L’AQUILA - Aveva puntato altri lavori di ricostruzione di monumenti distrutti dal terremoto per 60 milioni di euro, la “cricca” dell’Aquila scoperchiata dall’inchiesta “Betrayal”, “tradimento”, della procura della Repubblica dell’Aquila, che ha portato a 5 arresti, 2 in carcere e 3 ai domiciliari, oltre che ad altri 12 indagati solo in questo filone.
Dall’ordinanza di custodia cautelare del giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Romano Gargarella, emerge quella che il magistrato definisce “simbiosi” tra i principali protagonisti, l’ex vice commissario per la Tutela dei beni culturali, Luciano Marchetti, e la funzionaria della direzione regionale Mibac Alessandra Mancinelli.
Questa fungeva come una vera e propria “regista ombra”, suggerendo le gare, intessendo le relazioni con progettisti e ditte compiacenti, procurando materiale prezioso dagli archivi della sua struttura.
Dettagli che dovrà chiarire davanti al gip a partire da lunedì, quando sarà tra i primi a sfilare per gli interrogatori.
I LAVORI
Il cuore dell’inchiesta si è sviluppato attorno alle chiese di Santa Maria Paganica, con un importo dei lavori per 19 milioni di euro, e Santa Maria del Suffragio, nota come “delle Anime Sante”.
Ma dalle carte del gip emergono almeno altri tre beni culturali interesse del “gruppo di lavoro”, come viene definito quello tra tecnici, funzionari e imprenditori coinvolti.
Su tutti, il restauro del Forte spagnolo cinquecentesco, un piatto ricchissimo da oltre 31 milioni di euro.
Ci sono poi la chiesa di Sant’Agostino, utilizzata come teatro, del valore di 9,7 milioni di euro. La chiesa di San Silvestro, un appalto da 4,9 milioni; palazzo Margherita, sede del Consiglio comunale, il cui importo non viene citato nell’ordinanza ma ammonta a quasi 7 milioni.
“Senti, scusa, ma voi pagate a me... È chiaro che io non è che posso fare fatturando”, diceva allarmata la Mancinelli a uno dei suoi interlocutori, Filippo Marchetti, figlio di Luciano, non indagato in questa fase, che però la rassicurava: “Ti facciamo avere il nero”.
I TRE RUOLI DELLA MANCINELLI
Sono tre i ruoli che, per Gargarella, la Mancinelli ricopriva all’interno di questo “gruppo di lavoro”: In primis, “suggeritrice all’ingegner Marchetti delle strategie da seguire e porre in essere nella gestione delle gare anche in relazione ai contatti istituzionali”.
La Mancinelli è inoltre “addetta alla pianificazione della partecipazione a determinate gare, con determinate imprese, sulla base di una sorta di tabella che mette in diretta correlazione i lavori di ristrutturazione e consolidamento da aggiudicare e le imprese potenziali assegnatarie”.
Infine, la funzionaria Mibac è “procacciatrice di somme di denaro, in rapporto alle medesime imprese edili, relativamente a un libro sulle messe in sicurezza ‘Pubblicazione e presentazione del libro Misaq - Messe in sicurezza all’Aquila di Luciano Marchetti’”.
Come se non bastasse, aiuta in concreto le ditte amiche a preparare la gara: “Soprattutto per la facilità di reperire materiale storico, avendo la possibilità di accedere liberamente nell’archivio della Soprintendenza, è stata investita del compito di occuparsi delle relazioni storiche dei beni monumentali da ristrutturare”.
Una vera eminenza grigia che non tollerava intrusioni. A un’architetta che si era permessa di chiedere un rimborso spese per la predisposizione del materiale per la gara di San Silvestro, la Mancinelli tuona al telefono: “La cosa è mia, capito? Questa di San Silvestro è mia!”.
LA MANCINELLI SISTEMAVA LE CARTE SBAGLIATE A DITTA AMICA
E se la ditta che faceva parte della nuova cricca dell’Aquila sbagliava a spedire la documentazione di una gara che avrebbe “dovuto” vincere?
A sistemare le cose ci pensava l’angelo custode Alessandra Mancinelli, il funzionario arrestato della direzione regionale dei Beni culturali, confermando con un messaggino l’avvenuta sostituzione dell’atto vero e carente con quello taroccato e a posto.
È un altro aspetto dell’inchiesta “Betrayal”, in inglese “tradimento”, che ha scoperchiato un "gruppo di lavoro" tra dirigenti pubblici, tecnici e imprenditori per accaparrarsi gli appalti più ghiotti della ricostruzione dei monumenti distrutti dal sisma del 6 aprile 2009, con 5 arresti di cui 2 in carcere e 3 ai domiciliari e altri 12 indagati solo in questo filone.
Per questa dinamica sono indagati per soppressione di atti veri, falso materiale in atto pubblico e uso di atti falsi la stessa Mancinelli e Fausto Anzellotti, rappresentante della Solaspe Spa che, in associazione temporanea con la Baglioni Srl, si è effettivamente aggiudicata l’appalto per la ricostruzione della chiesa di San Silvestro all’Aquila, un lavoro da circa 5 milioni di euro, anche se nei messaggini si fa riferimento all’appalto per il Forte spagnolo, trattandosi di lavori collegati e con le stesse scadenze, il 30 settembre 2013 a mezzogiorno.
“Dimenticato di scrivere ribasso su prima pagina!!! Scritto solo cifre e importi sulla seconda”, l’sms inviato da Anzellotti e intercettato. Dopo un conciliabolo tra i due e le necessarie correzioni, la Mancinelli replica sempre con i 160 caratteri: “Il primo foglio della gara del Castello è tutto a posto puoi portare i doc al Prot.”.
Come scrive nella sua ordinanza di 55 pagine il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella, la Ati amica della Mancinelli “aveva prodotto una proposta dove erroneamente nella prima pagina non era indicata la percentuale di ribasso, motivo di esclusione della gara”.
A quel punto “Anzellotti informava la Mancinelli di tale dimenticanza e quest’ultima ha sostituito, successivamente, quella corretta nel fascicolo di documenti, al fine di non far notare alla commissione che tale requisito formale fosse carente al momento del deposito (circa 3 ore dopo la chiusura del bando stesso)”.