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Pescara, 18/03/2026
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Data: 29/05/2014
Testata giornalistica: Il Tempo d'Abruzzo
Acerbo fuori dai giochi «Colpa della legge Pd» «La mia lista ha preso 8000 voti in più del 2008 Non mollo. Tornerò a dare volantini in strada»

PESCARA Fuori Maurizio Acerbo, dentro Donato Di Matteo e Giorgio D'Ambrosio nel nuovo Consiglio regionale. Quanto basta per scatenare il leader di Rifondazione comunista, che con il 3,2% non è rientrato a Palazzo dell'Emiciclo. «Per forza, - sottolinea Acerbo - la nuova legge elettorale fissa il quorum al 4% ed è stata voluta espressamente dal Pd per farmi fuori. Ci sono riusciti, ma continuerò la battaglia fuori dal Palazzo. Vuol dire che ricomincerò a fare volantinaggio, come ai vecchi tempi». Non è deluso per l'esclusione: «La mia lista ha preso quasi ottomila voti in più del 2008, se pensiamo che allora con noi c'era Sel e non c'era ancora il Movimento 5 Stelle». Dentro D'Ambrosio e Di Matteo, per Acerbo significa una sola cosa: «Ha vinto il partito dell'acqua. I cittadini hanno seguito le indicazioni della politica dei poteri forti». Il ritorno di Di Matteo e il debutto di D'Ambrosio in Consiglio regionale, però, non sono una sorpresa per Acerbo: «Non sono una sorpresa - spiega - perché nella nostra regione c'è tutto un clima, un contesto di complicità, connivenze, convenienze al quale i cittadini sono rassegnati e contro il quale non si ribellano. Del resto, il Pd in primis ha fatto di tutto per portarli alla ribalta ed è normale che ce li ritroviamo nei posti di comando. E nessuno può credere alla storia che D'Ambrosio fosse inviso a D'Alfonso e allo stesso Pd, è stato solo un teatrino messo su per dare una parvenza di trasparenza alle scelte complessive, in realtà già scritte e sottoscritte da tutti. Sono stati fatti i salti mortali per imbarcare tutto e tutti, e ora vogliono farci credere pure che il pd fosse contro D'Ambrosio, che D'Alfonso sia scettico su Di Matteo... Tutte balle». Attenti a quei due, sembra dire Acerbo, «contro i quali mi sono ritrovato a combattere spesso isolato, sbeffeggiato. Dalla battaglia sull'acqua inquinata di Bussi prima del 2007». Poi ricorda un episodio che ritiene illuminante circa il clima che si è venuto a creare nelle stanze del potere: «Quando iniziai a denunciare il caso dell'acqua di Bussi e quando fu acclarato che ci avevano fatto bere acqua avvelenata eravamo nel 2007. Ebbene, l'anno dopo Donato Di Matteo fu candidato dal Pd alle elezioni comunali di Pescara e, pur non essendo pescarese, prese più di mille voti». Questo fatto, secondo Acerbo, è sintomatico di quanto sia forte il peso della politica clientelare: «Ma ci pensate che Di Matteo è stato prosciolto perché ha sostenuto di non aver mai aperto la posta che arrivava all'Aca? In Germania, uno come Di Matteo non sarebbe mai stato candidato, mentre qui lo eleggono in pompa magna e sarà parte determinante nel prossimo governo della Regione, al fianco di D'Alfonso. Purtroppo siamo in Abruzzo e io mi sento più tedesco che abruzzese». Quanto a D'Ambrosio, Acerbo ricorda «le responsabilità politiche nella gestione dell'Ato e del periodo durante il quale 700mila cittadini delle province di Pescara e Chieti hanno bevuto acqua contaminata. Se non c'è malafede e non c'è neppure responsabilità penale, c'è almeno quella politica, e D'Ambrosio non può far finta di niente». Acqua amara per Acerbo che se la prende anche con i cittadini: «C'è molta gente a sinistra che va ai convegni culturali, che legge, si documenta e poi sceglie Di Matteo e D'Ambrosio. Per me questa è gente che crede di essere di sinistra, ma in realtà non lo è perché fa il gioco dei poteri forti ed è complice delle logiche clientelari». Fuori Acerbo dall'Emiciclo, l'opposizione perde una sentinella dei poteri forti? «Dico solo che lo stesso presidente Chiodi mi ha dato atto dell'opposizione coerente che ho svolto. In cinque anni, se non ci fossi stato io sarebbero passate centinaia di porcate, che invece sono riuscito a sventare». Fuori lui, allora, chi raccoglierà il testimone di controllore? «Mi auguro che ci pensino i consiglieri del Movimento 5 Stelle, visto che saranno tanti in aula, altri in grado di recitare questo ruolo non ne vedo. Spetta a loro leggere e studiare le carte, un lavoro duro, ma indispensabile per rendere un buon servizio ai cittadini che li hanno eletti».

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