#iosonointrappolato. Questo l’hashtag che utilizza Pietro, 14 anni, affetto da una malattia rara e costretto a muoversi in carrozzina, quando va in giro per Roma. Un grido di aiuto, come quello lanciato quando rimase intrappolato al piano sotterraneo della metropolitana A, senza possibilità di risalire fino all’uscita. Quel giorno l’ascensore e il servoscala erano disattivati perché mancava il personale per farli funzionare. La seconda sezione civile del Tribunale ha condannato Atac e Roma Capitale a cessare il comportamento discriminatorio e a risarcire al ragazzo 2.500 euro come danno non patrimoniale. «Mio figlio, nonostante sia in carrozzina, ha voglia di fare tutto quello che facciamo noi - racconta Laura Fois - Dopo questa sentenza speriamo che le gite possano essere meno spaventose».
Il 5 gennaio 2013 la madre di Pietro decide di organizzare una gita presso gli studi di Cinecittà insieme ai suoi due nipoti. Prendono la metro A alla stazione Cipro, per arrivare a Cinecittà. Una volta scesi dal treno si trovano completamente isolati perché sul posto non è presente personale dell’Atac. Dopo aver girato a vuoto, la donna grida aiuto senza che nessuno dal piano superiore scenda o risponda. Alla fine riesce a trovare un ascensore il cui accesso è inibito da una transenna. Vedendo Pietro agitato, la donna è costretta a chiamare il marito. Arrivato sul posto, Gianni Maitan sorreggendo il figlio lo aiuta a salire 20 scalini per raggiungere il piano superiore. A questi si somma «l'ulteriore strazio di superare altri 25 scalini - si legge nel ricorso - in condizioni precarie e di equilibrio instabile per sbucare sul piano strada». C'è un montascale nella stazione, ma come l'ascensore risulta disattivato a causa dell'assenza di personale addetto al suo utilizzo. L'episodio «ha creato un notevole disagio nel minore, ponendolo in uno stato di agitazione e facendogli avvertire tutto il peso della propria disabilità», spiega il ricorso firmato dall'associazione Luca Coscioni. Lo stesso episodio si è ripetuto il 14 aprile successivo: questa volta i signori Maitan si sono fatti accompagnare da una troupe del Tg3 per documentare il disservizio.
Le giustificazioni del gestore sono state giudicate dal Tribunale «irricevibili per l'essenzialità degli impianti di elevazione necessari a soddisfare le esigenze delle persone affette da disabilità motorie e per evitare mediocri figure e commenti lesivi dell'immagine della città, considerato il costante e intenso flusso di turisti nella Capitale, proprio in coincidenza con i giorni precedenti e con i giorni festivi». Nella sentenza è stata addebitata una «duplice omissione» al gestore Atac: per non aver assicurato la presenza di «personale operativo di stazione» e per «la mancata informazione in tempo reale dello stato del servizio mediante pubblicazione giornaliera sui siti internet e su tabelle luminose nelle principali stazioni». «Per la prima volta anche a Roma Capitale è stata riconosciuta colpevole per omesso controllo e omessa vigilanza», ha spiegato l'avvocato Alessandro Gerardi, legale dell'associazione Coscioni. Soprattutto «se si considera - si legge nella sentenza depositata lo scorso 10 giugno - che è stato dato corso all'assunzione nella società partecipata di personale non corrispondente alle mansioni richieste dalle esigenze di buon funzionamento, nell'assoluto disinteresse delle istituzioni locali».