Iscriviti OnLine
 

Pescara, 18/03/2026
Visitatore n. 752.369



Data: 27/05/2014
Testata giornalistica: Il Centro
La Marcozzi arriva terza e rischia di non entrare: «Delusa? No, siamo il secondo partito... con voti sinceri». Chiodi: l’inchiesta a orologeria mi ha penalizzato. Acerbo è fuori: «Fiero delle mie scelte»

PESCARA. «Dico la verità, ci aspettavamo un risultato un po’ più alto, diciamo tra il 24 e il 27 per cento. Anche perché il successo delle Europee in Abruzzo ci faceva ben sperare». Sara Marcozzi ieri mattina ci aveva fatto più di un pensierino. Sull’effetto travolgente di Grillo in Abruzzo in chiave Europa, aveva immaginato che lei poteva in effetti diventare la sorpresa delle sorprese ed essere quindi eletta come governatrice. Invece, mano a mano che andava avanti lo spoglio delle schede, il sogno si è ridimensionato fino ad attestarsi attorno a quel 20 per cento che laurea comunque M5S secondo partito in Abruzzo alle Regionali e lei terza candidata. Delusa? No, Sara Marcozzi, mantiene il sorriso e, come si suol dire, i piedi per terra. «Il 20% è sempre positivo per il M5S, perché abbiamo 29 candidati e ogni voto è un successo. Senza strutture di partito o poteri forti dietro», è la sua prima dichiarazione. I risultati si susseguono, l’avvocato teatino li segue dall’Infopoint M5S di Chieti. Fa una tappa a casa di pochi minuti, quindi ritorna dai “suoi ragazzi” davanti agli schermi e ai risultati. La sua analisi ora è più lucida: «Calcolando con chi ci andavamo a scontrare, 230 candidati da una parte e 130 dall’altra, mentre noi siamo solo 29 semplici cittadini che non hanno gruppi di interese, mi tengo stretto il mio 20 per cento, un voto sincero che ha visto riconoscere un’attività valida ed efficace». La Marcozzi approfondisce la sua analisi arrivando a individuare un motivo per cui il dato regionale è così differente da quello delle Europee: «Se non ci fosse stata questa legge che consente 8 liste d’appoggio noi saremmo diventati il primo partito nelle regionali. È un problema quindi di legge elettorale di fronte a un sistema proporzionale come quello delle Europee». E adesso che cosa succede? Sara Marcozzi, candidata governatore, rischia di non essere la grillina più eletta nel seggio di Chieti scavalcata da Smargiassi di Vasto. Ce la farà a conquistare un seggio in Consiglio? «Non lo so, so invece che continueremo a lavorare e che porteremo in Consiglio ciò che abbiamo detto in campagna elettorale: l’abbattimento dei costi della politica, l’abolizione degli incarichi a Equitalia. E vedremo se gli altri accetteranno questi provvedimenti».

Addio dopo 5 anni: «Nel centrodestra una rapida riflessione
Sarò un baluardo affinché non riemergano certe pratiche»
Chiodi: l’inchiesta a orologeria mi ha penalizzato

