PESCARA. «È un sogno: non lo senti il profumo d'Abruzzo?», dice all'amico che lo aspetta con ansia. Vittorio Canzano da Fossacesia, 73 anni, «all'America» dal 1962, stringe al petto la copia del Centro col Gran Sasso e la statua della Libertà. Dice che la conserverà. Tutti i passeggeri del New York-Pescara-New York viaggeranno, da oggi in poi, con il giornale degli abruzzesi a bordo. Il suo sorriso largo incrocia lo sguardo un po' preoccupato di papà Omero da Montesilvano, che va a preparare il matrimonio del figlio. Il regista Vincenzo, invece, ospite dell'amico avvocato Cetteo, sbarca per cercare scorci per un film da girare nella terra dei genitori, rispettivamente di Penne e Castiglione Messer Raimondo. La famiglia Di Donato, quelli delle vernici, padre e due figli, si sposta per affari. Destinazione Los Angeles. Roberto e la moglie Renata, infine, che abitano a un passo dallo stadio Adriatico, sono qui semplicemente per dire: quel giorno, io c'ero. Il sogno americano oggi è una realtà per i primi passeggeri del volo diretto, il primo in assoluto, tra l'aeroporto d'Abruzzo e il «Jfk» di New York. Nove ore di volo e poco più valgono la pena, sì, almeno a sentire chi va e chi viene sulla scaletta rovente, e non solo per il caldo, di quell'Airbus 330 bianco papalino, ma con la coda rossa, che arriva e riparte con puntualità svizzera.
LA PRIMA AMERICANA. Il primo «Auariù» che risuona nell'atrio dell'aeroporto vestito a festa è quello di Concetta Costa, siciliana di Siracusa che vive a New York ma ama Pescara «specialmente d'estate» tanto che ci è voluta tornare dopo i tre mesi di vacanza passati qui l'anno scorso. «Tutto bellissimo, viaggio tranquillo, ci hanno trattato benissimo. Ora, con questo volo, ci tornerò più spesso», dice mentre gli amici abruzzesi la trascinano fuori dalla calca di microfoni e telecamere.
IL PADRE ANSIOSO. Si chiama Omero Persico, è di Montesilvano, e a New York, dove ha vissuto molti anni della sua vita facendo il sarto, lo aspettano i confetti. Non i suoi, ma quelli del figlio Giovanni che vive in America e vuole mettere su famiglia. Oggi è la figlia Pamela ad accompagnare papà e a indicargli la strada più breve per il check-in. Si salutano con un bacio, lui guarda la figlia un po' perplesso ma poi si decide a imbarcarsi. «Ci torneremo, a New York, tutti insieme, a giugno per il matrimonio di mio fratello», dice Pamela che segue con lo sguardo il papà fino a quando non scompare dietro ai vetri doppi.
«PROFUMO D'ABRUZZO». Gli bastano un caffè e un respiro profondo per dire che, per davvero, è tornato nella sua terra. Vittorio Canzano sente «l'odore d'Abruzzo». Appena sbarcato confida che «purtroppo» vive a New York. Già, perché ama dal profondo la sua Fossacesia. «Comunque», spiega l'ex sarto che ha cominciato a Roma e poi ha tentato la fortuna negli States diventando manager d'azienda «con 344 operai sotto», «ho trovato un compromesso: sette mesi là e cinque qua, con i miei fratelli e le mie sorelle».
IL REGISTA. L'avvocato Cetteo Marchese abbraccia il suo amico regista Vincenzo Scarza che gli promette: «Farò un film sull'Abruzzo». E già pregusta la pasta alla chitarra, l'agnello e il vino doc. Un tour cinematografico-gastronomico tutto racchiuso in dodici giorni, con due puntatine a Roma e a Firenze. Insieme a lui la coppia Jody e Victor Della Barba, lei presidente dell'associazione regionale abruzzese di Filadelfia (200 gli emigrati iscritti) e lui pubblicitario. Nella loro mappa sono segnati in rosso i luoghi delle origini: Arielli, Schiavi d'Abruzzo e Cellino Attanasio. Sarà che c'è il sindaco, sarà la giornata storica, ed ecco che la signora, entusiasta, ferma un addetto e chiede: «Scusi, a quando il volo diretto per Filadelfia?».
IL VIAGGIO D'AFFARI. Non solo turismo ma anche bisinìss. Ecco gli imprenditori a fare la fila all'imbarco. Rinaldo Di Donato sta per partire insieme ai figli Antonio e Alba. La loro azienda, che produce vernici a Sambuceto, ha uno stabilimento a Los Angeles con sette dipendenti.
LE DUE TORRI. S'imbarca quasi per ultimo Roberto De Angelis, nato a Bussi ma residente a Pescara, che parte con un velo di rimpianto che gli si legge in faccia. Sta per salire la scaletta insieme alla moglie Renata Di Iorio quando allarga le braccia e dice: «Ho avuto la fortuna di vedere le due torri ancora in piedi. Poi è successa la catastrofe che le ha cancellate, ma io parto lo stesso: in questa giornata storica volevo esserci a tutti i costi. Staremo via una settimana: ci vediamo mercoledì prossimo».
PROVA SUPERATA. Chi doveva arrivare è arrivato, chi doveva partire è partito. Sono le 13,22 quando la morsa della tensione si allenta di colpo. L'Airbus che riparte punta dritto verso il mare, poi scompare alla vista di tutti. Il battesimo dell'aria, il primo volo da e per gli Stati Uniti, ha superato, dunque, gli esami a pieni voti. L'aeroporto blindato, i controlli severissimi, le telecamere, le panchine raddoppiate e tutte presidiate da poliziotti in divisa e in borghese e dai vigilantes privati. Non è passata neanche l'acqua. E non è certo un modo di dire: bagagli e passeggeri scrutati e riscrutati dai raggi X delle apparecchiature. Nessun problema. Può sorridere, ora, anche Roberto Cutraci, responsabile della sicurezza della società di gestione Saga che, indaffaratissimo, si era concesso solo un clic per la foto istituzionale col sindaco Luciano D'Alfonso, qui con l'assessore Moreno Di Pietrantonio. È contento due volte, D'Alfonso, una perché «oggi accade un grande fatto: l'Abruzzo, da Pescara, apre un ponte verso l'America». L'altra è perché «a luglio i miei parenti che vivono a Chicago torneranno qui proprio grazie a questo volo». E oggi arriva, in visita, il sottosegretario ai Trasporti Andrea Annunziata per parlare del potenziamento dello scalo abruzzese. Arrivi e partenze, sull'autostrada dell'aria.