Il Professore «medita», non entra «nel merito delle decisioni della società», e il tempo sospeso della politica gioca, per ora, a favore di Gilberto Benetton. E del fronte, manco a dirlo sicuramente non ostile a Prodi, aggregato da Ponzano Veneto sulla fusione Autostrade-Abertis. Uno schieramento che, dopo l'inciampo iniziale della tardiva e lacunosa informativa sul progetto di fusione della concessionaria delle autostrade italiane con gli spagnoli di Abertis, ha corretto il tiro, riorganizzato mezzi e uomini, e oggi è in forte pressing sul presidente del consiglio in pectore. Per ovviare al brutto errore di comunicazione, costato tra le altre cose l'immediata sollevazione del leader della Margherita, Francesco Rutelli, sono entrate in campo dopo il fischio di avvio le due «punte», Alessandro Profumo e Gian Maria Gros Pietro, azionista e advisor di Autostrade e consigliere di Nuova Abertis il primo, presidente della società il secondo, entrambi di simpatie uliviste. Profumo è stato il primo a farsi vivo e avanzare, nei giorni successivi all'annuncio di venerdì 21 aprile, «le ragioni e i tempi del mercato» offrendo garanzie sulla «trasparenza e rilevanza» per l'Italia dell'operazione. Gros-Pietro, si è appreso ieri da un un'intervista apparsa su «Il Sole 24Ore», sta «parlando con esponenti di rilievo del centrosinistra».
Ma la «tela prodiana» tessuta nel frattempo dai Benetton, è risultata alla fine così fitta da credere difficile che, alla fine, non riesca a spuntarla sulle perplessità residue del (futuro) premier, che pure avviò quella privatizzazione poi conclusa da Massimo D'Alema. Preoccupazioni, quelle di Prodi, che riguarderebbero, oltre alla pariteticità del controllo, anche e soprattutto gli obiettivi industriali e gli investimenti della Nuova Abertis partecipata dai costruttori madrileni di Acs. Sarebbe inaccettabile, avrebbe osservato il Professore, se gli utili della Nuova Abertis dovessero finire nella costruzione, che so, degli aeroporti in Spagna.
Schierati, più o meno formalmente, con Ponzano ci sono tuttavia uomini e realtà che Prodi conosce a fondo. L'ultima spuntata in ordine di tempo è la Goldman Sachs - la banca d'affari americana risultata confermata, in un recente comunicato, al fianco di Merrill Lynch e Ubm nel lavoro di consulenza finanziaria e strategica per la parte italiana - del cui international advisory board Romano Prodi aveva fatto parte, chiamato da Claudio Costamagna. Ma è nello stesso consiglio della Nuova Abertis che è stato invitato un prodiano doc, Alberto Clò, docente di economia industriale, già ministro dell'Industria.
E per tornare agli advisor, Ubm, la investement bank di Unicredit in cabina di regia delle nozze con le Autopistas, è guidata, ha scritto Il Foglio, da quella Paola Pierri «che ha più volte partecipato alle riunioni della Fondazione prodiana Governareper che ha elaborato il programma dell'Unione».
Ma anche fuori dagli incarichi formali ci sono banchieri di area prodiana che guardano con molta attenzione all'operazione. È il caso di Corrado Passera, amministratore delegato di Banca Intesa, che è sempre stato molto attento all'italianità delle aziende. E che più di una volta si è speso per assistere o trovare imprenditori che potessero rilevare gruppi in difficoltà e a rischio emigrazione all'estero. O semplicemente a intervenire anche con l'acquisto di quote azionarie. Un ruolo svolto ultimamente per Esaote, ma anche in altre numerose occasioni.
Un rischio vendita all'estero respinto dai Benetton che si sono detti solo pochi giorni fa disponibili ad accogliere nuovi soci. Della possibilità di una cessione mascherata, invece, ne è sembrato convinto Vito Gamberale, ex amministratore delegato di Autostrade, che dopo aver approvato l'operazione ci ha ripensato. I motivi della virata sono contenuti in una lettera di quattro pagine, divisa in capitoli. Un documento che il presidente Gros Pietro avrebbe già consegnato alla Consob, che ha acceso il faro sull'intera vicenda.
Molti nella maggioranza che si appresta a formare il nuovo governo sono rimasti sorpresi dalla tempistica dell'operazione che porterà alla fusione tra le due società autostradali italiana e spagnola. Un'operazione maturata in assenza di un governo in carica.