PESCARA In base ai dati ancora provvisori di ieri notte, il candidato sindaco verrà scelto con il ballottaggio previsto per il prossimo 8 giugno. Si sfideranno ancora una volta Marco Alessandrini e Luigi Albore Mascia, come cinque anni fa quando il candidato del centrosinistra perse il confronto al primo turno con il sindaco uscente. «Il ballottaggio con Mascia», ha dichiarato ieri Alessandrini, «sarà l’occasione per una rivincita rispetto alle elezioni di cinque anni fa». E i presupposti perché l’esponente del Pd vinca stavolta ci sono tutti. Stando sempre ai dati provvisori raccolti sino a tarda notte Alessandrini è risultato primo con il 42,53 per cento dei voti, una percentuale quasi doppia rispetto a quella di Mascia, che si è attestato sul 23,34 per cento. Un risultato che Mascia sicuramente non si aspettava. In quest’ultimo mese di campagna elettorale si era affrettato a inaugurare opere realizzate all’ultimo momento, forse proprio in vista della scadenza elettorale. Sono stati aperti due parchi, completati parcheggi, riqualificato un tratto di corso Vittorio diventato pedonale. Ma, evidentemente, i cittadini non hanno apprezzato più di tanto gli sforzi del sindaco. C’è chi lo ha accusato di aver bloccato la città per i primi quattro anni, per poi precipitarsi a realizzare nuove opere per dimostrare di aver fatto qualcosa prima delle elezioni. Il vento politico, tra l’altro, sembra cambiato per il centrodestra. La conferma è arrivata prima domenica scorsa con i risultati delle Europee, dove il Pd ha stravinto e poi ieri con l’esito del voto delle Regionali, con la vittoria del candidato alla presidenza della Regione del centrosinistra Luciano D’Alfonso. Certamente, sul risultato di Mascia hanno influito, non solo il numero così elevato di candidati sindaci, nove in tutto, mai così alto, ma anche le divisioni all’interno del centrodestra. Bisogna ricordare, in proposito, tutti i tentativi messi in atto dagli esponenti di Forza Italia per evitare che il presidente della Provincia Guerino Testa si candidasse alla carica di sindaco correndo da solo con il Nuovo centrodestra, Udc e due liste civiche. C’è addirittura chi è arrivato a pensare che la scelta di Ncd di presentarsi con un proprio candidato al Comune nascondesse un accordo segreto con il centrosinistra per governare la città insieme, così come avviene nel governo Renzi. Accordo che i vertici regionali del Nuovo centrodestra e lo stesso Testa hanno, in realtà, sempre smentito. Ma i dubbi in alcuni esponenti di Forza Italia sarebbero rimasti. Buono il risultato, seppure ancora parziale, raggiunto sinora dalla candidata del Movimento 5 Stelle Enrica Sabatini. Ma, forse, al di sotto delle reali aspettative. C’è chi pensava addirittura che la grillina potesse andare al ballottaggio con Mascia o con Alessandrini. Invece, si è fermata al 16,34per cento. Ancora più deludente, sotto questo punto di vista, il dato ancora provvisorio del candidato del Nuovo centrodestra Guerino Testa. Fino a ieri notte si attestava sul 11,61 per cento. Nel basso di questa ipotetica classifica, gli altri candidati a sindaco, in corsa tutti con liste civiche. Il presidente del consiglio comunale uscente Roberto De Camillis, che si presentava con ben tre liste civiche, si è fermato all’1,80 per cento. Poco al di sotto, cioè all’1,78 per cento, troviamo l’ambientalista Loredana Di Paola, candidata con una lista rosso-verde. E poi ancora, il consigliere comunale uscente del Pd Florio Corneli, 1,21 per cento, che correva alla carica di sindaco con la lista Abruzzo civico-Pescara a colori. L’ex assessore dell’Udc, poi passato a Centro democratico, Vincenzo Serraiocco, candidato con la lista Serraiocco sindaco, si è fermato allo 0,72 per cento, sempre in base ai dati provvisori. Infine, l’esponente dei radicali italiani Alessio Di Carlo, in corsa con la lista La grande Pescara, è arrivato allo 0,63 per cento. Ora la sfida non è finita. Ma sarà dura per Mascia coprire questo enorme distacco, registrato ieri, da Alessandrini al ballottaggio. Basteranno nuove alleanze per vincere? Facendo una somma dei dati parziali si scopre che i voti dell’elettorato di Testa potrebbero non bastare a far vincere il sindaco uscente. E potrebbero non bastare nemmeno quelli di tutte le altre liste civiche.