PESCARA A tre giorni dallo spoglio delle schede elettorali, la composizione del nuovo Consiglio regionale resta un complicato rebus da Settimana enigmistica. Le tessere del puzzle-Emiciclo cambiano con il passare delle ore, i nomi mutano come in una roulette impazzita. Entra nell’assemblea il democrat Antonio Innaurato, anzi no: lo scalza Marinella Sclocco. L’eletto di Sel è Vincenzo Cipolletti, anzi no: al suo posto si fa largo Mario Mazzocca. In Fratelli d’Italia-An seggio conteso tra Etelwardo Sigismondi e Giandonato Morra, anzi no: la formazione guidata da Giorgia Meloni non ottiene alcun seggio, mentre il Movimento 5 Stelle ne guadagna uno in più, dunque sei. Uno scenario in movimento, con aggiornamenti continui che ogni volta rimettono tutto in discussione. Insomma, un caos. Colpa della nuova legge elettorale regionale, approvata a marzo del 2013, che si presta a dubbie interpretazioni e che ha reso oltremodo complicato il calcolo di percentuali e resti. I ricorsi poi finiscono con l’aumentare il pasticcio, a cui dovrà porre rimedio la Corte d’appello con la proclamazione ufficiale degli eletti, attesa non prima della prossima settimana. Solo allora il presidente Luciano D’Alfonso potrà schierare in campo la sua squadra di governo. L’unica certezza che per ora balza agli occhi, scorrendo i nomi degli eletti e quasi-eletti, è l’assoluta penuria di volti femminili. Un Consiglio da fiocco azzurro, lo definisce Gemma Andreini: la presidente regionale della commissione per le pari opportunità stigmatizza l'anomalia dell’assemblea regionale abruzzese, in cui è quasi azzerata la componente femminile, ridotta appena a una, forse due rappresentanti. «Con ancora più convinzione di sempre, ripresenteremo a questo Consiglio la proposta di modifica dello statuto, per introdurre la doppia preferenza di genere alle prossime elezioni regionali» annuncia la Andreini. Non ha perso tempo neppure la consigliera di parità regionale Letizia Marinelli, che ieri ha scritto una lettera aperta a D’Alfonso: «Mi rivolgo a lei, perché uno dei prossimi compiti che la aspettano è la nomina degli assessori. Visti i risultati elettorali mi domando come potrà assicurare il rispetto delle norme costituzionali, nazionali e dello stesso statuto della Regione Abruzzo sul rispetto della parità di genere» scrive la Marinelli. La consigliera, oltre a sollecitare una modifica delle legge regionale con l’inserimento della doppia preferenza di genere, ricorda al neopresidente che l’assenza di donne nelle Giunte di altre Regioni è già stata censurata in passato dall’autorità giudiziaria, per esempio in Sardegna nel 2011. «Il principio della rappresentanza di entrambi i generi, in politica, non è consacrato soltanto a livello sovranazionale, in particolare dalla Carta di Nizza, che impone la parità tra i sessi in tutti i campi - ricorda la Marinelli -. Anche la nostra Costituzione garantisce condizioni di uguaglianza nell’accesso a tutti gli uffici pubblici». Vista la scarsità di donne all’Emiciclo, la consigliera di parità invita pertanto D’Alfonso a pescare un nome femminile per la sua Giunta all’esterno del Consiglio, per non incorrere in possibili ricorsi. E in ulteriori grane.
