Il ministro del Lavoro Cesare Damiano «apre» sul ridimensionamento dei coefficienti. Il segretario della Uil Angeletti: «Sono stati calcolati parametri sbagliati chiederemo al governo di non applicarli»
ROMA. Potrebbero essere esonerate le pensioni più basse dal ridimensionamento previsto dal taglio dei coefficienti. Questa almeno, anche se nulla è ancora sicuro, sembra l'intenzione più probabile del ministro del Lavoro Cesare Damiano che sta preparando le proposte che il governo farà ai sindacati mercoledì 9 sulla riforma delle pensioni.
Superamento dello scalone (dal prossimo anno si potrebbe andare in pensione solo a 60 anni con 35 anni di contributi) e quindi età pensionabile; revisione dei coefficienti per il montante contributivo con un taglio del 6 per cento della somma finale da percepire; super-Inps con l'accorpamento di vari enti previdenziali: questi sono i tre punti che faranno parte della trattativa con i sindacati.
E su questi punti i sindacati hanno già preparato le risposte. Ieri il ministro del lavoro ha «aperto» sulla possibilità di escludere dall'applicazione del taglio dei coefficienti previsto dal nucleo di valutazioni della spesa previdenziale le fasce più deboli, anche se non ha dato indicazioni su quali potrebbero essere i limiti di reddito.
Ieri a Dresda il segretario della Cisl Raffaele Bonanni e il segretario della Cisl Luigi Angeletti hanno incontrato il ministro del lavoro in una pausa dei lavori del G8, ma il ministro ha negato di aver anticipato gli argomenti della trattativa.
Stando però alle voci circolate, il limite di reddito sul quale si potrebbe ragionare è quello di 1500 euro netti al mese, cioè una fascia di reddito che comprende molti lavoratori e la gran parte dei più giovani. «Ipotesi sconosciute» le ha definite Damiano.
Il ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero, contrario sia all'innalzamento dell'età pensionabile, sia al taglio dei coefficienti, si è dichiarato disponibile ad accettare l'applicazione di un taglio dei coefficienti (che secondo la legge Dini del'95 dovevano essere rivisti ogni 10 anni) al di sopra dei 3000 euro mensili lordi, all'incirca 1700-1800 euro netti. Luigi Angeletti ha dichiarato ieri di essere disponibile ad una revisione dei coefficienti, ma nel tortale, perchè sono calcolati su indici «sbagliati».
Il problema, secondo il segretario della Uil è che «quando so no stati fatti i coefficienti sono stati presi parametri sbagliati: quindi via tutto e si ricalcolano. Chiederemo al governo intanto di non applicarli». I coefficienti effettivamente prevedevano una crescita economica annua dell'1 per cento e l'ingresso dei contributi di 50.000 lavoratori immigrati. Gli immigrati sono stati dieci volte di più. «Quindi i coefficienti non si devono applicare nè si possono accettare sconti o esclusioni di una parte dei lavoratori, perchè sarebbe arbitrario», ha concluso Angeletti.
Anche Bonanni ha ribadito di essere assolutamente contrario alla revisione dei coefficienti, revisione nei confronti della quale il problema del superamento dello «scalone» sembra persino minore. Il sindacalista ha aggiunto che i parametri mettono in discussione «quanto» si percepirà, tema assolutamente più importante del «quando», sul quale è più facile trovare un accordo.
Il governo farà riferimento alle conclusioni del nucleo di spesa previdenziale che a fronte dall'aumento di vita del 2,2 anni, ha ipotizzato un taglio dei coefficienti del 6-8 per cento.