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Pescara, 18/03/2026
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Data: 29/05/2014
Testata giornalistica: Il Messaggero
Lolli: «Mai in una giunta dove non c’è una donna». Ricostruzione senza più alibi e scuse. L’Aquila chiede di essere al centro dell’agenda del nuovo governatore

La vittoria è di Luciano D’Alfonso e di Pierpaolo Pietrucci anche se l’eroe del giorno è Giovanni Lolli. A lui il neo presidente ha chiesto di ricoprire un ruolo importante, minato tuttavia dalla impossibilità di eleggere una donna. La Sclocco sembra ancora in bilico. «Io ho avuto tanto e alla mia età devo essere coerente e dare degli esempi - ha esordito -. Io non entrerò in una giunta dove non ci sia una donna. Se rimane solo quel posto io mi batterò perché venga ricoperto da una donna. Ci si può rendere utili anche senza avere in cambio nessuna carica. Viene prima la comunità e poi la politica». Un esempio di lealtà di altri tempi quello di Lolli che ha scaldato i cuori all’interno del comitato democrat dove ieri era di scena l’analisi del miracolo. «D’Alfonso diventa presidente della Regione all’Aquila dove ottiene 56% a fronte di Pescara dove ha ottenuto 44,5% - ha spiegato il segretario cittadino, Stefano Albano -. Il Pd aquilano ha avuto la migliore performance in Abruzzo con il 28,8%. Ora L’Aquila dunque deve essere al centro dell’agenda perché entra in Regione da protagonista». Azzeccata dunque la scelta delle primarie aperte e il messaggio di rinnovamento: «A vincere è stata la città che in questi anni si è sentita abbandonata». Il sindaco Massimo Cialente ha sottolineato il carico di responsabilità che il partito assume anche nella filiera della ricostruzione annunciando la nascita di una regione nuova «che supera il campanilismo e che ha una nuova parola d’ordine: valorizzare le diverse aree dell’Abruzzo. L’Aquila e Pescara devono essere sinergiche ma non in competizione». Fra le priorità indicate dal sindaco, la sanità e norme che facilitino l’insediamento delle aziende. Pietrucci è stanco e motivato, la Altamura felice dei suoi 700 voti. Per Pietrucci L’Aquila deve diventare la protagonista della questione di tutte le aree interne: «Il capoluogo d’Abruzzo ha detto che deve essere portavoce di tutte le aree interne». Il neo consigliere ha sottolineato lo «straordinario risultato ottenuto anche nella Marsica con 400 voti e altrettanti nell’Alto Sangro. Oggi si completa la squadra con un consigliere aquilano che finalmente varca la soglia dell’Emiciclo».

Ricostruzione senza più alibi e scuse

Tutti impegnati a giocare questa importante e determinante partita con i colori del Pd. Mai, in passato, la filiera Comune, Regione e Governo si è tinta dello stesso colore. Mai, in passato, le tre porte d’ingresso si sono spalancate così tanto da consentire di entrare senza bussare. L’attenzione Superiore non va più elemosinata, le promesse non vanno più ricordate, non ci sono dubbi sulla lealtà di chi ha messo la Ricostruzione in cima alle priorità della propria agenda. La città e il territorio aquilano del cratere sismico, con il voto, un plebiscito per il Pd e i suoi attori principali, hanno aperto, senza indugi, il conto della fiducia incondizionata, raccogliendo l’appello di chi chiedeva più forza e voce da tradurre immediatamente in lavoro e risultati sul campo per una ricostruzione rapida e senza intoppi burocratici e politici. Se non dovesse essere così, i due aquilani (Cialente e Lolli) apparsi a piazza Salotto, al fianco di D’Alfonso, non avrebbero vestito i panni dei cosacchi che portano i cavalli ad abbeverarsi alla fontana di Trevi, bensì degli «utili idioti» nel gergo politico. D’Alfonso, d’altronde, ha giocato per intero la sua campagna elettorale sulla delicatezza dell’equilibrio territoriale, tessendo una tela che lo ha portato a cogliere all’Aquila il successo parziale più robusto e significativo, impensabile 40 anni fa, ma adesso dovrà correggere lo strabismo interno di un Abruzzo che, oggi, farebbe fatica a comprendere l’accelerazione sulla Nuova Pescara anteposta alla dichiarata priorità della legge per la ricostruzione dell’Aquila e del cratere.
«Non abbiamo più scuse e, finalmente, ci troviamo nelle condizioni dell’Umbria, con Regione, Comune e Governo in mano al centrosinistra, per di più con un Renzi uscito rafforzato incredibilmente dal voto», conferma Giovanni Lolli: «Ora ci sono tutti gli strumenti, non abbiamo più alibi. La Nuova Pescara un ostacolo sulla strada della legge per L’Aquila capoluogo? La vera scommessa è rompere il dualismo che è stato la tomba dell’Abruzzo perché ogni volta le cose andavano divise per due. Pescara e L’Aquila hanno vocazioni diverse; un rafforzamento dell’una non va a denutrimento dell’altra. Io nella squadra di D’Alfonso? L’hashtag è #Lolli sta tranquillo, credo di aver dimostrato in questo anno di essermi reso utile anche senza ruoli istituzionali, sono a disposizione». «Adesso non ci sono più ostacoli, sarà più facile gestire alcune questioni - aggiunge Massimo Cialente -. Mi aspetto un grande rilancio che passi per il rispetto delle vocazioni di Pescara e L’Aquila. Teramo? La vedo un po’ ferma per colpa della classe dirigente». L’ultima e postuma stilettata a Chiodi e al centrodestra di governo, ma proprio quella classe dirigente è stata in questi anni un confortante paracadute-alibi per il Cialente colpevole, incauto e strabordante Masaniello che gridava alla luna su tasse, ricostruzione e governance, tra una dimissione e l’altra. Ora anche il sindaco, anzi, lui più di tutti, non ha alibi.

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