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Pescara, 18/03/2026
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Data: 27/05/2014
Testata giornalistica: Il Messaggero
L’Aquila: il Pd vola, flop di M5S. Teramo resta fedele a Chiodi. Pescara, Di Matteo macina voti, a Sospiri il seggio degli sconfitti.

L’AQUILA Pd e centrosinistra in volo libero; centrodestra in caduta libera; Movimento 5 Stelle in pianto libero; il pescarese Luciano D’Alfonso in sorriso libero. Il neo governatore sfonda, forse, anche oltre le più rosee previsioni, batte l’antico campanilismo e raccoglie consensi evidenti sulla promessa di una legge per L’Aquila capoluogo. Un successo di ampie proporzioni per D’Alfonso, che raggiunge una percentuale quasi bulgara (56,09%), lasciando appena le briciole agli avversari, pur restando qualcosa sotto al voto delle proprie liste (56.42). Nel 2008 il Pdl fu il primo partito in città, ora lo è il Pd con il 28,76%, mentre il Movimento 5 Stelle arranca e non si avvicina neanche alle percentuali sontuose raggiunte sulla costa, fermandosi a un deludente 15,44%, ben al di sotto anche del dato delle Politiche di un anno fa. Il Pd conferma alle elezioni regionali l’eccellente risultato conseguito alle Europee, dove ottiene la migliore performance tra le città capoluogo d’Abruzzo. «Il dato più importante è che il Pd cresce ed è il primo partito - commenta la senatrice Stefania Pezzopane -. Il territorio ha dimostrato lealtà. Avremo dopo tanti anni il primo consigliere regionale aquilano (Pierpaolo Pietrucci, ndr)». L’ex parlamentare Giovanni Lolli, e possibile vice presidente della Giunta, parla di miracolo del suo partito: «Si tratta di un risultato straordinario soprattutto alla luce del fatto che i candidati aquilani erano 25. Io resto a disposizione del presidente». «La scelta delle primarie ci ha premiato - dice Stefano Albano, segretario cittadino -. Il territorio, lo ha dimostrato, ha voglia di rinnovamento. La città ha compreso questo messaggio e si è stretta intorno al proprio candidato». «Sono stata onorata di far parte di questa squadra - afferma la candidata, Sabrina Altamura -. Per me è stata una esperienza impagabile, si va nella direzione del rinnovamento generazionale». Arriva, festeggiato, Pietrucci: «La sinistra aspettava questo momento come una liberazione. Questo è il segno che quando si lavora bene i risultati arrivano. È una rivincita sulle amarezze della vita».
FORZA ITALIA E GLI ALLEATI
È una fredda sera di fine aprile e Luca Ricciuti se ne sta, tutto solo, con la sigaretta tra le dita, nei pressi di un bar di viale Corrado IV. Quasi non interessato alla campagna elettorale, che lo vede ancora una volta impegnato nella corsa alla conquista di un seggio in Consiglio regionale. È una impressione sbagliata perché l’interesse c’è, ma mancano le motivazioni di coalizione, sopraffatte dalla rassegnazione. «Prenderemo una batosta», sono le pochissime parole che si lascia sfuggire, seguite da una smorfia. E oggi? «L’abbiamo presa, no?», commenta un Ricciuti che, alle 20, spera almeno in un successo personale. L’analisi della sconfitta-batosta del Governatore uscente nel capoluogo di regione è tutta qui: il centrodestra aveva perso già molto prima del voto. E aveva perso all’Aquila, un po’ ago della bilancia, prima che nel resto della regione perché qui il centrodestra è un coacervo indisponente fritto nella delusione e freddo nelle spaccature, mai scaldatosi al sole di Chiodi; perché da tempo il presidente della Regione era stato indicato come capro espiatorio dei ritardi nella ricostruzione e disegnato come un Nibor Dooh, un Robin Hood al contrario, che ruba fondi ai terremotati per darli a Teramo. Vero o falso, Chiodi (24,22%) non ha mai ricucito lo strappo politico. Scontato il crollo, impossibile il miracolo: Forza Italia al 17,92%; Ncd al 2,33%; Abruzzo futuro al 2,16%; Fratelli d’Italia appena l’1,62%, in una frana collettiva. Maurizio Acerbo, qui, raggiunge il 4,12% e salva l’onore della Sinistra.

