PESCARA Dieci minuti per sposarsi, quarantacinque per uscire dal Municipio, una vita davanti. La seconda volta di Luigi e Letizia è iniziata alle 18.19 col fatidico "sì" in una sala Giunta gremita da parenti, assessori, consiglieri, invitati ufficiali e gli immancabili imbucati speciali. Mascia ha atteso trent'anni Letizia Lizza, poteva ben aspettare l'inezia di un quarto d'ora di ritardo con la quale la sposa è arrivata all'appuntamento. Al braccio del primogenito Andrea, con la figlia Caterina a fare da damigella, Letizia ha incrociato Luigi a metà del corridoio che conduce alla sala Giunta: lei in abito lungo di seta e chiffon rosa pallido, più pallido lui per l'emozione. «Eccoti, finalmente», e in quell’avverbio c’era tutto. Ad attenderli al varco Giordano Bruno Guerri in fascia tricolore, cantore dannunziano della città dannunziana che Mascia ha voluto per celebrare il matrimonio. Cerimonia sobria, pochi convenevoli. Nel tormentone morettiano del "mi si nota di più se ci vado o se non ci vado", sono entrati Andrea Pastore, Berardino Fiorilli, Marcello Antonelli, Maria Grazia Palusci, Nicola Ricotta e Alessandra Petri, Armando Foschi, Vincenzo D'Incecco, Eugenio Seccia, Riccardo Chiavaroli, Marco mambella e Nico Lerri. E poi le auctoritas istituzionali per antonomasia dal prefetto Vincenzo D'Antuono al questore Paolo Passamonti al Maggiore della Polizia municipale Danilo Palestini. C’era Ermanno De Pompeis, presidente del Museo delle Genti d'Abruzzo dove lavora Letizia, e sempre a proposito di cultura Annarita Della Penna, direttrice dell'Aurum. Nella folla anche molti dirigenti e impiegati comunali, col direttore generale Stefano Ilari che ha avuto l'onore di accompagnare la sposa in Municipio a bordo della sua Bmw. Scene da un matrimonio un po' ufficiale un po' no, con tutti i parenti e amici (una sessantina) che in serata hanno fatto da ala a Luigi e Letizia a Pianella, nella casa del neo suocero Carlo Lizza, per la cena e la festa. Nel momento fatidico a salire in cattedra è stato Giordano Bruno Guerri: «E' la prima volta che celebro un matrimonio - ha confessato lo scrittore - e sono particolarmente felice di celebrare quello di Luigi e Letizia perché so quanto sia bella la vostra storia». Poi Guerri ha lasciato il proscenio a Luigi e Letizia per il «sì, lo voglio» e lo scambio degli anelli. Infine ha concesso pillole di ironia citando Leo Longanesi a proposito della vanità di Curzio Malaparte: «Al funerale preferisco essere il morto, al matrimonio preferisco essere lo sposo», non risparmiando un sonetto del ventenne Gabriele d'Annunzio, chiudendo con l'augurio a Mascia di fare il bis: ieri sposo, domani ancora sindaco? Tutto avveniva mentre Guido Cerolini, assessore-cardiologo calcolava a occhio il battito cardiaco degli sposi: «Decisamente più accelerato quello di Luigi», ha sentenziato scientificamente.