PESCARA La cassa integrazione non arriva, il dragaggio è da rifare, il Consiglio comunale a porte chiuse sul Piano regolatore portuale: per la marineria la misura è colma e per questo venerdì 16 maggio si torna a manifestare in strada. Per l'esattezza sull'asse attrezzato che sarà bloccato dalle 7 fino a quando gli armatori e i loro dipendenti non otterranno risposte dalle istituzioni. «La tregua è finita - tuona il presidente dell'associazione Armatori Mimmo Grosso - abbiamo atteso un anno, dal ritorno in mare, che la Reguione saldasse i sei mesi di cassa integrazione, che il dragaggio risolvesse i problemi dell'insabbiamento, che venissero accolte le nostre ricbhieste di modifica del Piano regolatore portuale». Le risposte, tutte, secondo la marineria, sono state deludenti e allora si torna sulle barricate. «Dobbiamo ancora avere sei mesi di cassa integrazione del 2013, da gennaio ad aprile era scontato, a maggio invece eravamo pronti a riprendere l'attività, ma i ritardi del dragaggio ci costrinsero a stare fermi, però, nonostante le promesse della Regione, non s'è visto nulla, e poi c'è agosto, mese di femo biologico». Per non parlare dei due milioni e mezzo di euro del Piano di sviluppo approvato addirittura dal Governo Monti (dicembre 2011!), finanziati e mai arrivati nelle tasche della marineria pescarese. «Benché - aggiunge Grosso - il risarcimento fosse di tre milioni e noi armatori avevamo destinato mezzo milione ai dipendenti». Nella nuova battaglia per i propri diritti, i portuali sono affiancati dal Movimento 5 Stelle che ieri, nella sede dell'Anmi, era presente con Massimo Di Renzo e Manuela Galli che sul progetto del Piano regolatore portuale hanno annunciato un'interrogazione parlamentare, un esposto alla Procura e uno alla Corte dei Conti. Tra i politici presenti anche Enzo Del Vecchio (Pd) e Mario Sorgentone che si ricandida al Consiglio comunale. E a proposito di assise civica, Grosso, Massimo Camplone e gli altri leader della categoria hanno ammonito: «Non siamo stati invitati alla riunione straordinaria del 20 maggio, incredibile visto che si disucterà del nostro futuro. Mi auguro che nel frattempo saremo coimvolti, altrimenti sfonderemo le porte». All'assise civica, la marineria chiederà che, una volta approvata l'intesa fra Comune e Direzione marittima, si riveda tutto il Piano regolatore «perché vi sono contenute troppe cose sbagliate, dalla dàrsena pescherecci che vogliono mettere in acqua salata, distruggendo le imbarcazioni, ai due ingressi di ponente e di levante, nei punti più esposti ai venti e alle correnti, con gravi rischi per la sicurezza della navigazione». E si torna a bomba, cioè alla protesta di venerdì prossimo alla quale i portuali hanno invitato tutti i politici di Regione, Provincia e Comune «anche se in questi anni - conclude Grosso - abbiamo avuto vicino solo Guerino Testa, gli altri non li abbiamo mai visti».