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Pescara, 18/03/2026
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Data: 28/05/2014
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pescara Pd e alleati puntano a 32 seggi. Due le ipotesi condizionate dall’esito del ballottaggio. Alessandrini: «Niente alleanze»

PESCARA Le certezze arriveranno con il ballottaggio, ma all’indomani del primo turno day è già possibile immaginare l’assetto del nuovo consiglio comunale di Pescara. In caso di vittoria e forte del 43 per cento dei voti ottenuti al primo turno, Marco Alessandrini avrebbe diritto al premio di maggioranza di 32 seggi, il 60 per cento dell’assemblea. Di questi 12 andrebbero al Pd, 2 a Sel, 2 alla lista Teodoro, 1 ai Liberali-Cd-Popolari, 1 a Persone comuni per Pescara e 1 a Pescara insieme-Bene comune. Gli eletti del Pd sarebbero Antonio Blasioli, primo con 1546 preferenze; Paola Marchegiani (1478); Sandra Santavenere (1043); Giacomo Cuzzi (854); Enzo Del Vecchio (813); Francesco Pagnanelli (709); Giuliano Diodati (580); Antonio Natarelli (462); Carlo Gaspari (431); Marco Presutti (382); Emilio Longhi (351); e Piero Giampietro (314). Con Sel entrerebbero in consiglio Giovanni Di Iacovo (564) e Ivano Martelli (318); con Scegli Pescara Massimiliano Pignoli (1056) e Piernicola Teodoro (701); sotto il simbolo di Liberali-Cd-Popolari Adelchi Sulpizio (453); per le due liste di Alessandrini Lola Berardi (211) e Adamo Scurti (269). La nomina degli assessori permetterebbe poi ai primi dei non eletti di fare un balzo in avanti nella graduatoria occupando i posti lasciati vacanti in consiglio. L’ipotesi più probabile, immaginando un governo cittadino composto da 5 assessori del Pd e uno a testa per gli alleati, è il ripescaggio di Simona Di Carlo, Tiziana Di Giampietro, Fabrizio Perfetto e Pierpaolo Zuccarini (il più a rischio in caso di nomina di un assessore esterno) per il Pd, ma anche Daniela Santroni (Sel), Bruno Pierangelo (Lista Teodoro) e Riccardo Padovano (Liberali).
L’opposizione, invece, dovrebbe spartirsi i 12 seggi rimanenti. Cinque andrebbero a Forza Italia e sarebbero occupati dal candidato sindaco non eletto Mascia, Vincenzo D’Incecco (825), Marcello Antonelli (713), Eugenio Seccia (640) e Fabrizio Rapposelli (615); uno a Pescara futura con Carlo Masci (504) o, in caso di un suo ritiro, a Berardino Fiorilli (451), vice sidnaco uscente sul filo dell’esclusionec; tre al Nuovo centro destra, ovvero Testa, Alfredo Cremonese (490) e Massimo Pastore (476); e tre al M5S, Enrica Sabatini, Erika Alessandrini (423) e Massimiliano Di Pillo (274).
Salvo apparentamenti, resteranno esclusi dal consiglio i rappresentanti delle altre liste in corsa, fra cui anche nomi illustri del panorama politico locale, come l’assessore uscente Gianni Santilli, che pur avendo un bottino di 745 voti non potrà occupare un posto in consiglio a causa del flop della lista Pescara in Testa. Come lui, anche gli ex assessori Cerolini e Del Trecco, i candidati a sindaco Loredana Di Paola e Vincenzo Serraiocco, nonché l’ex presidente del consiglio Roberto De Camillis.
Ma cosa accadrebbe, invece, se al ballottaggio fosse stravolto il risultato del primo turno e il sindaco uscente venisse rieletto? In quel caso, immaginando che il ribaltone avvenisse grazie ad un sodalizio con il Ncd e che Mascia raggiungesse il 60 per cento di preferenze, guadagnando così il premio di maggioranza, a Fi spetterebbero 10 consiglieri (rientrerebbero anche Del Trecco, Renzetti, Cerolini, Filippello, Maria Rita Carota e Di Pino); 3 a Ncd, includendo Andrea Salvati; 3 a Pescara futura, compreso dunque Andrea Di Marco; uno a Fratelli d’Italia, che spetterebbe a Armando Foschi; e due a Pescara in testa, occupati rispettivamente da Gianni Santilli e Sergio Pace. Anche in questo caso, ovviamente, la composizione della giunta potrebbe aprire le porte ai primi fra i non eletti, mentre si dimezzerebbero i posti per l’opposizione.

