PESCARA «Ho in mente un progetto politico per il centrodestra abruzzese che superi gli steccati e che riunisca in una grande visione tutti i moderati. Questo sarà il mio ruolo politico in futuro. Ne parlerò a breve». Rieccolo Gianni Chiodi, a tre giorni da una sconfitta che pesa ma che non ha svuotato né le energie, né le ambizioni del governatore uscente. Qualcuno, anche nel suo partito, vorrebbe già vederlo ai giardinetti. Lui rilancia, ponendosi addirittura alla guida del progetto di rinascita della sua parte politica.
Ma da Forza Italia si sottolineano gli errori della campagna elettorale con la matita rossa. Il deputato Fabrizio Di Stefano: «In epoca non sospetta avevo detto che D'Alfonso era battibile, ma bisognava organizzarsi per tempo. C'è indubbiamente un dato nazionale che ci ha penalizzato, ma è necessario riflettere sul consistente distacco accumulato in Abruzzo». Di Stefano fa rilevare l’errore della sproporzione delle forze in campo: «Strategicamente avevo segnalato che quattro liste di appoggio a Chiodi, a fronte delle otto di D'Alfonso, ci avrebbero penalizzato. Basta valutare i consensi ottenuti dalle liste civiche del centrosinistra per capire che è andata proprio così». E sull'inchiesta giudiziaria che ha coinvolto Chiodi ribalta il tavolo della discussione: «Spero che l'azione della magistratura non abbia pesato più di tanto sull'esito del voto, perché se fossero davvero le vicende giudiziarie ad influenzare gli elettori, il fardello accumulato dal centrosinistra, e non mi riferisco solo a D'Alfonso ma anche alle inchieste sull'Aca, avrebbe dovuto spostare il peso della bilancia dalla nostra parte». Poi parla al suo partito: «Le valutazioni in un altro momento, ma è indubbio che Fi non può schierare candidati che non arrivano alle mille preferenze. E in provincia di Chieti, non aver voluto candidare Prospero e Paolini è stato un errore». Adesso, però, non è il momento dei processi ma di ripartire: «La sfida è iniziata e siamo pronti a sostenerla sino in fondo. Il primo impegno è rivedere una legge elettorale sbagliata che ha creato solo confusione. Va rilanciata subito la doppia preferenza di genere: non è possibile un monocolore maschile in Consiglio regionale».
Chi vede rosso è l'assessore uscente Mauro Febbo: «I vertici del mio partito dovrebbero dimettersi e convocare subito un coordinamento. Da luglio mi sgolo dicendo che si doveva votare a novembre. Chiodi parla di inchieste ad orologeria, ma se era davvero convinto che questo avrebbe determinato la sconfitta, perché non si è cambiato cavallo?».