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Pescara, 16/03/2026
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Data: 22/06/2014
Testata giornalistica: Il Centro
Ma com’è triste Teramo di Mauro Tedeschini(*)

C’era una volta la locomotiva d'Abruzzo, una provincia dinamica che trascinava tutta l'economia della Regione. Adesso Teramo è ridotta a un vagone che arranca in fondo al treno e dovremmo tutti interrogarci sul perché. Venerdì in città si è celebrata la giornata dell'economia, in un clima da funerale: gli esperti chiamati al capezzale della Grande Malata dalla Camera di Commercio hanno snocciolato numeri da brivido: il reddito pro-capite si allontana non da quelli di Milano o Brescia, distanti anni luce, ma dal resto dell'Abruzzo, che pure non è un paese del Bengodi. Qui siamo a 13.748 euro, contro i quasi 15 mila di media delle altre tre province. Dato ancora più preoccupante: nascono poche nuove imprese, ne muoiono tante e la famiglia teramana, ormai più povera e sfiduciata, spende 5 mila euro in meno all'anno di un analogo nucleo del Nord. E' tutto? No, ci sono altri segnali di depressione: per regalare ai baresi la banca locale, un tempo una delle più redditizie d'Italia, è stato necessario dotarla di una dote di 265 milioni. Per non parlare della sanità, altro tasto dolente: le cifre dicono che i teramani si fidano poco delle strutture locali, alle quali spesso preferiscono cliniche e ospedali marchigiani, tipo Villa Anna e Stella Maris. Risultato: un conto salato per chi deve saldare le parcelle dei ricoveri, ovvero la Regione Abruzzo, che si vede così gonfiare la voce “mobilità passiva”, del tutto sotto controllo nelle altre tre province (e addirittura in attivo all'Aquila). Mi fermo qui, per non aggiungere depressione a depressione. Chiudo con una domanda rivolta non al presente e tantomeno al passato: da dove si può ripartire? Come ristabilire quel clima di fiducia che si respirava fino a qualche annetto fa? Auspico non convegni (se ne fanno fin troppi), ma proposte concrete. Buona domenica a tutti.

(*) Direttore quotidiano "il Centro"

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