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Pescara, 16/03/2026
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Data: 22/06/2014
Testata giornalistica: Il Tempo d'Abruzzo
Febbo passa subito all’attacco «Contattati da uomini di maggioranza»

Senza peli sulla lingua, non fa sconti al suo partito e annuncia un’opposizione intransigente. Mauro Febbo, ex assessore regionale e nuovo capogruppo di Forza Italia, compie un’analisi a tutto tondo sugli scenari passati, presenti e futuri del centro-destra abruzzese. Prima, però, rivela un gustoso retroscena: ìIn questi giorni abbiamo rifiutato la proposta di una forza della maggioranza, che controlla due consiglieri e che ci ha invitato a votare insieme un candidato alternativo alla presidenza del Consiglio regionale”. Febbo non fa nomi, ma le uniche forze di maggioranza, che hanno conquistato due seggi all’Emiciclo, sono Regione Facile e Abruzzo Civico, entrambe estromesse dalla giunta. Nel primo caso si tratta di una delle due liste del presidente: c’è stato qualche mugugno, subito sedato con l’affidamento di una presidenza di Commissione a Lorenzo Berardinetti. Tutti gli indizi, dunque, convergono verso Abruzzo Civico, che in questo periodo ha un diavolo per capello: all’esclusione dall’esecutivo regionale, infatti, sono seguite nuove reprimende del neo governatore. ìHo bisogno di persone – ha detto D’Alfonso nei giorni scorsi - che risolvano i problemi e non li creino”. Le fibrillazioni rischiano di rendere più complicato del previsto il percorso della nuova amministrazione. A meno che D’Alfonso non abbia già avviato la campagna acquisti nelle file dell’opposizione. ìI sette consiglieri del centro-destra non sono in vendita – mette in chiaro Febbo – Li conosco uno ad uno e mi fido ciecamente”. Il capogruppo di Forza Italia smentisce anche i rumors alimentati dal Movimento 5 Stelle, che nei giorni scorsi ha denunciato manovre spartitorie sugli incarichi di controllo e vigilanza. ìNoi non abbiamo chiesto nulla a nessuno e finora sono stati proprio i grillini gli unici a reclamare poltrone – dice l’ex assessore all’Agricoltura – Faremo un’opposizione severa, basata sui fatti, per impedire che l’Abruzzo torni ad essere la regione ereditata nel 2008 e vigileremo sugli squilibri territoriali di una giunta appiattita su Pescara, che rischia di penalizzare comprensori come quello di Chieti, nel quale si produce il 65% del pil abruzzese”. I primi segnali, secondo Febbo, inducono al pessimismo: ìSe D’Alfonso inizia il suo cammino inventandosi figure di sottosegretario, che non esistono nel nostro Statuto, significa che le probabilità di tornare ai tempi del dissesto sono alte”. L’esponente di Forza Italia fornisce la sua ricetta per il rilancio del centro-destra abruzzese. ìBisogna ripartire dal 17% delle regionali, tornando a dare risposte ai cittadini e motivando i nostri amministratori – osserva Febbo – All’interno della coalizione andrà sciolto il nodo Ncd, che a Roma governa con il centro-sinistra e a livello locale è al nostro fianco. Certe divisioni, come quella verificatasi a Pescara, non fanno bene – sottolinea l’ex assessore – Gli elettori vogliono che risolviamo i problemi e non sono interessati alle competizioni su chi è più bravo tra Testa e Mascia”. L’autocritica è severa e non risparmia nessuno. ìChiodi, nel corso del suo mandato, non è riuscito a scalfire le resistenze delle strutture regionali, che ci hanno costantemente boicottati – attacca il capogruppo – Avevamo le risorse, ma i pareri delle direzioni erano sempre contrari: siamo stati i primi ad ottenere l’assegnazione dei fondi Fas, eppure non ci è stato permesso di sbloccarli, per non parlare della sanità, dei piani sociali dei Comuni, della ricerca e della marineria pescarese. D’altronde avevamo direttori come Caruso, ereditato da Del Turco o come Moroni, che è un assessore comunale del Pd – rileva Febbo – ma è colpa nostra, che non abbiamo saputo contrastarli”. L’esponente di Forza Italia è un fiume in piena: ìAvevo detto a Chiodi che l’ex assessore Di Paolo si era accordato con D’Alfonso già da due anni e che Masci apriva i cordoni del Bilancio solo per Pescara, ma non sono stato ascoltato”. Nel mirino anche il numero uno di Forza Italia in Abruzzo. ìNiente di personale – premette il capogruppo – ma Pagano sulla composizione delle liste ha sbagliato e ha coinvolto poco i territori”. Uno sguardo anche alla competizione per la leadership del centro-destra abruzzese: ìChiodi resta un ottimo leader, ma sarà necessario un confronto, Paolo Gatti, da assessore e in virtù del suo peso elettorale, ha dimostrato di poter ambire a quel ruolo e altri nomi emergeranno a breve”. \n\n\n