Teramo resta fedele a Chiodi

TERAMO Accusa il colpo in diretta Tv, Gianni Chiodi, il governatore uscente. A Tv6, a caldo, dapprima nega al conduttore una telefonata di felicitazioni in diretta al nuovo presidente della Regione, poi si scaglia contro un’emittente televisiva che si sarebbe comportata in maniera scorretta. È duro digerire un colpo così, anche se, con i risultati delle Europee che si riversavano sui televisori, Chiodi, per sua stessa ammissione, aveva già capito di esser stato sconfitto. Il senatore Antonio Razzi, che è stato il primo a felicitarsi con D’Alfonso con un sms, lo difende in diretta tv: «Chiodi ha pagato la spaccatura del Pdl e i cittadini non l’hanno capito. Ha governato bene, si è districato altrettanto bene tra terremoto e sanità, riducendo il deficit».
Pur tuttavia il Comune di Teramo è rimasto fedele a Chiodi. Lo ha incoronato suo re con un distacco di circa 10 punti sul Pescarese (44,82% a 35,35%) ribadendo l’affetto che i suoi concittadini, malgrado tutto, ancora gli tributano.
La lista più votata a Teramo capoluogo è stata quella del Pd con il 20.72% (6.614 voti) con uno scarto di una manciata di voti (27) su Forza Italia (20,63% e 6.587 voti), segue il M5S con il 16,89%. Ottimo il riscontro del Nuovo centro destra che ha incassato 3.409 voti (10,68%), ben al di sopra della media regionale. Da notare come la città di Chiodi abbia avuto in quest’Election day un doppio volto, con il Pd e il M5S che all’Europee incassano percentuali molto più alte rispetto alle regionali e con Forza Italia e Ncd che proprio nel supportare il governatore uscente fanno registrare tre punti in più. Qui subentrano le forze in campo, le liste, gli uomini come ad esempio il prossimo consigliere Paolo Gatti (Forza Italia), il più votato in Abruzzo nel suo schieramento, che solo in città ha fatto registrare 3.852 voti (circa il 18%) e oltre 10 mila in totale: «Il distacco è stato siderale- commenta cosi la sconfitta di Chiodi- ma l’analisi dovrà essere più complessa, comunque ho superato il risultato di 5 anni fa e in queste condizioni lo ritengo straordinario, un riconoscimento per il lavoro fatto finora. Diciamo che ora mi chiameranno per nome e non più assessore come sempre capitava in questi ultimi anni».
I più votati a Teramo, oltre a Paolo Gatti, risultano essere Giorgio D’Ignazio (Ncd) che spera ancora di essere tra i consiglieri regionali, Anna Marcozzi (Pd), e Mauro Di Dalmazio (Abruzzo Futuro) che ha superato Sandro Mariani (Pd). Buono il bottino di Davide Rosci che, dal chiuso di una casa circondariale, ha fatto registrare con la lista “Un’altra regione con Acerbo” quasi 500 preferenze.
L’ex assessore Di Dalmazio fa autocritica: «Faremo l’analisi del voto e prendiamo atto della sconfitta, forse da parte nostra non c’è stata la capacità di spiegare bene le nostre ragioni ma il giudizio degli abruzzesi resta supremo. Del resto in questi casi c’è sempre la tendenza all’alternanza delle forze di governo ma ciò non giustifica il divario di voti».
Il segretario provinciale del Pd, Gabriele Minosse, dichiara che «ha pagato il lavoro sul territorio» mentre l’altro ex assessore teramano, Giandonato Morra, ritiene l’esito delle votazioni come «un dato negativo che porta a delle considerazioni estreme come ad esempio l’eventualità di un centrodestra da rifondare che spesso lavora a compartimenti stagni: io e il partito non accetteremo più indicazioni familiari».

