PESCARA Ma quale conta delle pecore. Ma quali dimissioni. Forza Italia è cresciuta. Parola di coordinatore regionale. E infatti invece del passo indietro Nazario Pagano si difende e contrattacca alle critiche palesi dell’assessore uscente Mauro Febbo e a quelle sotterranee di una parte (non piccola) del partito squadernando cifre e percentuali: «Voglio sottolineare che, rispetto al 2013, Forza Italia si è sottoposta per la prima volta al giudizio degli elettori e ha ottenuto il 16,63% per un totale di 111.212 voti. A questa percentuale va però sommato il risultato di formazioni politiche che erano organiche all'allora Popolo della Libertà. Sommando infatti al dato ottenuto da Forza Italia quello del Ncd (6%) e della Lista Civica Abruzzo Futuro, costola di Forza Italia col 3,75%» osserva Pagano, «si ottiene il 26,38%, ossia il 2,54% in più rispetto alle elezioni politiche del 2013 dove il PdL aveva ottenuto il 23,84%. Questo incremento» riflette il presidente regionale di Forza Italia «si è ottenuto pur con una affluenza molto minore (61,57% nelle ultime regionali, rispetto al 75,95% delle politiche del 2013). Sempre rispetto alle elezioni politiche del 2013 dove la coalizione di centrodestra aveva ottenuto il 29,53%, in queste elezioni europee abbiamo ottenuto come coalizione il 30,23%, incrementando il consenso dello 0,7%. Il problema della sconfitta elettorale ha dunque un'altra origine e natura, e chi oggi ha criticato in maniera fuorviate lo ha fatto soltanto per altri obiettivi». Sarà pure così, ma il partito non è per nulla soddisfatto dell’esito del voto. Non tanto per la perdita «inattesa» della Regione (due giorni prima del voto Pagano dichiarò: «D’Alfonso perderà, se ne faccia una ragione»), ma per l’entità della sconfitta, per la gestione della campagna elettorale, per la composizione delle liste. Tutte critiche che Febbo, nell’intervista al Centro di ieri, ha esplicitato con grande chiarezza, invitando il coordinatore regionale ad «assumersi le sue responsabilità». Ma nel partito pochi parlano, anche perché, si spiega, ogni decisione viene poi demandata a Roma e a Silvio Berlusconi. Non parla neanche un grande critico dell’attuale gestione del partito Gianfranco Giuliante, assessore uscente alla Protezione civile: «Ho parlato quando tutti gli altri tacevano, adesso che è facile parlare mi taccio». Ma nei conversari, nei capannelli dentro e fuori le sedi elettorali ormai in disarmo, i commenti non sono bonari. C’è chi dice che Pagano avrebbe fatto un errore a candidarsi mantenendo la carica di coordinatore regionale. Chi dice che ha impostato male la campagna elettorale, e che in giro nei seggi non si sono visti rappresentanti di lista, e che comunque non ci sia stato un dibattito dopo il voto e neanche un comunicato ufficiale del partito per commentare i dati. «Non c'è un partito», dice un esponente di Forza Italia, «e non ci sono in vista convocazioni di una riunione per l’analisi del voto. Tutto sembra dipendere da Berlusconi». E ormai la sensazione è che la vera resa dei conti ci sarà solo dopo i ballottaggi per le comunali. A Roma e nel partito abruzzese. Fino a quel momento Forza Italia resta in freezer.