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Pescara, 16/03/2026
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Data: 08/06/2014
Testata giornalistica: Il Messaggero
Intervista Gabriele Del Torchio (*) - «Alitalia-Etihad, grande accordo che ridà fiducia a tutto il Paese»

L’alleanza nei cieli tra Alitalia ed Etihad è una grande operazione di mercato che ha un significato che va oltre l’accordo industriale. Perché testimonia il ritorno di fiducia degli investitori esteri su un asset strategico del nostro Paese». Gabriele Del Torchio, ad della compagnia, fa il punto in questa intervista al Messaggero, consapevole che la trattativa è entrata nella fase finale, la più complessa, quella che porterà al matrimonio. Eppure qualche ostacolo va ancora superato: da un lato i mal di pancia delle banche, dall’altro la questione legata alla riduzione del personale. «Due temi delicati - spiega - su cui troveremo la soluzione, siamo vicini e sono ottimista».
Proprio l’altro ieri è arrivato il via libera del cda Alitalia che ha dato mandato a lei e al presidente Roberto Colaninno di chiudere la partita, ma banche e sindacati, nonostante le aperture, devono ancora convincersi.
«E’ stato fatto un grande lavoro in questi mesi, tutti hanno dato prova di grande senso di responsabilità e sono convinto che siano state create le condizioni per arrivare al traguardo. Dall’aumento di capitale dei soci, all’ingresso di Poste, ai negoziati di questi giorni. La delega che ci è stata data ha lo scopo di stringere gli ultimi bulloni, trovare un punto d’equilibrio con le banche e i sindacati».
Che tempi vi siete dati?

«L’obiettivo è arrivare alla stesura di un documento preliminare di accordo, la piattaforma su cui costruire il futuro, magari nella prossima riunione del cda di venerdì. Se tutto andrà come previsto si potrebbe poi entrare nella fase materiale di stesura del contratto, ma forse è prematuro fare previsioni puntuali».
Banche permettendo, ovviamente.
«Gli istituti di credito stanno facendo il massimo e, mi creda, non siamo lontani dalla quadratura del cerchio. Tutti gli azionisti, banche e soci industriali, sono infatti consapevoli che non c’è alternativa ad Etihad se si vuole dare una prospettiva di sviluppo alla compagnia, salvaguardare migliaia di posti di lavoro e l’indotto. Tutti sono stati chiamati a fare dei sacrifici e tutti stanno facendo la propria parte fino in fondo. Per questo sono ottimista. Del resto, non è pensabile immaginare il Papa o il nostro presidente del Consiglio che salgono a bordo di un aereo che non sia della flotta Alitalia».
Ma serve uno sforzo ulteriore.
«Faremo di tutto e anche di più per creare le condizioni per avere un partner solido, che sviluppi insieme a noi una compagnia a vocazione intercontinentale, con servizi di grande qualità e una flotta davvero a cinque stelle».
Parliamo di Malpensa, solo polemiche strumentali sul suo futuro?

«Sicuro. L’obiettivo non è solo di aumentare i voli internazionali, aumentando destinazioni e rotte. Ma far crescere parallelamente sia Fiumicino che Malpensa, che saranno i nostri due hub, il primo di riferimento per posizione geografica e ruolo strategico per quanto riguarda il turismo. Sarebbe poi davvero singolare sacrificare Milano proprio in vista della più importante manifestazione fieristica del mondo, l’Expo appunto. Non ci dimenticheremo affatto del Nord. Anzi. Oltre al forte sviluppo del cargo, ci sarà l’aumento delle rotte intercontinentali che passeranno da 11 a 25. E in futuro cresceranno ancora».
Chiusa la diatriba sugli aeroporti, come pensate di gestire la partita esuberi? Gli arabi hanno chiesto sacrifici importanti, tra 2500 e 3000 tagli. Roma riuscirà a ridurre l’impatto?
«Discuteremo con le organizzazioni sindacali per trovare un punto di mediazione, per proteggere i lavoratori con il paracadute degli ammortizzatori sociali e per limitare il più possibile i tagli. Fondamentale sarà a questo proposito il sostegno del governo che ha già ribadito in più occasioni di voler essere a fianco dei lavoratori. Lo stesso ministro Lupi ha però anche affermato che l’attuale livello di costi del personale non è sostenibile e che l’alternativa rispetto ad un mancato accordo con Etihad è quella di mandare a casa tutti».
Quanto vi siete già mossi sul fronte dei risparmi interni?
«Abbiamo tagliato del 20% gli stipendi dei dirigenti, a partire dal mio, e ridotto molti sprechi. Certo, qualche altro sacrificio sarà necessario».
Come sarà la struttura della nuova Alitalia? Anche qui ci sono molti interrogativi da sciogliere.
«Nella Old Alitalia finiranno i contenziosi del passato e la partecipazione che oscillerà tra il 51 e il 55% dei soci Cai nella New Alitalia. Società nuova di zecca in cui gli arabi porteranno in dote 560 milioni con l’aumento di capitale e nella quale avranno tra il 45 e il 49% affiancando la compagnia nella parte operativa con aerei, slot, dipendenti».
I debiti saranno cancellati o rinegoziati? Insomma, che fine faranno?
«Non finiranno nella old company».
A preoccupare il governo è anche la questione dell’ok dell’Europa. Lufthansa e British Air si sono già mosse per mettere in bastoni fra le ruote.
«Come sostiene il ministro Lupi, in questo caso non ci sono aiuti di Stato. Si tratta soltanto di una operazione di mercato. Una grande operazione per dare vita ad una partnership solida, di crescita e sviluppo per tutto il Paese».
Che si concluderà?
«A luglio, spero con la firma del contratto. Poi spetterà all’Antitrust. Quindi potremo decollare davvero».

(*) Amministratore delegato di Alitalia

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