TERAMO Una lettera-testamento agli abruzzesi nel giorno della sconfitta. L’ha scritta il presidente uscente Gianni Chiodi, che ha atteso il responso nella sua abitazione di Teramo. Fa gli auguri al suo successore (senza mai nominarlo), non senza aver dato una stoccata alla magistratura e a un’inchiesta «a orologeria» che l’ha penalizzato. E chiama il centrodestra a una rapida analisi della sconfitta.«Gli abruzzesi hanno deciso in linea con il trend nazionale e hanno eletto il candidato del Pd» ha evidenziato Chiodi «il centrodestra avrà molto su cui riflettere e mi auguro che lo faccia fin da subito. Per quanto mi riguarda, sono profondamente grato a tutti gli abruzzesi per il privilegio e l’onore che mi hanno concesso: quello di essere il loro presidente per cinque anni e mezzo. Anni durissimi, tra catastrofi naturali, crisi economica, sanità da ricostruire, indebitamento gigantesco. Ma anche anni straordinari. Resta il fatto che tutto ciò che ho cercato di fare e in gran parte sono riuscito a fare, è stato nell’interesse di ogni abruzzese, anche se non nell’interesse di ogni categoria, corporazione e gruppo di pressione. È naturale provare una certa delusione, ma domani dovremo superarla e lavorare di nuovo insieme». Chiodi si sofferma sulla sua eredità. «Senza dubbio oggi c’è un Abruzzo per molti aspetti migliore, a cominciare dalla sanità» riprende l’ex governatore «abbiamo anche tentato di contrastare la crisi economica più grave mai registrata nel nostro Paese. Dico contrastare, non annullare. Vedo che non è stato sufficiente ricordare ai nostri corregionali che la nostra Regione oggi può fregiarsi del riconoscimento legale di avere i costi della politica tra i più bassi d’Italia, che ha ridotto debiti e pressione fiscale regionale, ha garantito la sopravvivenza del nostro sistema sanitario, mettendo i conti in equilibrio e registrando un incremento dei livelli essenziali di assistenza sanitaria. Vedo che non è stato sufficiente ricordare che la medicina che abbiamo dovuto somministrare, magari è sembrata amara a qualcuno, era pur sempre la medicina che serviva per guarire. Dal 2015 la Regione Abruzzo inizierà a liberare ingenti risorse che prima erano assorbite dal rimborso di vecchi debiti. Speriamo che la gestione di queste risorse che noi abbiamo liberato possa servire a promuovere lo sviluppo di tutti e non di pochi privilegiati, come purtroppo accaduto in passato. Se non siamo riusciti a spiegare tutto questo, il demerito è mio, non vostro. Sono profondamente riconoscente a tutti voi, amici, staff, colleghi di giunta, consiglieri regionali, candidati, dirigenti dei partiti e semplici sostenitori». Le difficoltà incontrate. «La strada era in salita fin dall’inizio di questa campagna elettorale» aggiunge Chiodi «avremmo potuto fare altro per tentare di vincere queste elezioni, nonostante il forte vento contrario a livello nazionale? Forse sì, ma come sapete non ho voluto impostare la campagna elettorale sulla denigrazione altrui e non passerò nemmeno un istante a rimpiangere questa scelta. Saremmo potuti partire prima con la propaganda elettorale? Forse sì, ma abbiamo dovuto assorbire un’azione giudiziaria che a me è sembrata “ad orologeria” e che ha provocato, proprio nel momento più delicato, difficoltà enormi nella composizione delle liste, nella percezione dell’esito elettorale da parte dell’elettorato. L’esperienza di questi cinque anni e mezzo resta e resterà il più grande onore della mia vita. Continuerò a servire l’Abruzzo con un altro ruolo, ma con la stessa determinazione e il medesimo amore per la mia terra. Sarò sì il presidente emerito, ma anche un baluardo affinché certe pratiche del passato non riemergano. Auguri di buon lavoro al mio successore».

Acerbo è fuori: «Fiero delle mie scelte»

PESCARA. «A Luciano auguro che faccia bene, ma stia certo che se fa qualche porcheria noi lo contesteremo come abbiamo sempre fatto senza timori e reverenze. Anche fuori dal Consiglio». Maurizio Acerbo ha la voce un po’ dimessa. Sa già che dopo cinque anni non rientrerà nel prossimo consiglio regionale, né come consigliere/capogruppo di Rifondazione comunista tantomeno come governatore, carica alla quale si era con ambizione candidato. Una pausa di riflessione e poi Acerbo ritrova la voce e la grinta che l’hanno contraddistinto in storiche battaglie in aula. «Sono fiero delle scelte che ho fatto», afferma riferendosi alla decisione di non schierarsi con il centrosinistra di D’Alfonso: «Sapevamo che se ci fossimo fatti altri conti saremmo rientrati in Consiglio, ma secondo noi non si può andare oltre i principi, noi non ci alleamo con gli imputati per corruzione e chi della sinistra è andato con D’Alfonso per noi è fuori». Se la lista di Acerbo si fosse alleata con il centrosinistrra sarebbe rientrata in Consiglio perché lo sbarramento sarebbe stato il 2% e non il 4%: «Siamo vittima di una legge antidemocratica che penalizza le forze autonome dal bipolarismo. Lo sapevamo quindi non ci lamentiamo. Non abbiamo svenduto i nostri principi per convenienze personali».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it