Alessandrini: «Niente alleanze». Il candidato sindaco
del Pd già al lavoro in vista del ballottaggio

PESCARA «Niente apparentamenti: andiamo avanti sereni con la nostra squadra ed escludo accordi con altri partiti in vista del ballottaggio. E’ la formula seguita dal partito nazionale ed è quella che anche io intendo seguire». Va subito al sodo, Marco Alessandrini, candidato sindaco del centrosinistra forte del sostegno e della fiducia del 43 per cento dei pescaresi conseguito al primo turno. Risultato che in parte ha sorpreso anche lui: «Alla vigilia del voto pensavo che mi sarei attestato tra il 35 e il 40 per cento, tenendo una linea low profile - ha raccontato Alessandrini -. Ma il vento è cominciato a cambiare domenica sera, e a soffiare più forte, quando sono usciti i dati delle Europee con il 41 per cento del Pd di Renzi. Notizie incoraggianti che in Abruzzo il candidato presidente Luciano D’Alfonso ha saputo confermare e migliorare con un successo importante. Dato al quale anche l’elettorato di Pescara città si è uniformato».
Il trionfo di D’Alfonso è per Alessandrini un passo avanti verso un obiettivo importante: diventare il nuovo sindaco di Pescara. Effetto Renzi e D’Alfonso a parte, lui è preparato a metterci del suo come valore aggiunto. Ecco come: «La condivisione delle scelte per Pescara sarà il mio marchio di fabbrica - ha spiegato Marco Alessandrini -. Renzi in campagna elettorale ha usato una frase efficace, “la speranza contro la rabbia e la protesta”. Ha vinto lui perché ha saputo indicare una via, la stessa che Luciano D’Alfonso ha saputo tracciare per il nostro Abruzzo. Da parte mia, il messaggio che mi identifica e che mi piace ripetere è questo: voglio essere un sindaco che ascolta e costruisce. Con queste stesse parole ho chiuso venerdì il discorso in piazza Salotto».
Condivisione e partecipazione, ribadisce Alessandrini, per rilanciare una città che in questi cinque anni ha subito e sofferto scelte calate dall’alto. «Ma la mia vuole essere un’apertura a tutti gli attori della politica cittadina, voglio coinvolgerli, insieme con la città, perché ci sono tanti progetti pronti a partire e non si può ogni volta dover ricominciare daccapo in consiglio comunale» spiega il candidato sindaco di centrosinistra.
Si è sentito con il sindaco uscente dopo lo scrutinio?
«Con Luigi Albore Mascia ho avuto un garbato scambio di sms per un reciproco in bocca al lupo. Siamo avversari in politica, ma anche colleghi essendo entrambi avvocati. Certo - seguita Alessandrini scherzando ma non troppo - lui si è sposato da poco e mi piacerebbe fare in modo che possa avere più tempo per stare in famiglia».
Mascia però non molla la presa, anzi la poltrona. E’ al di sotto del 23% e spera intanto di ricucire lo strappo con l’Ncd di Guerino Testa che vale il 12%. Non basterà per recuperare tutto il gap, però, come ha detto lui, quella del ballottaggio è un’altra partita. «Sono certo che lui venderà cara la pelle e io sono pronto a fare la mia parte. Tireremo le somme il 9 giugno».
E’ più sorpreso dal risultato di Mascia o di Testa? «Sono più sorpreso dal risultato del Movimento 5 Stelle, che davo tra il 20 e 25 per cento. Testa è andato secondo le previsioni, cioè molto meglio delle sue liste, e sommando il suo dato a quello del sindaco uscente si ottiene a mio avviso quanto ci si poteva aspettare dal centrodestra».
Già al lavoro per il ballottaggio? «Sì, niente riposo. Già stasera (ieri, ndr) ho in agenda una riunione operativa. Poi riprenderò una serie di incontri con cittadini e categorie produttive - dice ancora Alessandrini -. Convocherò quanti hanno concorso a questo risultato per ringraziarli tutti. Ora bisogna andare avanti e con maggiore entusiasmo perché ancora due settimane ci separano dal traguardo finale che speriamo tutti».
Contatti con Testa o spera di intercettare i voti dei cinquestelle? «Di Testa non ho neppure il numero di cellulare. Quanto ai grillini, non so se saprò intercettare in parte il loro elettorato, non mi avventuro in previsioni Penso ai miei elettori e alla filiera che con D’Alfonso possiamo costruire dal voto dell’8 giugno, perché Pescara torni a contare alla Regione e anche a Roma».

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