Febbo e Paolucci i più votati a Chieti Marcozzi beffata

CHIETI A Chieti il primo partito è il Movimento 5 stelle con il 24,99%e 6.501 voti ma, ironia della sorte, Sara Marcozzi, candidata alla Presidenza ma candidata anche nella lista circoscrizionale, rischia di non entrare in consiglio regionale. Ciò non solo per il terzo posto alle spalle di D'Alfonso e Chiodi e dunque in virtù della legge elettorale, ma anche perche insidiata da altri candidati del suo partito proprio nel proporzionale: a Chieti ha raccolto 993 voti. Al secondo posto si è piazzato il Pd con il 19,47% e 5.064 voti, al terzo posto Forza Italia con il 17,42 % che vale 4.531 voti. La lista un'Altra regione con Acerbo a Chieti è arrivata al 4,87% ottenendo 1268 voti. Quanto ai candidati presidenti, D'Alfonso ha ottenuto 11.328 voti pari al 42,68%, Chiodi 7.256 voti pari al 27,34%, la Marcozzi 6.627 preferenze pari al 24,97%, Acerbo 1328 voti ed un rotondo 5%. La quarta piazza è per la lista civica Regione Facile (che sostiene D'Alfonso): 3009 voti pari al 11,57%: la civica in città ha schierato Bruno Di Paolo, ex vice sindaco nella giunta di Di Primio e che con 1299 si è piazzato al secondo alle spalle di Mauro Febbo, primo in assoluto con 1548 preferenze nella sua città e che si appresta ad essere il più votato in assoluto del centro destra a livello provinciale con oltre 6.000 preferenze. Il segretario regionale del Pd Silvio Paolucci, che ha ottenuto 679 voti, dal canto suo è il primo degli eletti del suo partito nell'intera provincia con oltre 7.000 voti. Sempre nel Pd il capogruppo uscente Camillo D'Alessandro ha ottenuto 491 preferenze mentre il prof. Massimo Di Giannantonio ne ha totalizzate 356. Solo 71 voti al suo collega Gaetano Bonetta che nella sua lista, Valore Abruzzo, a Chieti è il più votato. Nel Nuovo Centro destra ha avuto 465 voti Stefania Donatelli. Restando al dato cittadino, bene anche il chirurgo Giuseppe Borganzoni (Regione Facile) con 692 voti, seguito dall'ex assessore provinciale Alessio Monaco che si è fermato a quota 674. Nel pomeriggio Sara Marcozzi si era affacciata nel suo comitato di via Spaventa intorno alle 18, dove hanno trascorso gran parte del pomeriggio anche i parlamentari Gianluca Vacca e Daniele Del Grosso: un comitato letteralmente presidiato dalle televisioni con tanto di collegamenti in diretta. «Per il Movimento 5 stelle è sempre un dato positivo - ha detto comunque la Marcozzi - siamo 29 candidati, cittadini semplici, non abbiamo gruppi di interesse, non abbiamo strutture di partito dietro, per cui ogni voto è sempre un successo, è sempre una conferma del fatto che le persone ci seguono e apprezzano il lavoro che il Movimento 5 stelle sta facendo». Febbo, assessore uscente alle politiche agricole, non ha mancato di evidenziare gli errori della coalizione di centro destra e, come nel suo stile e carattere, lo ha fatto in maniera netta ed esplicita: «Il primo errore - ha detto Febbo - è stato quello di voler spostare di sei mesi le elezioni (si sarebbe dovuto votare a novembre 2013 secondo la scadenza naturale ndr): ricordo ancora che alla riunione di maggioranza solo in tre dicemmo che bisognava votare a novembre. Poi ci sono quei fatti - ha aggiunto riferendosi implicitamente all'inchiesta della Procura di Pescara - che proprio in questi ultimi 6 mesi hanno inciso in maniera particolare e io che ho girato il territorio ne so qualcosa. E poi avremmo dovuto far capire meglio cosa era la sanità in Abruzzo prima della nostra grande riforma».

