PESCARA «Sono stati anni durissimi, tra catastrofi naturali, crisi economica, sanità da ricostruire, indebitamento gigantesco. Ma anche anni straordinari».
Gianni Chiodi lascia il proscenio con una lettera aperta agli abruzzesi. L'analisi della sconfitta è rimandata al primo incontro di coalizione: «Il centrodestra avrà molto su cui riflettere e mi auguro che lo faccia subito». Il governatore uscente si consola ripassando nella mente le immagini più belle di questi cinque anni: «Penso al G8, all'incontro con Obama, con papa Benedetto XVI, al discorso tenuto a Washington, alla vice presidenza dell'assemblea delle Regioni d'Europa conquistata a Istanbul e, come se non bastasse, anche un programma di protezione personale. Non credo che ci siano tante persone al mondo che abbiano avuto un insieme così denso esperienze importanti....».
Ma nel giorno di Luciano D'Alfonso si mastica amaro. Fuori dalle righe, il governatore uscente fa riferimento a quei «poteri forti» che avrebbero cercato di sbarrargli il passo in questi anni: «Tutto ciò che ho cercato di fare è stato nell'interesse di ogni abruzzese, anche se non nell'interesse di ogni categoria, corporazione e gruppo di pressione». La crisi economica internazionale arrivata proprio nel 2008, assieme al terremoto dell'Aquila. Questioni troppo grandi da governare da soli. Ma Chiodi rivendica anche questo: «Oggi c'è un Abruzzo migliore, a cominciare dalla sanità. Abbiamo anche tentato di contrastare la crisi economica più grave registrata nel nostro Paese. Dico contrastare, non annullare. Vedo che non è stato sufficiente ricordare che la nostra Regione oggi può fregiarsi di avere i costi della politica tra i più bassi d'Italia, che ha ridotto debiti e pressione fiscale, ha garantito la sopravvivenza del nostro sistema sanitario, mettendo i conti in equilibrio».
E ancora: «Dal 2015 la Regione Abruzzo inizierà a liberare ingenti risorse che prima erano assorbite dal rimborso dei vecchi debiti». E qui arriva il rimpianto maggiore: «Diventerà una regione quasi ricca, e comunque molto più ricca di quella che abbiamo dovuto gestire noi». Il sogno della fase-2, quella dedicata alla ripresa, che va in fumo in una domenica di maggio: «E' naturale questa sera provare una certa delusione, ma domani dovremo superare e lavorare di nuovo insieme per migliorare ancora la nostra regione».
E' anche il momento dei ringraziamenti: «Sono profondamente riconoscente a tutti voi, amici, staff, colleghi di giunta, consiglieri regionali dei partiti e semplici sostenitori per il grande onore che mi avete riservato con il vostro sostegno e la vostra collaborazione. La strada era in salita fin dall'inizio in questa campagna elettorale». Già, come dimenticare l'inchiesta sui rimborsi gonfiati, condita dal sexgate, che ha travolto lo stesso Chiodi, nove decimi della giunta regionale e mezzo Emiciclo: «Abbiamo dovuto assorbire un'azione giudiziaria che a me è sembrata ad orologeria e che ha provocato, proprio nel momento più delicato, difficoltà enormi nella composizione delle liste, nella percezione dell'esito del voto da parte degli elettori».
E dire che nel 2008 si era partiti proprio da lì: l'inchiesta della cosiddetta Sanitopoli che aveva spazzato via la giunta di centrosinistra guidata da Ottaviano Del Turco e aperto la strada al giovane sindaco di Teramo, appunto quel Gianni Chiodi che ieri sera ha lasciato la poltrona più importante della Regione. Decide sempre un tribunale. Nel nome del popolo italiano.
Acerbo: «I grillini? Le vere rivoluzioni si fanno sudando, non improvvisando»
PESCARA «Come un vecchio militante, anche questa volta ho compiuto il mio dovere di rappresentante di lista al seggio elettorale. Nulla di nuovo, lo faccio da trent'anni». E così Maurizio Acerbo ha scelto di attendere l'esito delle elezioni assistendo da vicino allo spoglio delle schede nella scuola di via Gioberti a Pescara, dopo una mattinata trascorsa in tutta tranquillità a leggere «L'armata dei sonnambuli», l'ultimo romanzo di Wu Ming. Poi la sera, con amici, a commentare quello che definisce «un esito scontato, nulla di sorprendente. Ma per quanto prevedibile, quella di D'Alfonso resta una vittoria negativa».
Nessuna meraviglia neppure rispetto al risultato dei grillini. «Ho sempre sostenuto -continua Acerbo- che si stava esagerando nel pompare il Movimento 5 Stelle. Le rivoluzioni, quelle vere, si fanno sudando, non credo nelle improvvisazioni».
Fino all'ultimo la preoccupazione del leader di Rifondazione è stata quella di non superare il quorum che dà diritto di accesso al Consiglio regionale. «Ma non averci all'Emiciclo sarebbe un problema degli abruzzesi, più che nostro». Resta il rammarico per un risultato che «avrebbe potuto essere diverso se solo il gruppo di Sinistra, ecologia e libertà avesse scelto di fare la coalizione con noi, come è avvenuto a Firenze o nelle Marche. Ma così non è stato. Questo ci ha fatto perdere tempo, siamo partiti in ritardo in attesa che si sciogliesse il nodo delle alleanze».
Non è dunque il tempo di brindare per Acerbo e compagni, nonostante il buonumore che aveva accompagnato la domenica elettorale segnata dall'esito positivo della lista Tsipras alle Europee. «E invece in Abruzzo assistiamo al consolidamento del ”centro-sinistro" e del centro-destra che poi, a ben vedere, nell'espressione dei loro candidati, non sono altro che le due facce di una stessa medaglia».