate in parte valide e in parte carta straccia. «Io sono per le riforme, per la crescita, per lo sviluppo. Sono per tutto ciò che il governo vuole realizzare ma, detto questo, non posso sentire accusare di falsità i miei tecnici che fanno opera di controllo doveroso ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione (qualsiasi legge finanziaria deve avere idonea copertura n.d.r.)». La replica al presidente del Senato arriva in serata da un Renzi deciso più che mai a tirare dritto: «Capisco Grasso che tende a difendere l’istituzione che presiede ma io non sto attaccando il Senato, dico che il Senato va superato». E ancora: «Io faccio questa battaglia con la consapevolezza di non dover chiedere il permesso a tutti, ai burocrati, ai partiti della coalizione. Preferisco chiedere scusa domani ma non il permesso oggi. Se ci mettiamo a mediare con tutti non ne usciamo vivi».