Sulla «vergognosa gestione dei risultati elettorali» Sel si impegna a fare chiarezza. Nel mirino l'appalto relativo alla gestione dei dati delle consultazioni regionali. «Il servizio offerto dalla Regione - afferma Sel - è stato vergognoso»
Far ripartire tutti i cantieri al palo: è una delle priorità che D’Alfonso indica per i suoi primi 100 giorni di governo. Ne ha parlato in una lunga intervista rilasciata a Silvano Barone, caporedattore del Tg3 Abruzzo, per un servizio in onda sabato
Affrontare i nodi che bloccano l'Abruzzo e la sua bassa competitività: lo chiede al neo governatore la Cisl, che auspica l’apertura di un confronto con le parti sociali. A D’Alfonso il sindacato propone un Patto per il lavoro e le riforme
«D’Alfonso ha fatto male i conti: io entro» D’Ambrosio è certo della sua elezione con il Centro democratico Morra pronostica tempi lunghi e una valanga di ricorsi
PESCARA Tra color che son sospesi ci sono almeno sei candidati. Sei personaggi in cerca di un seggio ballerino che ora appare e il momento dopo scompare. Da Giandonato Morra a Mario Mazzocca, da Giorgio D'Ambrosio ad Alessandra Petri, da Marinella Sclocco a Tonino Innaurato, tutti sperano di entrare e qualcuno è sicuro di avercela fatta. Ma in realtà nessuno ha la certezza matematica perché, come spiega saggiamente l'ex assessore regionale ai Trasporti, Morra, «l'ultima parola spetta alla Corte d'Appello e ci vorrà tempo. Queste elezioni saranno ricordate come quelle dei ricorsi e controricorsi». Nonostante sia stato il più votato in Abruzzo per Fratelli d'Italia, Morra rischia di restare fuori e al suo posto potrebbe entrare Alessandra Petri, candidata nel Pescarese, per questo usa molta prudenza. Chi ha più voglia di parlare è Giorgio D'Ambrosio, convinto di avercela fatta: «Entro in Consiglio regionale - spiega l'ex sindaco di Pianella che ha preso 1600 preferenze con Centro democratico - grazie alla cifra elettorale residuale della legge regionale che all'articolo 17 comma 6 premia la lista che ha ottenuto la più alta percentuale su base regionale. Centro democratico a Pescara e provincia ha preso il 7,76% contro il 6,41% della lista nell'Aquilano, mentre nel Teramano e nel Chietino sono rimasti molto più indietro. E poi, fra i partiti che potevano sperare di eleggere un consigliere con i resti, nel Pescarese Centro democratico è nettamente avanti a Sel e all'Italia dei valori». D'Ambrosio può esultare, allora, «e mi dispiace tanto per chi credeva che non sarei stato neanche eletto». Riferimento ironico a Luciano D'Alfonso che anche in chiusura di campagna elettorale, si era detto sicuro circa il flop di D'Ambrosio. «Qualcuno ha fatto male i conti e ha parlato con troppo anticipo - aggiunge l'esponente di Centro democratico - vuol dire che entrerò in punta di piedi a Palazzo dell'Emiciclo, attento a non disturbare». Ma prima o poi si ritroverà faccia a faccia con D'Alfonso, che succederà allora? «Ma che deve succedere? Io non serbo rancore e sarò lì per dare il mio contributo a chi vorrà apprezzarlo. Qualcuno storcerà il naso? Pazienza, se ne farà una ragione», chiude renzianamente. Nel balletto dentro-fuori c'è anche Marinella Sclocco, arrivata terza nella lista Pd del Pescarese dietro Donato Di Matteo e Alberto Balducci, ma probabile ripescata anche nella prospettiva di essere la quota rosa della Giunta D'Alfonso. Per la consigliera regionale uscente (e rientrante?) la storia potrebbe avere un lieto fine, magari anche con il ruolo di assessore delle politiche sociali, il settore che segue da sempre e al quale anelava. Marinella però deve fare i conti con il complicato calcolo delle percentuali di lista e degli equilibri provinciali. Nel Limbo, infine, c'è pure il candidato Innaurato (di nome fa Tonino) in bilico al pari degli altri. Situazione che ha mandato su tutte le furie Maurizio Catania, segretario del circolo Liberalpd di Lanciano, che lancia il suo grido di dolore dalla Frentania. «Il Partito democratico stravince le elezioni europee, Luciano D'Alfonso quelle regionali e l'onda di Matteo Renzi, guardacaso, non sfiora neanche la Regione Abruzzo - attacca -. A Lanciano hanno prevalso, invece, ancora una volta hanno prevalso le logiche delle poltrone e degli interessi personali rispetto a quelle del territorio. I personalismi e gli egoismi di alcuni politici locali che siedono già negli scanni del Comune di Lanciano lasciano questa città, ancora una volta, fuori dal Palazzo dell'Emiciclo. Abbiamo assistito anche a quanto sono stati voraci i maggiorenti del Partito democratico abruzzese nel fare incetta di voti su Lanciano dove si sarebbe potuto, invece, dare più forza e votare il candidato locale, Tonino Innaurato, che suo malgrado ancora oggi lotta all'ultimo voto».