Dicono che sia normale che a dieci giorni dal voto non si sappia ancora chi è stato eletto in Consiglio regionale. E sembrerebbe normale che non sia stato proclamato il nuovo presidente della Regione, sulla cui elezione non dovrebbero esserci dubbi. Se tutto questo è normale, preferiremmo vivere in un altro paese. Perché non è possibile che si concepisca un meccanismo elettorale tanto complesso e confuso. O che sia così lenta e inefficiente la macchina messa in piedi per farlo funzionare. Tutti ricordiamo, per esempio, il black-out dei dati sullo spoglio delle schede, lunedì 26 maggio. Anche quella era una cosa normale? Se la democrazia implica trasparenza e chiarezza nelle procedure, qui siamo davvero lontani dall’obiettivo. Il centrodestra che ha concepito questa legge e l’ha varata tardissimo, il 2 aprile 2013, a meno di nove mesi dalla scadenza naturale della legislatura (poi prolungata, insistiamo, colpevolmente di sei mesi), bolla le polemiche di questi giorni come «chiacchiere da salotto». In realtà “de te fabula narratur”. Il caos e il disorientamento di questi giorni è semplicemente la storia di una legislatura nata male e finita peggio. Con poche cose buone fatte o avviate perché obbligate dai governi nazionali (prima fra tutte il riordino della sanità). Nel momento in cui la Regione ha avuto in mano il pallino, ha spesso pasticciato, traccheggiato, concepito provvedimenti irrilevanti, o ha sbagliato, come dimostrano le tante leggi impugnate dal governo o le riforme rimaste sulla carta. Ora inizia un nuova legislatura. Il presidente eletto ha promesso subito di modificare la legge elettorale. Sarà bene farlo senza indugio e pensare quindi a cose più importanti, come reclamano i dati di ieri sulla disoccupazione.