ROMA Per capire quanto sia stato complesso incastrare tutte le tessere del puzzle del ricambio dei vertici in Ferrovie basta un solo dato. IL vecchio consiglio di amministrazione guidato da Mauro Moretti era composto di sole cinque persone. Tolto lo stesso Moretti e il presidente Lamberto Cardia, gli altri tre erano funzionari dei ministeri del Tesoro e delle infrastrutture che partecipavano gratis ai lavori del consiglio. Ieri l’assemblea delle Ferrovie ha deciso di portare da cinque a nove i componenti del cda. Tutto per trovare, probabilmente, un equilibrio tra le diverse anime della maggioranza. Il posto di Moretti sarà preso da Michele Mario Elia, fino ad oggi amministratore delegato di Rfi, la società che gestisce la rete. La sua nomina era la condizione che ha convinto l’ex numero uno delle Ferrovie a trasferirsi a Finmeccanica. Fin qui tutto nelle previsioni della vigilia. Alla presidenza, invece, la prima novità. Il posto di Cardia sarà preso dall’economista e professore della Luiss Marcello Messori, fortemente voluto dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Per le Ferrovie, dunque, non ci sarà l’alternanza uomo-donna che invece Renzi aveva imposto nelle altre società partecipate. Anche i pesi nel consiglio sembrano divisi con il bilancino. In quota Renzi entrano Simonetta Giordani, già capo delle relazioni istituzionali di Autostrade e sottosegretario alla cultura nel governo Letta. In quota renziana anche Federico Lovadina, avvocato tributarista toscano già nominato da Renzi nel consiglio di MercaFir. Considerati vicini a Maurizio Lupi, ministro vigilante sulle Ferrovie, sarebbero invece Giuliano Frosini (considerato in buoni rapporti anche con le strutture del ministero dell’Economia), già capo delle relazioni istituzionali di Terna, e Vittorio Belingardi Clusoni, già presidente delle Ferrovie del Nord e consigliere di amministrazione di Sea. Ritorno alle Fs, invece, per Daniela Carosio, già direttore della comunicazione del gruppo ferroviario. Gli altri due consiglieri sono Wanda Ternau e Gioia Ghezzi, già chief operating officer di Willis Group Holdings Public. Ieri l’assemblea ha anche approvato i conti di Ferrovie.
I CONTI
Il bilancio del 2013, il sesto consecutivo con segno positivo, si è chiuso con un utile netto di 460 milioni di euro. La crescita è stata determinata da un lato dall’incremento dei ricavi operativi, per la prima volta oltre gli 8,3 miliardi di euro (+1,2 per cento sul dato 2012), dall’altro dalla diminuzione dei costi operativi (6.299 milioni di euro, -0,2 per cento). L’Ebitda ha superato per la prima volta la soglia dei 2 miliardi di euro (+5,8 per cento rispetto al 2012), con un Ebitda Margin al 24,4% (+1,1 per cento). L’Ebit ha raggiunto e supera sempre per la prima volta gli 800 milioni di euro (818 milioni, contro i 719 di fine 2012), con un Ebit Margin al 9,8 per cento (8,7 per cento al 31 dicembre 2012). La performance del 2013, spiega una nota, è la sostanziale realizzazione di tutti gli obiettivi del Piano Industriale 2011-2015.