Quello che è percepito nella quotidianità: la sensazione di non aver varcato alcun confine quando da Pescara ci si reca alla multisala dell’Arca di Spoltore, o si percorre lo stesso lungomare senza accorgersi di aver superato il cartello di Montesilvano, diventerà realtà istituzionale con la fusione dei tre Comuni nella Nuova Pescara. La vittoria dei sì al referendum consultivo di domenica scorsa, al quale hanno partecipato 111.470 cittadini nel giorno della grande abbuffata elettorale. Il 64% dei votanti ha detto sì alla fusione di Pescara, Montesilvano e Spoltore. Ora la palla passa al Consiglio regionale, dove l’esito del referendum entro due mesi dovrà essere tradotto in proposta di legge dal neo governatore Luciano D’Alfonso. Da quel momento inizierà il lungo iter che dovrebbe portare alla legge per l’istituzione del Comune metropolitano da oltre 200.000 abitanti. Nello spirito dei promotori del referendum tutto si tradurrà in un considerevole abbattimento dei costi della politica, una migliore razionalizzazione dei servizi e delle infrastrutture e, soprattutto, in un utile abito extralarge quando si busserà a denari a Roma o a Bruxelles.
Carlo Costantini, promotore del referendum, si gode la vittoria del Sì: «È un risultato entusiasmante per i cittadini e le imprese. Tutti hanno colto il senso di questa riforma, ma sia il risultato che l’affluenza al voto sono stati per noi davvero inaspettati. Una indicazione chiara sulla voglia di semplificare che anima i cittadini e che ci fa ben sperare per il futuro». Nicola Mattoscio, presidente della fondazione Pescarabruzzo, è una delle colonne del comitato promotore del referendum. Oggi anche lui si gode le vittorie del Sì in tutti i centri, pur essendo consapevole che il cammino della Nuova Pescara è ancora lastricato di trappole: «È stato un bellissimo esempio di democrazia, ma attenti, con il referendum non si vuole sopprimere nulla. La nuova città nascerà riconoscendo le singole municipalità. Nessuna delle tre città vedrà annullata la propria identità storica, le proprie peculiarità. Quello che arriverà sarà una nuova governance». Insomma, la Nuova Pescara non dovrebbe essere uno spauracchio per nessuno. Anzi, secondo Mattoscio potrebbe essere «una straordinaria occasione anche per il rilancio dell’Aquila». Precisazione d’obbligo perché la politica è in agguato da sempre, e in modo trasversale, contro la fusione dei tre Comuni. Operazione che non piace soprattutto al Pd. Roberto Mascarucci, urbanista della d’Annunzio e anima scientifica del progetto, conferma la piena compatibilità del maxi Comune costiero con gli altri sistemi urbani interni: «È l’intero Abruzzo - spiega - che si muove su queste coordinate, in vista soprattuto della nuova stagione di programmazione dei fondi comunitari».
Guarda intanto al sodo il presidente della Camera di commercio, Daniele Becci: «Con il sì al referendum i cittadini sono stati estremamente pratici, perché vivono già quotidianamente questa realtà metropolitana. Tutto ciò che è tre diventerà uno. Questo si tradurrà anche in meno tasse e in una maggiore considerazione da parte dello Stato centrale». Un progetto che per il presidente dell'ente camerale metterà in circolo in pochi anni risorse aggiuntive per 300milioni di euro, infrangendo il patto di stabilità imposto ai singoli Comuni.