PESCARA Lo spoil system è nella logica delle cose: nuovo presidente, nuovi dirigenti di fiducia, quelli che la norma consente di assumere con contratti a termine per la durata del mandato. Ma non si tratta solo di nomi. Luciano D'Alfonso sta per attuare una vera rivoluzione, ancora silenziosa, destinata a cambiare l'assetto istituzionale della Regione e la stessa filosofia di governance. Si parte da un dato di fatto: la riduzione degli assessorati da dieci a sei. L'inevitabile accorpamento delle deleghe dovrà essere accompagnato da quello delle strutture dirigenziali e delle varie aree tematiche, che oggi sono complessivamente una ventina: Agricoltura, Ambiente, Area tecnica, Commercio, Cultura, Europa, Economia, Energia, Formazione, Industria, Lavoro, Normativa, Protezione civile, Sanità, Sport, Sociale, Tecnologia-Statistica, Enti locali, Territorio, Turismo, Urbanistica.
Il neo governatore ha la possibilità di nominare subito i tre nuovi dirigenti della Presidenza. Altri due sono vicini al pensionamento. Nel suo staff assumerà un ruolo chiave il teramano Claudio Ruffini, che sta già lavorando agli aggiustamenti della complessa macchina amministrativa assieme a Camillo D'Alessandro, neo sottosegretario alla Presidenza, che spiega: «Il tema vero su cui si sta ragionando è come ricondurre i vari settori a una programmazione unitaria, per evitare i compartimenti stagni di oggi. Basti pensare alla gestione dei fondi europei. La massa critica delle risorse va messa in un fondo unico». Oggi questa programmazione unitaria, dove le risorse nazionali e comunitarie sono considerate confluenti sui vari obiettivi, non c'è. D'Alessandro osserva: «E' la prima volta, in 43 anni, che alla Regione si pone questo tema. Ma la questione che fa più scandalo è un'altra. Io sono stato delegato a studiare la situazione delle partecipate. Mi chiedo: è possibile che il socio della Regione voti il bilancio di una società e poi, quando svolge la sua funzione di consigliere, faccia un'altra cosa? Questo è accaduto nella scorsa legislatura con Gianni Chiodi sul caso Arpa: prima ha votato nel cda il bilancio della società, poi non ha riconosciuto in aula il debito della Regione». Da qui l'idea di creare una struttura unica dove ci siano dentro il Bilancio e le partecipate. Addio, insomma, alle direzioni vissute come un Moloch: «Nel tempo abbiamo replicato una sorta di centralismo regionale, come quello statale. Adesso è indispensabile un coordinamento dei provvedimenti partiti dai vari settori». Intanto il nome del magistrato contabile che dovrebbe affiancare D'Alfonso nel suo staff non c'è ancora. Scelta delicatissima anche questa.