PESCARA Il voto d’opinione, che si esprime soprattutto alle Europee, in Abruzzo ha premiato il Movimento 5 Stelle, mentre ha parzialmente penalizzato il Partito Democratico, la cui performance è risultata decisamente inferiore rispetto alla media nazionale. Il partito del premier, infatti, lungo lo Stivale si è attestato al 40,8%, staccando di quasi venti punti percentuali i grillini, mentre nella regione si è fermato al 32,4%, braccato dal M5S con il 29,7%. L’effetto-Renzi, che in tutta Italia ha fatto volare i democratici, in Abruzzo c’è stato, ma è stato meno forte. Se ne ha una conferma anche osservando i flussi di voto relativi alle regionali. Nella corsa alla carica di governatore, Luciano D’Alfonso ha distanziato di quasi 17 punti il candidato del centro-destra Gianni Chiodi e di quasi 26 punti la grillina Sara Marcozzi, ma il Pd ha preso quasi 50 mila voti in meno rispetto alle Europee, assestandosi al 24,5%. Nell’altra competizione regionale, che ha chiamato in causa il Piemonte, il candidato del centrosinistra, Sergio Chiamparino, è stato eletto con il 47%, riportando percentuali simili a quelle di D’Alfonso, ma il Pd ha fatto la parte del leone, incassando il 36,1% dei consensi. Il voto del Pd abruzzese, in buona parte, è stato eroso dalle liste civiche messe in campo da D’Alfonso, come Regione Facile, che ha ottenuto il 5,5% e dal ruolo giocato da figure discusse, ma grandi portatrici di voti, imposte per vie traverse dal neo-governatore. Basti pensare ad alcuni candidati ospitati da Abruzzo Civico, che a L’Aquila hanno fatto il pieno: il contestatissimo Andrea Gerosolimo ha sfiorato le 5.500 preferenze, mentre l’ex assessore regionale di centro-destra, Daniela Stati, ha superato i 3 mila voti. In Abruzzo, in sostanza, ha trionfato D’Alfonso e ha vinto il Pd. Le tendenze elettorali, in poche parole, sembrano indicare un disallineamento rispetto al nuovo corso renziano. A corroborare tale ipotesi, la freddezza con la quale il premier ha accolto la vittoria abruzzese, che è risaltata in modo ancora più evidente, alla luce dei festeggiamenti per il successo in Piemonte. D’Alfonso non ha ricevuto telefonate di auguri dalla presidenza del Consiglio e Renzi non si è neanche sognato di associare la propria immagine alla campagna elettorale abruzzese. Più indizi fanno una prova. L’altra faccia della medaglia è la buona affermazione dei grillini abruzzesi alle Europee: se a livello nazionale il Movimento 5 Stelle ha ottenuto il 21,1%, in Abruzzo ha lambito quota 30%. E’ il sintomo che quella proposta di cambiamento, con la quale Renzi ha trascinato dalla sua parte buona parte degli italiani, in Abruzzo è apparsa almeno in parte contraddittoria o comunque offuscata, e ha fornito linfa preziosa agli affondi anti-sistema dei grillini. Marcozzi e compagni, a ben vedere, hanno retto anche alle regionali, affermandosi come seconda forza politica abruzzese, alla loro prima apparizione nella regione. Certo, non c’è stato l’exploit che qualcuno aveva profetizzato e alla Regione, rispetto alle Europee, il M5s conta quasi 60 mila voti in meno. Ma è un’emorragia fisiologica, al cospetto delle macchine da guerra messe in campo dagli altri schieramenti e in particolare dal centro-sinistra, che ha schierato otto liste collegate e autentiche spugne delle urne come Donato Di Matteo e Giorgio D’Ambrosio, che pure, questa volta, è andato al di sotto delle attese. La cartina di tornasole è il trend di Abruzzo Civico, la lista egemonizzata da Scelta Civica: alle Europee, dove ha corso sotto il nome di Scelta Europea, il dato appare irrisorio (1,1%), mentre alle regionali, dove ha riempito le liste di grossi calibri, senza andare tanto per il sottile, ha quasi quintuplicato la percentuale. Quanto più le elezioni assumono un carattere locale, insomma, tanto più i grillini cedono consenso: 15,1% a Pescara, 17,8% a Montesilvano e 7,5% a Teramo. Eppure, le argomentazioni sono le stesse. Da una parte, però, nel voto per le amministrative tornano a galla le potenti reti lobbistiche e clientelari, dall’altra sembra essere diventata ineludibile, per il Movimento 5 Stelle, una seria riflessione sulla selezione del personale politico e dei candidati. Anche Forza Italia, seppure in maniera meno marcata, in Abruzzo è stata premiata dal voto d’opinione: 18,7% alle Europee, ovvero due punti al di sopra della media nazionale. Alle regionali, il principale partito del centro-destra è sceso al 16%, pagando dazio alle divisioni con Fratelli D’Italia-An e con il Nuovo Centrodestra. Ncd, in particolare, sembra essere riuscito a schierare candidati ben radicati nel territorio e in grado di erodere consensi agli alleati.