L'AQUILA Il futuro del Gran Sasso spacca la maggioranza a Villa Gioia. In commissione Bilancio i vertici del Centro turistico del Gran Sasso sono stati ascoltati per conoscere la situazione debitoria della municipalizzata, le criticità legate al personale e, soprattutto, le prospettive legate agli impianti di risalita. Proprio i dubbi sollevati dal capogruppo Prc Enrico Perilli, sulle procedure attuate dall'Amministrazione per la realizzazione della nuova seggiovia Fontari, hanno mandato su tutte le furie il primo cittadino che ha annunciato una «verifica di maggioranza». Un problema non di poco conto, visto che di un rimpasto di Giunta si parla già dai giorni successivi alle elezioni regionali per affrontare la questione dell'assessore alle Opere pubbliche Alfredo Moroni che dovrebbe tornare in Regione, dove ricopre un ruolo da dirigente, ma che adesso potrebbe riguardare anche l'assessore alle Politiche sociali Fabio Pelini. Il progetto per la nuova seggiovia, che andrà a sostituire quella attuale, intanto prosegue nel suo iter: il bando per le opere, circa 9 milioni, pubblicato dal Ctgs scade il prossimo 7 luglio mentre il 25 luglio è il termine ultimo per le osservazioni del comitato Via (valutazione impatto ambientale). Un progetto che ricade nel più ampio plafond di investimenti previsti sul Gran Sasso, trenta milioni complessivi, che ha già trovato l'opposizione di un raggruppamento di associazioni ambientaliste che nelle scorse settimane aveva annunciato ricorso al Tar. In vista della prossima stagione sciistica, l'azienda ha anche predisposto l'acquisto di un nuovo battipista per il costo di 400 mila euro, così come sono in fase avanzata le progettazioni per il recupero dell'ostello di Campo Imperatore e dell'hotel Cristallo. Nessuna traccia, come ammesso in Commissione dallo stesso presidente del Centro Turistico Beomonte Zobel, di Invitalia, che come più volte annunciato dal sindaco e da altri rappresentanti dell'Amministrazione comunale dovrebbe subentrare nel capitale sociale della municipalizzata, attraverso l'affitto di un ramo d'azienda, per procedere all'individuazione di un soggetto privato a cui far gestire gli impianti in quota, la cui proprietà rimarrebbe comunque del Comune dell'Aquila. Un'incertezza che non giova alle già disastrate casse della società, che soffre di un passivo di complessivi 5 milioni di euro, di cui 3,8 di esposizione nei confronti delle banche e 1,2 verso i creditori. Con questi ultimi, però, sembra essere stato trovato un accordo per il pagamento del cinquanta per cento del debito: una soluzione che avrebbe accontentato i creditori che non speravano più di recuperare le somme. «Il bilancio 2013 si è chiuso con una perdita di 639 mila euro e neanche per il 2014 sarà possibile arrivare ad un equilibrio dei conti», ha spiegato alla Commissione il presidente Zobel. Una situazione di incertezza che non può non avere ripercussione anche sul personale (in molti ricorderanno le proteste eclatanti di qualche settimana fa, quando alcuni lavoratori si arrampicarono sui piloni della funivia). I sindacati, presenti all'incontro, hanno invocato che la fase transitoria possa essere utile, per far fronte a particolari esigenze, a consentire lo spostamento temporaneo di alcune maestranze del Ctgs in altre municipalizzate, come peraltro previsto da accordi passati. «Ciò darebbe la possibilità - scrivono i sindacati - ai dipendenti di svolgere attività utili e, nel contempo, permetterebbe di seguire la tempistica della riorganizzazione con maggiore serenità».