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Pescara, 18/03/2026
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Data: 27/05/2014
Testata giornalistica: Il Centro
Tutti in piazza Salotto a festeggiare Luciano. Con il nuovo governatore Legnini e il sindaco dell’Aquila Cialente «Finalmente qualcuno si occuperà della ricostruzione: ora siamo una squadra»

PESCARA Quella riflessione della mattina col sacerdote Redentorista, padre Raphael, deve avergli fatto proprio bene. Luciano D'Alfonso entra in piazza Salotto poco prima delle 22, poche ore dopo il verdetto dei cittadini che lo hanno eletto presidente della Regione, sa di aver vinto ma i suoi piedi sono ben ancorati a terra e il suo volto è sereno. Parla di famiglia, di sua madre, di sua moglie e della fede, e non si scompone neanche un po'. Nonostante le ovazioni, gli abbracci, le mani che si stringono e le grida di gioia. La festa in piazza Salotto viene annunciata alcuni minuti prima da una catena di sms che in poco tempo riempie la piazza. D'Alfonso nello stesso posto in cui qualche giorno fa aveva concluso il suo viaggio elettorale di sedicimila chilometri trova gli amici di sempre e politici di lungo corso. Ci sono Giovanni Legnini, Antonio Castricone, Alfonso Mascitelli. C'è Vittoria D'Incecco, Giovanni Lolli, c'è il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente. «Siamo venuti noi a salutare il presidente», dice Cialente, «ora sappiamo che qualcuno si occuperà di ricostruzione, siamo una squadra». D'Alfonso riesce a fatica a raggiungere il palco, e una volta in alto inizia il suo discorso interrotto da diversi applausi. Parte a raccontare la sua giornata in attesa del risultato elettorale, trascorsa in preghiera. Ha chiesto a Raphael, grande sacerdote Redentorista e parroco della chiesa di Sant'Alfonso di Francavilla di accompagnarlo. Il padre gli ha subito detto di sì. Il neo presidente racconta che nel viaggio si è parlato della vita di San Filippo Neri, ieri era la sua ricorrenza. Si è pregato e discusso, e «ci siamo interrogati su cosa valga nella vita dei singoli», ha detto d'Alfonso, «ebbene, ciò che vale è che ciascuno sia messo nelle condizioni di dare il meglio di sé». Poi torna al presente, e in piazza snocciola le criticità della regione e i punti del programma, dice che non si risparmierà su nulla e che non toglierà un minuto «alla gestione della cosa pubblica». Mente discorre riapre le ferite delle inchieste e dei processi, dicendo che «avendo vissuto esperienze dolorosissime ho guadagnato una forza particolare, ma che che non mi impedisce di cogliere le emozioni». Parla di sanità, di imprese che devono ripartire, della città ferita dal terremoto e dei piccoli comuni. Per i suoi sostenitori il tempo si è fermato quel giorno di dicembre del 2008. Anche per i suoi collaboratori, ieri sera erano tutti lì, come a voler recuperare tutto d'un fiato il tempo perso. Sul palco, con il presidente, anche il candidato sindaco di Pescara al ballottaggio Marco Alessandrini. Volti alle 23 passate della sera, per nulla stanchi, ma volenterosi di ricominciare. A chiudere la serata è Nduccio, il comico che non ha mai fatto mistero delle sue simpatie politiche, che lo ha sostenuto durante le campagne elettorali. «Oggi non vince D'Alfonso e non vince il centro sinistraA», sono le sue parole, «oggi vince l'Abruzzo, quello delle imprese, dei disoccupati, di chi vuole ripartire». Un selfie sul palco prima di abbandonare la piazza e il sipario si chiude. Ora si inizia a lavorare.

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