Pescara, Di Matteo macina voti
a Sospiri il seggio degli sconfitti. Nel Pd testa a testa
tra Sclocco e Balducci per il secondo seggio

PESCARA Donato Di Matteo fa il pieno di voti nella provincia di Pescara - oltre seimila, il dato non è definito - e, salvo colpi di scena, è lui a prenotare il primo seggio utile in consiglio regionale per il Pd pescarese. Appassionante quello che al momento di scrivere è un testa a testa tra Alberto Balducci e Marinella Sclocco per il secondo seggio disponibile con certezza. I due viaggiano nell’ordine delle quattromila preferenze - la Sclocco insegue la riconferma all’Emiciclo, Balducci è consigliere comunale uscente - ma fino a tarda ora non c’era conferma della prevalenza dell’uno sull’altro. «Non è da escludere che Pescara elegga un terzo candidato - spiegavano ieri sera dal quartier generale del Pd in piazza Unione - ma bisognerà confrontare risultati e percentuali conseguite dal partito nelle quattro province per dirlo con certezza».
Nella classifica degli esclusi trovare un posto Giorgio D’Ambrosio, ex sindaco di Pianella e signore del partito dell’acqua - come Di Matteo - la cui candidatura a sorpresa e in extremis nella lista del Centro democratico ha diviso il Pd e procurato forti imbarazzi nella coalizione. Fatto è che D’Ambrosio no ha voluto partecipare ieri sera alla festa del neo governatore Luciano D’Alfonso in piazza Salotto a Pescara: scelta polemica che ha rivelato tutta la rabbia e l’amarezza del pianellese. Il Movimento 5 Stelle porta in consiglio regionale Domenico Pettinari ovvero è lui, con circa 1500 preferenze, il candidato in vantaggio per uno dei seggi destinati all’opposizione.
Non meno alta la tensione nel centrodestra, che in conseguenza della sconfitta riuscirà a piazzare in consiglio regionale un solo candidato pescarese, salvo recupero con i resti. Una severa prova muscolare quella tra Nazario Pagano e Lorenzo Sospiri, consiglieri uscenti di Forza Italia. In tarda serata Sospiri ha staccato il rivale, superando quota 4500 voti contro i 2768 di Pagano (dati non definitivi) e conquistando il seggio.
La sconfitta dell’uscente Gianni Chiodi nella corsa alla presidenza della Regione ha determinato un taglio di seggi per il centrodestra che ha determinato l’esclusione di un’intera pattuglia di amministratori e politici di primo piano. Fino a ieri partivano da Pescara all’Aquila sette auto: ne resta una soltanto. Colpisce la caduta di Alfredo Castiglione, che della giunta è stato il numero 2 in veste di assessore allo sviluppo economico. Lo scandalo delle spese facili lo ha travolto come e più di altri per la giornata trascorsa in un hotel Tivoli con cena e centro benessere per due a spese dei contribuenti. Esclusi eccellenti l’assessore al bilancio e allo sport Carlo Masci che era stato chiamato a rimettere ordine nei conti disastrati della regione, missione compiuta secondo il centrodestra ma vedremo quali sarà l’effettivo stato di salute delle finanze, dati che D’Alfonso ha intenzione di richiedere come primo atto al momento dell’insediamento. Restano fuori del consiglio regionale il forzista Riccardo Chiavaroli, Nicoletta Verì di Ncd, Alessandra Petri di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale e infine proprio l’ex presidente del consiglio, Nazario Pagano, a meno di un ripescaggio. Un vero e proprio terremoto che apre nel centrodestra una riflessione ovvero una resa dei conti per il cambiamento. Con Forza Italia in grave flessione, sarà Fratelli d’Italia-An a rivendicare la leadership in nome della tradizione della destra.

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