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Pescara, 18/03/2026
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Data: 29/05/2014
Testata giornalistica: Il Centro
«La Nuova Pescara 12esima città in Italia». I promotori del referendum dopo la vittoria: 150 milioni di euro senza i vincoli del Patto di stabilità

PESCARA La fusione di Pescara, Montesilvano e Spoltore in un unico grande agglomerato urbano consentirà di liberare, nei prossimi anni, 150 milioni di euro senza i vincoli del Patto di stabilità. Lo hanno detto, ieri mattina, i promotori del referendum consultivo che si è svolto domenica scorsa in concomitanza con le elezioni comunali, regionali ed europee. I 64.891 cittadini (il 64 per cento dei votanti) che hanno detto sì alla “Nuova Pescara” adesso dovranno attendere i tempi tecnici necessari per avviare l’iter legislativo. La normativa di riferimento prevede, infatti, sessanta giorni di tempo dalla proclamazione dell’esito del referendum per dare inizio all’iter legislativo. Ad occuparsi della materia sarà il neo presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, che dovrà darne mandato al consiglio regionale. «Diventeremo l’undicesima o la dodicesima città in Italia», ha spiegato Carlo Costantini, tra i promotori del progetto di unificazione delle tre città dell’area metropolitana. «Il contesto semplificato e sburocratizzato ci consentirà di essere tra le maggiori aree produttive a livello nazionale, consentendo di utilizzare i fondi pubblici anche per la ricostruzione dell’Aquila». Le economie, le agevolazioni per famiglie e imprese e i maggiori trasferimenti dallo Stato, che dovrebbero arrivare nei prossimi dieci anni, sono stati snocciolati nel corso di un incontro nella sede della Fondazione PescarAbruzzo, a cui hanno partecipato Carlo Costantini, il presidente della fondazione Nicola Mattoscio, il presidente della Camera di commercio Daniele Becci, il docente di Urbanistica all’ateneo d’Annunzio Roberto Mascarucci e Daniele Angiolelli, docente universitario e redattore dello studio sulla fusione di Pescara, Montesilvano e Spoltore. «Il referendum», ha evidenziato Mattoscio, «non ha alcun intendimento soppressivo, ma vuole essere un’opportunità per i tre Comuni coinvolti. Nessuna città esistente vedrà annientata la sua storia, ma nascerà una nuova governance con una carta d’identità tutta nuova, che consentirà ai cittadini di essere più autorevoli e più credibili sul piano italiano ed europeo. Questa parte dell’Italia Centrale finora non ha avuto i numeri né la massa critica per incidere in maniera strategica sulla nuova Europa. I circa 300 Comuni in Abruzzo e gli 8mila in Italia sono una delle ragioni del declino socio-economico». In base alle stime del comitato promotore, nei prossimi dieci anni la “Nuova Pescara” potrà godere di 75 milioni di euro di risparmi e di altri 75 milioni di risorse statali da reinvestire sul territorio: un totale di 150 milioni di euro che potrebbero servire per il rilancio di aziende e imprese in difficoltà. Nei primi tre anni dalla costituzione della nuova amministrazione, inoltre, non ci sarebbe alcun vincolo imposto dal patto di stabilità e ci sarebbe spazio quindi per nuovi investimenti e per il pagamento degli impegni di spesa, garantendo una forte iniezione di liquidità nel sistema economico. Il progetto della “Nuova Pescara” si collega indirettamente alla realizzazione della macroregione Adriatico-Ionica che, come ha deciso il Consiglio europeo, dovrà essere attuato durante il secondo semestre di presidenza italiana della Ue. «Ci saranno dei problemi», ha anticipato Becci, «poiché la politica su queste cose ci gioca. Ma sono convinto che sarà un vantaggio e che bisognerà cambiare le regole e il modo di operare sul territorio». «Il successo elettorale del referendum», ha concluso Costantini, «dimostra che i cittadini hanno voglia di andare avanti e procedere con il cambiamento. I sindaci dei tre Comuni e il presidente della Regione a questo punto non potranno sottrarsi dal dare seguito al mandato elettorale».

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