TERAMO È stato il tramonto ufficiale del "Modello Teramo". Quel progetto politico inventato dall’ormai ex presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi e dal compianto Lino Silvino quando Chiodi aveva appena perso le elezioni a sindaco di Teramo, non esiste più. Anche se Teramo ha voluto premiare Gianni Chiodi dandogli, nel capoluogo, quasi il 45% dei consensi. Dieci punti sopra il neo governatore Luciano D’Alfonso. Solo il 16% nel capoluogo a Sara Marcozzi del Movimento cinquestelle. Molto indietro Maurizio Acerbo che però porta con sè quasi cinquecento voti nel capoluogo a Davide Rosci, condannato per i fatti violenti durante una manifestazione a Roma quando fu assaltato e incendiato un blindato dei carabinieri.
«C’è stato un vento nazionale che ha avuto un effetto traino in Abruzzo - ha detto Chdi commentando la sconfitta - questa campagna elettorale era già in salita, c’è stata difficoltà a fare le liste. Certamente c’è stata percezione diffusa di una sconfitta a cominciare dal dubitare della mia candidatura». Adesso lo attendono i banchi dell’opposzione. «Non cambio, sono una persona responsabile, determinata e intransigente. Starò attento che i soldi dei cittadini vengano usati nel loro interesse. L’Abruzzo non ha una storia molto sana da questo punto di vista. Ritengo che questo atteggiamento di controllo sia mio costume. L’ho fatto da sindaco e anche da presidente della Regione. È la città intera che ha perso per molti teramani, preoccupati per una sorta di legge del contrappasso. Addio presidente teramano, addio assessori il rischio che molti intravedono è quello di tornare a svolgere il ruolo di cenerentola d’Abruzzo. Le vicende giudiziarie, l’inchiesta di Rimborsopoli in particolare, per Chiodi è stata un macigno. «Forse saremmo potuti partire prima con la propaganda elettorale ma abbiamo dovuto assorbire un’azione giudiziaria che a me è sembrata "ad orologeria" e che ha provocato, proprio nel momento più delicato, difficoltà enormi nella percezione dell’esito del voto da parte dell’elettorato. Ne parleremo in futuro amici miei, non oggi». Poi l’amarezza traspare anche dalla sua pagina facebook. «È naturale questa sera provare una certa delusione, ma domani dovremo superarla e lavorare di nuovo insieme per far migliorare ancora la nostra Regione. Senza dubbio oggi c'è un Abruzzo per molti aspetti migliore, a cominciare dalla sanità. Abbiamo anche tentato di contrastare la crisi economica più grave mai registrata nel nostro Paese. Dico contrastare, non annullare. Credetemi, non era possibile e non lo è per nessun governo regionale, perché l'economia oggi è globalizzata e non si risolve solo a livello locale. Quando la crisi passerà per il nostro Paese, così sarà anche per l'Abruzzo. L'economia abruzzese, come dicono gli economisti, è pro-ciclica. Domani dovremo superarla e lavorare di nuovo insieme per far migliorare ancora la nostra Regione. Chiodi aggiunge di essere «profondamente grato a tutti gli abruzzesi per il privilegio e l'onore che mi hanno concesso: quello di essere il loro presidente per cinque anni e mezzo. Sono stati anni durissimi, tra catastrofi naturali, crisi economica, sanità da ricostruire, indebitamento gigantesco, ma anche anni straordinari», fatto di «un insieme denso di importanti esperienze. Tutto ciò che ho cercato di fare e in gran parte sono riuscito a fare, è stato nell'interesse di ogni abruzzese, anche se non nell'interesse di ogni categoria, corporazione e gruppo di pressione».
Ha ammesso la sconfitta già nelle prime ore del pomeriggio anche l’ex assessore regionale al turismo, Mauro Di Dalmazio. «Elezioni che stanno andando male. Il dato è chiaro. La tendenza è stata chiara dall’inizio, il dato è significativo. La speranza della rimonta c’è stata ma il dato c’è ec è inutile nascondersi dietro un dito. Rammarico c’è, con il senno del poi si possono fare tanti ragionamenti. Il giudizio su quanto abbiamo fatto per me è positivo, il giudizio degli elettori che sono giudici supremi è stato diverso. Forse non siamo riusciti a comunicare bene cosa abbiamo fatto. Ci sarà un’analisi politica, faremo le valutazioni che dovremo fare sicuramente».
Il centrosinistra festeggia a Pescara. Oggi sarà il giorno dei commenti, dei festeggiamenti. La serata è trascorsa con lo sguardo sulle elezioni comunali, nella speranza di un insperato ballottaggio. In Regione andranno il camplese Sandro Mariani e il vibratiano Dino Pepe.