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Pescara, 18/03/2026
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Data: 13/05/2014
Testata giornalistica: Il Messaggero
E’ scontro su Filò. Via Michelangelo, inaugurato il parcheggio

Per un cantiere completato, ce n’è un altro che va avanti fra mille polemiche. Dopo un restyling durato quasi quattro mesi, ieri è stato riconsegnato alla città il parcheggio di via Michelangelo totalmente restaurato. Ci sono 166 posti auto, a fronte dei soli 150 prima disponibili, di cui 4 destinati ai disabili e 23 gratuiti per i motorini. «I lavori, per 111 mila euro - ha spiegato il sindaco Mascia al taglio del nastro - hanno compreso il rifacimento della pavimentazione stradale, della segnaletica, dei marciapiedi, della rete di raccolta di acque piovane nonché l'istallazione di un impianto di illuminazione e la realizzazione di un pozzo che qui permetterà di irrigare le aree verdi con acqua del sottosuolo».
Un’opera che, assicura Mascia, sarà molto apprezzata dai cittadini, così come lo saranno «altre frecce al nostro arco pronte per essere scoccate prima delle elezioni»: in arrivo le inaugurazioni di corso Vittorio, di piazza Muzii e del parco dell’ex caserma Cocco.
Intanto, però, esplode la polemica su una delle opere più contestate degli ultimi anni: il Filò, cioè la filovia sulla strada parco. Ieri sono partite le opere di tesatura dei cavi elettrici per la filovia.
Il sindaco Mascia ha inviato immediatamente una lettera alla Gtm e all’impresa Balfour Beatty per avere chiarimenti in merito al rispetto delle condizioni di sicurezza nello svolgimento delle opere, dato che sembra che non saranno più necessari quei provvedimenti sul traffico che avevano spinto il sindaco a negare l’autorizzazione ai lavori. «Premesso che continuo a non comprendere la fretta della Gtm, che rifiuta di attendere il 19 giugno, quando è previsto il pronunciamento del Tar sul cantiere - ha detto ancora il sindaco -, esigo un piano di sicurezza, altrimenti potrei adottare ordinanze a tutela degli operai e della cittadinanza». Per Loredana Di Paola, candidata sindaco di “Pescara, l'altracittà”, si tratta di «un vero e proprio atto di arroganza elettorale, che non tiene conto neanche della sicurezza e dell’incolumità pubblica, aspetti che ricadono sull’esclusiva responsabilità del Comune».

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