PESCARA Senza peli sulla lingua, non fa sconti al suo partito e annuncia un’opposizione intransigente. Mauro Febbo, ex assessore regionale e nuovo capogruppo di Forza Italia, compie un’analisi a tutto tondo sugli scenari passati, presenti e futuri del centro-destra abruzzese. Prima, però, rivela un gustoso retroscena: «In questi giorni abbiamo rifiutato la proposta di una forza della maggioranza, che controlla due consiglieri e che ci ha invitato a votare insieme un candidato alternativo alla presidenza del Consiglio regionale». Febbo non fa nomi, ma le uniche forze di maggioranza, che hanno conquistato due seggi all’Emiciclo, sono Regione Facile e Abruzzo Civico, entrambe estromesse dalla giunta. Nel primo caso si tratta di una delle due liste del presidente: c’è stato qualche mugugno, subito sedato con l’affidamento di una presidenza di Commissione a Lorenzo Berardinetti. Tutti gli indizi, dunque, convergono verso Abruzzo Civico, che in questo periodo ha un diavolo per capello: all’esclusione dall’esecutivo regionale, infatti, sono seguite nuove reprimende del neo governatore. «Ho bisogno di persone – ha detto D’Alfonso nei giorni scorsi - che risolvano i problemi e non li creino». Le fibrillazioni rischiano di rendere più complicato del previsto il percorso della nuova amministrazione. A meno che D’Alfonso non abbia già avviato la campagna acquisti nelle file dell’opposizione. «I sette consiglieri del centro-destra non sono in vendita – mette in chiaro Febbo – Li conosco uno ad uno e mi fido ciecamente». Il capogruppo di Forza Italia smentisce anche i rumors alimentati dal Movimento 5 Stelle, che nei giorni scorsi ha denunciato manovre spartitorie sugli incarichi di controllo e vigilanza. «Noi non abbiamo chiesto nulla a nessuno e finora sono stati proprio i grillini gli unici a reclamare poltrone – dice l’ex assessore all’Agricoltura – Faremo un’opposizione severa, basata sui fatti, per impedire che l’Abruzzo torni ad essere la regione ereditata nel 2008 e vigileremo sugli squilibri territoriali di una giunta appiattita su Pescara, che rischia di penalizzare comprensori come quello di Chieti, nel quale si produce il 65% del pil abruzzese». I primi segnali, secondo Febbo, inducono al pessimismo: «Se D’Alfonso inizia il suo cammino inventandosi figure di sottosegretario, che non esistono nel nostro Statuto, significa che le probabilità di tornare ai tempi del dissesto sono alte». L’esponente di Forza Italia fornisce la sua ricetta per il rilancio del centro-destra abruzzese. «Bisogna ripartire dal 17% delle regionali, tornando a dare risposte ai cittadini e motivando i nostri amministratori – osserva Febbo – All’interno della coalizione andrà sciolto il nodo Ncd, che a Roma governa con il centro-sinistra e a livello locale è al nostro fianco. Certe divisioni, come quella verificatasi a Pescara, non fanno bene – sottolinea l’ex assessore – Gli elettori vogliono che risolviamo i problemi e non sono interessati alle competizioni su chi è più bravo tra Testa e Mascia». L’autocritica è severa e non risparmia nessuno. «Chiodi, nel corso del suo mandato, non è riuscito a scalfire le resistenze delle strutture regionali, che ci hanno costantemente boicottati – attacca il capogruppo – Avevamo le risorse, ma i pareri delle direzioni erano sempre contrari: siamo stati i primi ad ottenere l’assegnazione dei fondi Fas, eppure non ci è stato permesso di sbloccarli, per non parlare della sanità, dei piani sociali dei Comuni, della ricerca e della marineria pescarese. D’altronde avevamo direttori come Caruso, ereditato da Del Turco o come Moroni, che è un assessore comunale del Pd – rileva Febbo – ma è colpa nostra, che non abbiamo saputo contrastarli». L’esponente di Forza Italia è un fiume in piena: «Avevo detto a Chiodi che l’ex assessore Di Paolo si era accordato con D’Alfonso già da due anni e che Masci apriva i cordoni del Bilancio solo per Pescara, ma non sono stato ascoltato». Nel mirino anche il numero uno di Forza Italia in Abruzzo. «Niente di personale – premette il capogruppo – ma Pagano sulla composizione delle liste ha sbagliato e ha coinvolto poco i territori». Uno sguardo anche alla competizione per la leadership del centro-destra abruzzese: «Chiodi resta un ottimo leader, ma sarà necessario un confronto, Paolo Gatti, da assessore e in virtù del suo peso elettorale, ha dimostrato di poter ambire a quel ruolo e altri nomi emergeranno a breve».

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