PESCARA La vera resa dei conti arriverà probabilmente dopo il ballottaggio per la scelta del sindaco di Pescara, come fa capire Lorenzo Sospiri, uno dei pochi consiglieri regionali uscenti a festeggiare la rielezione: «Si fanno i conti, come è giusto che sia, dopo il voto di Pescara. Per quel che riguarda la Regione la riflessione è semplice: o si è governato male, e così non è stato, o è stata governata male tutta la fase che ha preceduto la campagna elettorale. Quindi, si deve cambiare».
Ancora più esplicito Mauro Febbo, anche lui rieletto all'Emiciclo nelle liste di Forza Italia dopo essere stato per cinque anni e mezzo nella squadra di Chiodi. Da lunedì scorso Febbo ha assunto il ruolo di autentico picconatore e continua a chiedere la testa dei vertici del suo partito: «Mi auguro che Nazario Pagano convochi al più presto il coordinamento regionale presentandosi dimissionario e consentendo di aprire il dibattito che prima non c'è stato». Il neo consigliere non intende aspettare il voto di domenica 8 giugno per sapere come andrà a finire la sfida di Pescara, dove tra l'altro il centrodestra si appresta a contare i cocci di una divisione interna che ha spianato la strada alla sinistra: «Invito Pagano a convocare il coordinamento del partito entro venerdì. Intanto -avverte- per quel giorno ho organizzato un primo incontro con i miei amici per analizzare attentamente la situazione e gli scenari futuri». All'assessore uscente sono andate di traverso soprattutto le ultime dichiarazioni trionfalistiche di Pagano, a detta del quale con il voto di domenica scorsa Forza Italia avrebbe addirittura aumentato i propri consensi. E il messaggio è chiaro: «Nazario Pagano è l'unico abruzzese ed esponente di Forza Italia che non si è accorto della pesante batosta elettorale subita dal partito, ma vede addirittura un incremento di consensi». Poi l'affondo più duro: «Era palpabile da mesi che all'interno della struttura regionale c'erano direttori e dirigenti che stavano remando contro, assessori che meditavano il salto della quaglia. Per mesi -incalza Febbo- il coordinatore regionale e il presidente Chiodi non si sono occupati delle liste per le regionali, pensando unicamente alle problematiche di Pescara che sono rimaste irrisolte. Nessuno ha ritenuto di dover coinvolgere nella discussione i quadri e i dirigenti del partito». A Pagano viene poi addebitata la colpa della mancata applicazione delle legge 59: «Una variazione di bilancio che avrebbe consentito di dare un segnale concreto al territorio».
Febbo non si ferma più, avrebbe tanto altro da dire. Adesso aspetta il faccia a faccia con i suoi per il chiarimento finale. Se ci sarà.