PESCARA Qui urgono quote rosa. Il Consiglio regionale dell’Abruzzo uscito dalle urne del 25 maggio è la prova che senza un obbligo di legge sulle candidature di genere la politica al maschile si riappropria, con poca cavalleria, dei suoi spazi. Abolito il listino del presidente (la lista degli eletti senza preferenze grazie al premio di maggioranza), bocciata dall’assemblea la doppia preferenza di genere, il Consiglio regionale che si insedierà nelle prossime settimane sarà un consiglio per soli uomini. O quasi. Al momento, mentre tribunali e corte d’Appello fanno i loro conti applicando per la prima volta (con qualche fatica) la nuova legge elettorale regionale, c’è la probabilità che l’unica consigliera donna sia la grillina Sara Marcozzi che, pur mancando l’elezione a presidente, è entrata all’Emiciclo eletta nel proporzionale della circoscrizione di Chieti. Da Pescara potrebbero arrivare Nicoletta Verì del Nuovo centrodestra, oppure Marinella Sclocco (Pd) in ballo con Antonio Innaurato (sempre Pd, ex sindaco di Gessopalena ricandidato anche al Comune dove non è stato eletto) ma sarebbero comunque tre su un totale di 32 consiglieri. Solo poche settimane fa l’ex parlamentare europea aquilana Elena Marinucci aveva esortato le donne «a votare donne». Non è andata così. La legge che impone una quota di genere nelle liste evidentemente non basta. Il nuovo Consiglio il problema dovrà porselo. Ma quale Consiglio? La nuova legge elettorale regionale ha ridotto i seggi da 40 a 29 ai quali vanno aggiunti il presidente eletto e il candidato presidente sconfitto. La legge garantisce alla maggioranza il 60% dei seggi e non di più: 18 consiglieri di maggioranza e 13 di minoranza. Per questo nei singoli collegi devono essere eletti quattro consiglieri di maggioranza e tre di minoranza, altrimenti l’applicazione della legge risulta impossibile (con la vecchia norma si ovviava aumentando i seggi, oggi non si può più fare). Dunque la questione sembra più complessa del solito e si pensa che ci vorrà un po’ più di tempo per la proclamazione di Luciano D'Alfonso come nuovo presidente della Giunta regionale, dello sfidante presidente più votato, cioè il candidato della coalizione di centrodestra, Gianni Chiodi, e dei 29 consiglieri eletti. Sarà l'ufficio centrale regionale, organismo che si è insediato in seno alla Corte d'Appello dell'Aquila, a pronunciarsi definitivamente su voti contestati e sciogliere i nodi sugli eletti in seguito a verifiche e conteggi previsti in base alla legge elettorale abruzzese. Alla Corte d'Appello la documentazione arriverà dopo l'esame da parte delle quattro commissioni circoscrizionali centrali insediate nei quattro tribunali dei capoluoghi di provincia dove sono state presentate le liste. In aula il gruppo più numeroso sarà quello del Pd con dieci eletti. Al momento è certo l’ingresso del segretario regionale del Pd Silvio Paolucci e del capogruppo uscente Camillo D’Alessandro, alla terza legislatura. Fa il suo rientro Donato Di Matteo, ex assessore della giunta Del Turco e Giorgio D’Ambrosio, ex sindaco di Pianella, ex presidente Ato Pescara, approdato dal Pd al Centro democratico di Bruno Tabacci per vincere le resistenze del suo ex partito. Da segnalare i due consiglieri della civica Regione Facile (centrosinistra) Alessio Monaco e Lorenzo Berardinetti e i due di Abruzzo Civico Andrea Gerosolimo e Mario Fiorentino Olivieri. Nel centrodestra ci sono soprattutto conferme (Lorenzo Sospiri, Mauro Febbo, Paolo Gatti) ed esclusi eccellenti (Lanfranco Venturoni). Tutte matricole gli eletti del Movimento 5 Stelle, e tutti sconosciuti ad eccezione della Marcozzi. Comunque vada sarà un consiglio che farà storia. E che ai primi punti in discussione dovrà porre proprio l’anomalia che ha permesso agli attuali eletti di sedere sugli scranni: la presenza di una inaccettabile discriminazione di genere. Da sostituire con quella che la senatrice Marinucci chiama «discriminazione positiva»: quote rosa.
«Emiciclo con poche donne, una sconfitta». Gemma Andreini (Pari opportunità) amareggiata: «Occorreva la doppia preferenza»
PESCARA Non c'è posto per le donne nel consiglio regionale abruzzese. Questo almeno quello che risulta dalla competizione elettorale del 25 maggio, in base alle preferenze espresse dagli abruzzesi che due giorni fa hanno incoronato il candidato del centrosinistra Luciano D'Alfonso nuovo presidente della Regione. L’unica candidata donna certa di entrare all'Emiciclo per il momento è Sara Marcozzi, che era candidata presidente per il movimento Cinque stelle, e candidata al proporzionale nella circoscrizione di Chieti. incerta è Nicoletta Verì (Nuovo centrodestra) che confermerebbe la sua presenza dopo la legislatura appena passata. È amareggiata Gemma Andreini, presidente della commissione pari opportunità della Regione, mentre analizza i dati elettorali: «Il mio commento a caldo è di amarezza», dice, «perché noi per prime una volta insediate nel 2013 siamo scese in campo per ottenere la legge sulla doppia preferenza di genere nella consultazione elettorale. La politica non ha voluto, ed ora ci ritroviamo così. La doppia preferenza avrebbe comportato maggiori possibilità di essere votate». La Andreini riflette sul lavoro svolto dalla commissione nei mesi precedenti. Il suo gruppo non ha da rimproverarsi nulla, e c'è qualcuna che si è messa in gioco in prima persona. «Rosaria Nelli, che fa parte della commissione, si è candidata nonostante sapesse le difficoltà, ha lavorato tanto, e non ce l'ha fatta. Io penso che gli uomini già forti di un'esperienza politica partano in questo senso avvantaggiati», dice la Andreini, «hanno contatti, un consenso consolidato. Sono facilitati». Insomma, l'inserimento nella scheda elettorale della doppia preferenza di genere avrebbe aiutato una presenza rosa nell'assise. «Con gli auguri al neo eletto presidente, speriamo di poter avere con lui un colloquio aperto. Tanti sono i progetti in corso di svolgimento, tanti quelli ancora da realizzare. Ed anche dove la doppia preferenza è stata inserita, come nelle amministrative, bisogna apportare dei correttivi, perché le donne comunque non sono state adeguatamente tutelate».